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Futuro investimenti in Europa e Usa

La società ginevrina punta ai Bond indicizzati all’inflazione e non crede nell'arrivo di forti rally sull’azionariato ma piuttosto che siano necessarie scelte tattiche ben pianificate. L’head of investment advisory di Pictet, Andrea Delitala mette in guardia dagli asset rischiosi: “L’azione della Fed certamente alimenterà un vento contrario alla liquidità, pur nell’attesa di una correzione del ritmo di drenaggio”

Il futuro degli investimenti negli Usa e in Europa. L’analisi di Pictet

Andrea Delitala, head of investment advisory di Pictet asset management

“Meglio rivolgere l’attenzione ai bond indicizzati all’inflazione, la cui quota abbiamo incrementato tra dicembre e gennaio”. Parola di Andrea Delitala, l'head of investment advisory di Pictet asset management che in un corposo intervento spiega la strategia complessiva che la società sta mettendo in campo anche su input del “nuovo ritmo impresso alla politica monetaria da parte della Fed, incentrato intorno al concetto di pazienza”. 

Perché preferire i bond indicizzati all’inflazione? Perché il rischio di recessione che aveva iniziato ad affacciarsi a fine 2018 ha fatto rientrare le aspettative che i mercati avevano maturato sull’inflazione. Un rischio di recessione che ha spaventato gli operatori in maniera esagerata. "Guardando avanti”, scrive Delitala, “ci aspettiamo stabilità nei tassi reali, una coda inflazionistica tipica di fine ciclo, e quindi un rialzo (non rapido, non preoccupante) dei tassi nominali. Nel caso in cui questo rialzo riguardasse la componente delle aspettative di inflazione, sarebbe il meno dannoso per gli asset rischiosi”.

Un secondo importante capitolo è proprio quello delicato agli asset rischiosi. La previsione di Pictet è di altri sei mesi in cui “l’azione della Fed certamente alimenterà un vento contrario alla liquidità, pur nell’attesa di una correzione del ritmo di drenaggio”. Una strada lasciata intendere dalla recedente decisione della banca centrale statunitense di ridurre la liquidità che ha avuto “un impatto importante su questo tipo di asset in termini di contrazione dei multipli”.

I “timori eccessivi di recessione” avranno contraccolpi soprattutto oltreoceano dove “la traiettoria di crescita degli utili è stata rivista già notevolmente al ribasso (da 11% a 7%)”. Stime che potranno ridursi “fino a una previsione di crescita pari a zero nel 2019”. Discorso diverso per il Vecchio Continente dove “ci attendiamo che i danni siano più contenuti”, continua head of investment advisory, “anche perché l’Europa non ha sperimentato tutta l’euforia precedente che ha caratterizzato l’andamento dei mercati americani”.

Pictet asset management continua ad aspettarsi che i tassi procedano sul sentiero della stabilizzazione, “con quelli Usa a lungo termine previsti fra 2,75% e 3% per fine anno. In questo scenario, riteniamo verosimile un premio di rischio vicino a 3,5%. Questo ci porta a individuare un rapporto Prezzo/Utili di ca 15,5-16 per l’Indice S&P500 [1/(2,75%+3,5%)], non molto al di sopra del valore corrente. Dunque, pur sposando una visione tutt’altro che pessimista sull’economia, non intravediamo forti rally degli indici azionari: i ritorni dovrebbero mantenersi su livelli contenuti, rigorosamente a una cifra, il che richiederà scelte tattiche”.

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