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Per Flossbach von Storch il populismo ha un prezzo. Ed è molto alto

Il cofondatore del gestore di fondi azionari, Bert Flossbach: "Le promesse elettorali del governo Italiano, le concessioni del presidente francese Emmanuel Macron ai gilet gialli e le politiche di Donald Trump (la riforma fiscale, il muro al confine tra Stati Uniti e Messico) dimostrano che il populismo è un costo"

Per Flossbach von Storch il populismo ha un prezzo. Ed è molto alto

Forse il guaio maggiore di questi tempi è la forzata semplificazione imposta da molti al dibattito pubblico su questioni inevitabilmente complesse. È il messaggio che lancia Bert Flossbach, co-fondatore e responsabile investimenti di Flossbach von Storch, società di gestione indipendente tedesca con un patrimonio gestito di 36 miliardi di euro e 190 dipendenti. “Il populismo è un costo”, scrive Flossbach.

“Negli ultimi 30 anni la globalizzazione ha permesso a oltre un miliardo di persone di uscire da una condizione di estrema povertà, garantendo loro un modesto livello di prosperità. La Cina è il vincitore indiscusso della globalizzazione, con il suo prodotto interno lordo aumentato di 11 volte rispetto al 2000, passando da 1.215 miliardi di dollari a circa 13.500 miliardi di dollari. Di questo hanno beneficiato anche molte imprese nei paesi industrializzati e i loro dipendenti”.

Ma se da una parte c’è qualcuno che vince, dall’altra c’è qualcuno che perde. “Lo dimostrano le aree deindustrializzate e spopolate negli Stati Uniti e in Europa. Malgrado una complessiva riduzione della disoccupazione, i membri della tradizionale classe media lottano contro la perdita di posti di lavoro ben retribuiti e del loro status sociale. Senza contare che il fenomeno dell’immigrazione li fa sentire ancora di più i perdenti della globalizzazione”.

La risposta dell’elettorato a stelle e strisce con la scelta di Donald Trump, il governo italiano di coalizione tra il populista M5S e il partito di destra della Lega, il movimento di protesta dei gilet gialli in Francia, “devono essere visti come i risultati di questa tendenza”, l’esponente della società di gestione. “La sensazione di non essere più presi sul serio dai politici ha offuscato la tradizionale linea di demarcazione tra sinistra e destra. Entrambe le parti sono accomunate dallo scetticismo nei confronti della globalizzazione e dell’immigrazione, da una scarsa considerazione dell’establishment e dalla convinzione che uno Stato forte possa proteggere i propri cittadini dagli intrusi e dai rischi sociali". "Le promesse elettorali del governo Italiano", continua la nota, “le concessioni del presidente francese Emmanuel Macron ai gilet gialli e le politiche di Donald Trump (la riforma fiscale, il muro al confine tra Stati Uniti e Messico) dimostrano che il populismo è un costo. Porta a un aumento del deficit e del debito pubblico. Un fattore particolarmente problematico nell’Eurozona, poiché non rispettare a lungo i criteri di stabilità di Maastricht metterebbe a rischio la moneta unica. La Francia, per esempio, nel 2019 potrebbe arrivare ad avere un deficit di oltre il 3% a causa delle misure attuate a seguito delle proteste dei gilet gialli, poiché i tagli in altri settori (per esempio all’apparato statale, sovradimensionato) sarebbero quasi impossibili da realizzare politicamente”.

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