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Moneyfarm lancia l’allarme pensioni: è necessario puntare sulla previdenza integrativa

Secondo la ricerca condotta con Progetica, milioni di lavoratori andranno in pensione con metà dello stipendio; solo 23 italiani su 100 stanno versando in una forma di previdenza integrativa; chi lo fa si iscrive tardi, versa poco, con basso rischio; in media non sta facendo abbastanza

Moneyfarm lancia l’allarme pensioni: è necessario puntare sulla previdenza integrativa

Giovanni Daprà, co-fondatore e amministratore delegato di Moneyfarm, e Paolo Galvani, co-fondatore e presidente

Nel mese dell'educazione finanziaria, Moneyfarm - società di gestione del risparmio con approccio digitale - lancia l’allarme pensioni. Nel 2020 in Italia il rapporto spesa pensionistica/PIL - uno degli indici con cui si misura la sostenibilità del welfare pubblico - è schizzato al 17%, una punta vertiginosa e inattesa che inciderà in modo rilevante sul futuro del sistema e dei cittadini. Si ricorda che, nel 2010, si prevedeva un rapporto spesa/PIL del 15% per il 2020 e attorno al 16% per il 2045: un solo punto percentuale equivale a €17 miliardi all’anno di spesa pensionistica. Questa preoccupante rilevazione impone un’attenta valutazione della situazione e rende improcrastinabile e necessario che ogni cittadino si occupi da subito del proprio futuro integrando la pensione pubblica con una qualche forma di previdenza complementare.

Qualche altro numero: i dati OCSE confermano che chi entra oggi nel mondo del lavoro passerà il 33,6% della propria vita in pensione2. Ad oggi solo il 35% dei lavoratori dipendenti ha deciso di destinare il proprio TFR a una forma di previdenza integrativa. Complessivamente, solo 23 italiani su 100 stanno versando in previdenza integrativa, ossia solo 1 italiano su 4 sta pensando al proprio futuro pensionistico3. Tra l’altro, a fine 2019, si registrano oltre 2 milioni (2.179.285) di silenti ossia persone che hanno un fondo pensione ma che hanno smesso di versare.

Partendo da questi ragionamenti e per mettere in evidenza l’urgenza del tema, Moneyfarm annuncia oggi un’iniziativa che si protrarrà fino ai primi mesi del 2021, interamente dedicata al tema della previdenza e articolata su più pilastri:

un progetto di ricerca suddiviso in tre fasi e svolto in collaborazione con Progetica, società indipendente specializzata in educazione e pianificazione finanziaria, assicurativa e previdenziale. Qui di seguito si presentano le evidenze della prima parte di ricerca sul sistema previdenziale italiano

il lancio del portale www.missionepensione.com dedicato all’educazione finanziaria e alla consulenza previdenziale che sarà offerta gratuitamente dagli esperti di Moneyfarm a tutti gli interessati

l’evento “PENSION: (IM)POSSIBLE Come centrare l’obiettivo della pensione” in programma domani, martedì 27 ottobre, alle ore 18:30, inserito all’interno del calendario degli eventi #OttobreEdufin2020.

Un capitolo della prima parte di ricerca è dedicato all’elaborazione di un caso di studio ad hoc (sulla base di dati esclusivi Progetica su stime pensionistiche e di dati disponibili in fonti pubbliche) su 8 profili di italiani, pari a 3.251.626 abitanti, (poco più del 5% della popolazione) di uomini e donne oggi trentenni, quarantenni, cinquantenni e sessantenni (ovvero i nati nel 1960, 1970, 1980 e 1990) che andranno in pensione tra il 2027 e il 2062 (M30, M40, M50, M60, F30, F40 ,F50, F60).

