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Attenti alle sabbie mobili

Inflazione, tassi d'interesse, debito dell'Eurozona e guerre commerciali. Sono queste le insidie che aspettano i mercati secondo il report Shifting Sands degli esperti di Bny Mellon Im

Attenti alle sabbie mobili

Harrison Ford in "the Kingdom of the Crystal Skull" (2008)

Due anni, due andamenti di crescita diametralmente opposti. Shamik Dar, chief economist di Bny Mellon Im, descrive così il biennio 2017-2018. Il primo, contraddistinto da una crescita globale sincronizzata; il secondo, l'anno della divergenza tra Usa e resto del mondo. I mercati globali si muovono sempre su terreni non livellati, ricchi di insidie. Ancor di più oggi davanti a dati fondamentali sulla cui robustezza Dar lascia un punto interrogativo. Così come non c'è certezza sulla corrispondeza tra asset, rischi e trend che caratterizzano l'outlook globale. Insomma, quello che il chief economist di Bny descrive ricorda davvero uno scenario da sabbie mobili.

La Fed potrebbe rialzare i tassi due volte nel corso di quest'anno, "ma siamo scettici sulla possibilità di una terza stretta. Anche la Bce potrebbe rimandare il primo rialzo alla fine del 2019 o persino all'inizio del 2020. Il dollaro Usa", continua il manager, "potrebbe rafforzarsi nel corso dell'anno, ma una pausa da parte della Fed o una maggiore chiarezza sull'esito della Brexit potrebbero arrestarne la corsa", aggiunge. Soffriranno le obbligazioni in correlazione con le azioni, "permettendo ai portafogli multi assert di ottenere buone performance". Mentre i ribassi sui mercati globali degli ultimi mesi rappresentano "un'opportunità di investimento sugli asset rischiosi 2019". 

Nelle sabbie mobili della finanza chi rischia è l'Europa. In particolare "le banche italiane, le più esposte al debito sovrano. Ma anche Spagna e Portogallo che hanno una presenza elevata dei rispettivi titoli governativi nei prori bilanci": Nè aiuta la presenza nelle pance degli istituti di credito europei di "quote elevate del debito sovrano di altre nazioni, aumentando così il rischio di contagio per il settore finanziario". 

Non si può trascurare poi il gigante addormentato, l’inflazione. Secondo il chief economist non ci sono dubbi: “Se dovesse verificarsi un’impennata dell’andamento dei prezzi, lo scenario positivo che prevediamo per il 2019 potrebbe infrangersi molto rapidamente. La Fed alzerebbe i tassi più rapidamente del previsto, scatenando una fase di ribassi per gli asset rischiosi. Il dollaro Usa si rafforzerebbe ulteriormente. E qualsiasi convergenza dei tassi globali con quelli degli Stati Uniti causerebbe ulteriori turbolenze sui mercati finanziari”.

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