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Le strozzature della supply chain portano alla recessione

«Nei prossimi mesi il fatturato di alcune aziende manifatturiere subirà un calo, mentre per quanto concerne la redditività, prevediamo un rallentamento dei flussi di utile per diverse società». Il commento di Thomas Funk

Le strozzature della supply chain portano alla recessione

La crisi delle materie prima causata dalle strozzature della supply chain è diventata talmente grave e problematica da portare l’Ifo (Institute for economic research) a definirla una “bottleneck recession”, ovvero una recessione causata, appunto, dai colli di bottiglia negli approvvigionamenti. A ottobre infatti, la situazione è decisamente peggiorata, con i beni industriali intermedi che a vari livelli scarseggiavano. Le ragioni del fenomeno sono diverse, non da ultimo il periodo natalizio, che sovraccarica la capacità di trasporto delle merci.

Le catene logistiche infatti, soprattutto nel commercio internazionale, non hanno ancora ripreso a funzionare in modo efficiente. «Le grandi navi per il trasporto di container sono bloccate in attesa fuori dai porti e le merci urgenti non possono essere scaricate», spiega Thomas Funk, investment director di Gam (nella foto a lato). «Con l’esaurimento delle scorte si alimentano anche i blocchi della produzione. È evidente in particolare in due settori: la produzione di automobili e dispositivi elettronici. Le stime per la produzione di automobili nel 2021 sono state riviste continuamente al ribasso. In alcune industrie, la produzione è stata bloccata con scarso preavviso per via della carenza di componenti elettronici. Anche Apple ha dovuto tagliare la produzione dell’ultima generazione di cellulari».

Landis+Gyr, un’azienda svizzera che produce contatori elettrici e software per i servizi di pubblica utilità, ha pubblicato un sorprendente elenco dei prodotti elettronici che scarseggiano. Come previsto, c’è soprattutto carenza di prodotti basati sui semiconduttori, e ciò ha portato a un boom di costruzioni di nuove fabbriche di semiconduttori. «È sorprendente», nota Funk, «che nell’elenco di Landis+Gyr ci siano anche componenti elettronici semplici, come diodi e transistor. È difficile credere che ci sia stata un’improvvisa carenza di tali componenti durante la pandemia da Covid-19. È assai più probabile, secondo noi, che siano rimasti bloccati lungo la catena logistica, tra le scorte che non potevano essere consegnate, sono stati quindi tolti temporaneamente dalla catena del valore e ora mancano all’appello. A causa dei colli di bottiglia, nei prossimi mesi il fatturato di alcune aziende manifatturiere subirà un calo. Per quanto concerne la redditività, prevediamo un rallentamento dei flussi di utile per diverse società manifatturiere, in altri termini una recessione dovuta alle strozzature dell’offerta».

È importante sottolineare che la domanda finale dei prodotti resta intatta. Le famiglie hanno risparmiato durante i lockdown, accumulando i fondi da utilizzare per i beni di consumo, che sfociano poi nelle vendite. Dalla metà del 2020, la maggior parte delle aziende ha iniziato un percorso di ripresa, recuperando i ricavi persi durante la pandemia. Verosimilmente assisteremo a diverse dinamiche sul fronte degli utili, soprattutto per via della carenza di beni industriali intermedi. Tuttavia, il calo degli utili provocato dalla recessione dovuta alle strozzature degli approvvigionamenti probabilmente corrisponderà a un aumento della domanda latente, che si potrà soddisfare non appena i beni intermedi saranno di nuovo disponibili. È importante non solo concentrarsi sui problemi, ma anche investire nella crescita delle imprese nel medio e lungo termine. Le aziende robuste che investono in ricerca e sviluppo, in nuovi prodotti e nell’ampliamento della capacità saranno in grado di affrontare meglio il futuro e di sfruttare nuove fonti di reddito.

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