Per quanto riguarda la pensione pubblica:

per quel 44% di occupati in queste fasce d'età, rappresentativi di 1.430.877 lavoratori, l’età di pensionamento va dai 66 anni e 11 mesi delle sessantenni fino ai 72 anni dei trentenni


per il valore della pensione, è stata considerata la curva media di evoluzione dei redditi nel tempo dei lavoratori dipendenti del settore privato. La forbice tra uomini e donne è significativa, nell’ordine del 17%-18% per le donne trenta-quarantenni e 21%-22% per cinquanta-sessantenni, con una media del 19,7%

l’effetto della forbice salariale si esprime sul valore della pensione, soprattutto al crescere dell’età, con differenze comprese tra il 6% e il 21%, con una pensione media di 1.438€ per gli uomini e di 1.236€ per le donne, equivalente ad una forchetta del 16%

le stime sono addirittura ottimistiche rispetto agli scenari del mercato del lavoro, perché ipotizzano continuità lavorativa dai 25 anni fino al momento della pensione. Inoltre, assumono la permanenza della legislazione corrente, elemento non scontato visto il lungo periodo e le pressioni sul sistema previdenziale

le simulazioni usano l’andamento reddituale dei lavoratori dipendenti, è ragionevole stimare che per i lavoratori autonomi i valori della pensione pubblica possano essere più bassi, in quanto basati su redditi imponibili mediamente inferiori e su una minore aliquota contributiva, oltre che su carriere più discontinue

le stime non riguardano gli inattivi o disoccupati, che possono verosimilmente aspettarsi un assegno ancora più basso.

Per quanto riguarda la pensione integrativa:

tra i lavoratori occupati del campione (1.430.877), quelli con un fondo pensione sono quasi uno su tre (31,7%), circa 454.291 iscritti, con una pensione integrativa media ottenibile in futuro di 371€ netti al mese. Per gli uomini è di 423€, per le donne di 320€, con una forbice del 32%

gli uomini trentenni di oggi che hanno già iniziato a contribuire potranno ottenere 765€ netti al mese; il problema è che solo il 25% dei giovani lavoratori e il 20% delle giovani lavoratrici analizzati ha oggi un fondo pensione.

Sommando previdenza pubblica e complementare:

dei 3.251.626 cittadini (inclusi anche gli inattivi e i disoccupati) nati negli anni presi oggetto di indagine, solo il 14% ha un fondo pensione e potrebbe garantire complessivamente 1.708€ netto al mese

il 30% del campione non ha un fondo pensione e potrebbe quindi contare solo della pensione pubblica, di 1.337€ netto al mese

un 9% di inoccupati potrebbe avere un fondo pensione, ma probabilmente ha smesso di versare

il restante 47% potrà sostenersi solamente con pensioni già in erogazione o altre forme assistenziali.

Giovanni Daprà, co-fondatore e amministratore delegato di Moneyfarm, ha commentato: I dati emersi da questa prima parte del progetto di ricerca sulla previdenza, avviato con Progetica, dimostrano la gravità della situazione. La conoscenza è la prima arma di difesa che tutti i cittadini possono utilizzare per tutelare il proprio futuro. Noi, come consulenti da sempre attivi nel supportare i risparmiatori in ogni fase della vita, abbiamo pensato a questa serie di iniziative proprio per cercare di stimolare la consapevolezza dell’inadeguatezza delle soluzioni pubbliche, insufficienti a soddisfare da sole il fabbisogno dei cittadini”. “Oltre a questo – ha concluso Paolo Galvani, co-fondatore e presidente di Moneyfarm - è fondamentale accompagnare il cittadino, tramite un valido e concreto supporto, nella scelta di una pensione integrativa. Un servizio che aiuti a comprendere meglio le caratteristiche di ciò che offre il mercato e a superare l’inerzia che spesso impedisce di pensare al futuro. Nei paesi dove la previdenza integrativa è più diffusa, il cittadino ha mediamente più familiarità con il concetto di pianificazione finanziaria e sa riconoscere il valore della consulenza professionale”.

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