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Previdenza

I fondi pensione guardano agli alternativi

L’obiettivo è diversificare per decorrelare l’andamento del portafoglio da azioni e bond. Nonostante le quote sul totale siano ancora basse la strada sembra tracciata…

Previdenza

Negli ultimi tempi i fondi pensione hanno sviluppato una forte attenzione per l’inserimento nei propri portafogli di fondi di private equity, private debt, infrastrutture e (meno) venture capital per decorrelare l’andamento del portafoglio da azioni e bond, tradizionalmente preponderanti nelle gestioni previdenziali.

Ad aver sottolineato questa tendenza è un’analisi di Plus- Sole24ore secondo cui tale mossa se da una parte avrebbe ridotto la liquidità del portafoglio dei fondi, “dall’altra ne aumenta oltre alla decorrelazione interna, la stabilità di rendimenti e - dettaglio non trascurabile - consente il ritorno nell’economia dei territori di una porzione dei contributi dei lavoratori che aderiscono alla previdenza complementare”.

I numeri Aifi-PwC riferiscono di investimenti per 997 milioni di euro investiti dai fondi pensione in private equity, venture capital e infrastrutture, cui sono da aggiungere, secondo Aifi-Deloitte, altri 116 milioni in private debt. Poco, secondo Plus “se parametrato allo stock delle risorse destinate a prestazioni dei fondi di categoria (negoziali e preesistenti), in prima linea in queste scelte, che ammontano a 133 miliardi di euro a fine 2021”.

Ma sugli investimenti alternativi c’è un interesse crescente come rileva la recente indagine Mefop che ha raccolto l’opinione di 30 fondi negoziali, 31 preesistenti e 13 aperti, per un patrimonio complessivo di oltre 111 miliardi di euro.

“Ne esce un quadro di grande attenzione per il tema: 48,6% dei fondi pensione investono già in alternativi in 2021 (+2% da 2020), mentre solo un quarto dell’altra metà circa esclude di farlo in futuro. Particolare è la disponibilità di un fondo su 5 per iniziative consortili: il progetto Iride, il progetto Zefiro e quello di Assofondipensione con Cdp. L’indagine Mefop rileva come solo il 30,6% di questi investimenti abbia seguito espressamente criteri di sostenibilità esg. Il dato più rilevante è il livello di soddisfazione dei fondi pensione che hanno investito in strumenti alternativi: oltre il 58% dei fondi interpellati sottolinea la coerenza tra aspettative e risultati delle scelte compiute fino ad ora mentre gli altri si riservano una valutazione in quanto sono solo nella fase iniziale. Soltanto il 5,6% ha ridotto l’allocazione in private equity, venture capital, infrastrutture e private debt”.

Ma la più rilevante mossa di diversificazione del portafoglio messa in campo di recente dai fondi pensione italiani riguarda l’acquisto di quote di Banca d’Italia, come ricorda Plus: “sono dieci i fondi di secondo pilastro entrati nel capitale di Palazzo Koch con il 5,85% complessivo del suo capitale. In prima linea FondEnergia, che ne detiene l’1,65%, l’ultimo a entrare FondoPoste, dopo la dismissione delle quote da parte di Intesa Sanpaolo e UniCredit. L’obiettivo dei fondi pensione è il dividendo della banca, pari al 4,5% del capitale investito: sotto l’inflazione ma ottimo come ritorno sul capitale e dalla rischiosità pari a quella della Bce”.

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