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Previdenza Complementare

Covip: aumentano gli iscritti ai fondi pensione ma calano i rendimenti

Nel primo trimestre del 2022 i risultati delle forme complementari hanno risentito delle forti turbolenze che hanno investito i mercati finanziari. Nonostante ciò, aggiungendo ai dieci anni i primi tre mesi del 2022, i rendimenti medi annui restano positivi

Previdenza

Crescono gli iscritti e i contributi versati, ma calano i rendimenti.

Le turbolenze che hanno colpito i mercati nei primi tre mesi dell'anno non hanno risparmiato le forme di previdenza complementare: il rendimento è sceso del 3,4% per i fondi negoziali, del 3,6% per quelli aperti e del 3,5% per i Piani pensionistici individuali (Pip) nuovi.

A tracciare questo quadro, è l’ultimo aggiornamento fornito dalla Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip), che mette in evidenza come a fine marzo le risorse destinate alle prestazioni siano scese a 210 miliardi, 3,3 miliardi in meno rispetto alla fine di dicembre 2021 per effetto delle perdite in conto capitale determinate dall’andamento dei mercati finanziari. I contributi incassati sono invece cresciuti del 3,4 per cento.

In aumento gli iscritti e le posizioni in essere

Alla fine di marzo del 2022 le posizioni in essere presso le forme pensionistiche complementari sono 9,846 milioni, in crescita di 112.000 unità (+1,1 per cento) rispetto alla fine del 2021. A tale numero di posizioni, che include anche quelle di coloro che aderiscono contemporaneamente a più forme, corrisponde un totale degli iscritti pari a circa 8,9 milioni di individui.

I fondi negoziali registrano un incremento di 61.000 posizioni (+1,8 per cento), per un totale a fine marzo di 3,519 milioni. La crescita continua a essere trainata dai fondi per i quali sono attive le adesioni contrattuali, che per i nuovi assunti di diversi settori hanno luogo automaticamente sulla base dei contratti nazionali di riferimento. Nelle forme pensionistiche di mercato, si rilevano 29.000 posizioni in più nei fondi aperti (+1,7 per cento) e 12.000 posizioni in più nei Pip nuovi (+0,3 per cento); a fine marzo, il totale delle posizioni in essere in tali forme è pari, rispettivamente, a 1,765 milioni e 3,626 milioni di unità.

Le risorse in gestione e i contributi

Le risorse destinate alle prestazioni sono, a fine marzo del 2022, pari a 210 miliardi di euro; per effetto delle perdite in conto capitale determinate dall’andamento dei mercati finanziari, le risorse sono diminuite di circa 3,3 miliardi rispetto a dicembre del 2021. Nei fondi negoziali, l’attivo netto è di 63,7 miliardi di euro, il 2,5 per cento in meno. Nelle forme di mercato, ammonta a 28,4 miliardi nei fondi aperti e a 43,9 miliardi nei Pip “nuovi” diminuendo, rispettivamente, dell’1,8 e dello 0,2 per cento.

Nei primi tre mesi del 2022 i contributi incassati da fondi negoziali, fondi aperti e Pip nuovi sono stati pari a 3,4 miliardi di euro, circa 150 milioni di euro in più (+4,8 per cento) rispetto al corrispondente periodo del 2021. L’incremento si riscontra in tutte le forme pensionistiche, con variazioni tendenziali che vanno dal 3,4 per cento dei fondi negoziali, al 4,4 dei Pip fino al 9,3 per cento dei fondi aperti.

I rendimenti

Nel primo trimestre del 2022 i risultati delle forme complementari hanno risentito delle forti turbolenze che hanno investito i mercati finanziari. Al netto dei costi di gestione e della fiscalità, i rendimenti sono risultati negativi e pari a -3,4 e a -3,6 per cento, rispettivamente, per fondi negoziali e fondi aperti; nei Pip di ramo III essi sono stati pari a -3,5 per cento. Per le gestioni separate di ramo I il risultato è stato marginalmente positivo, 0,3 per cento.

Nei dieci anni da inizio 2012 a fine 2021, il rendimento medio annuo composto è stato pari al 4,1 per cento per i fondi negoziali, al 4,6 per i fondi aperti, al 5 per i Pip di ramo III e al 2,2 per cento per le gestioni di ramo I; nello stesso periodo, la rivalutazione del Tfr è risultata pari all’1,9 per cento annuo.

Aggiungendo ai dieci anni i primi tre mesi del 2022, i rendimenti medi annui restano positivi: 3,7 per cento per i fondi negoziali, 4,1 per i fondi aperti e 4,5 per cento per i Pip di ramo III; restano pari al 2,2 per cento i prodotti di ramo I. La rivalutazione del Tfr nello stesso periodo è del 2,1 per cento.

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