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Il paradosso di Fideuram nel 2018: su la raccolta, masse in calo

La contraddizione del colosso della consulenza finanziaria è però solo apparente: il calo del patrimonio è il prezzo da pagare all’anno nero dei mercati finanziari. Utile netto in linea con il 2017

Il paradosso di Fideuram nel 2018: raccolta super ma masse in calo

Paolo Molesini, amministratore delegato e direttore generale di Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking

I conti 2018 sono sicuramente positivi per Fideuram ISPB, la corazzata di Intesa Sanpaolo nella consulenza finanziaria. Anche se non si può fare a meno di notare l’apparente contraddizione di un anno dove la raccolta netta è stata super mentre il patrimonio affidato dai clienti è sensibilmente diminuito.  

Il totale delle masse amministrate del gruppo Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking al 31 dicembre 2018 infatti risultava pari a 213,1 miliardi di euro, in lieve diminuzione (-2%) rispetto al 31 dicembre 2017 (216,6 miliardi).  L’evoluzione delle masse rispetto alla fine del 2017 è riconducibile alla performance negativa dei mercati finanziari, che ha inciso in misura sfavorevole sui patrimoni per circa 13,7 miliardi, parzialmente compensata dall’ottimo  risultato di raccolta netta (10,2 miliardi). L’analisi per aggregati evidenzia come la componente di risparmio gestito, pari a 147 miliardi, rappresenti quasi il70% delle masse amministrate. Al 31 dicembre 2018 le masse amministrate in  regime di consulenza a pagamento ammontavano a 36,3 miliardi, pari a oltre 17% delle masse totali.

L’attività commerciale del 2018 ha registrato una solida performance, che ha visto le reti distributive conseguire una raccolta netta di 10,2 miliardi (12,2 miliardi nel 2017) nonostante un contesto di mercato decisamente più complesso rispetto a quello del 2017. L’analisi per aggregati mostra che la raccolta netta di risparmio gestitosi è attestata a 3,6 miliardi (11,6 miliardi nel 2017) mentre quella di risparmio amministrato è risultata pari a 6,6 miliardi (0,6 miliardi nel 2017), riflettendo un orientamento più conservativo dei flussi di risparmio legato alla congiuntura di mercato. Al 31 dicembre 2018 il numero complessivo dei private banker delle reti risultava pari a 5.995 (5.990 ad inizio anno), con un portafoglio medio pro-capite pari a circa 36 milioni.

L’analisi dei principali aggregati del conto economico evidenzia che nel 2018 le commissioni nette sono risultate pari a 1.701 milioni, in linea con il saldo di 1.710 milioni registrato nell’esercizio precedente.  Le commissioni nette ricorrenti, componente predominante del margine commissionale (circa 94%), hanno continuato a dare stabilità ai ricavi risultando pari a 1.605 milioni, in crescita del 2% rispetto al 2017 (1.578 milioni). Tale andamento riflette principalmente la crescita delle masse medie di risparmio gestito, passate da 145,9 miliardi nel 2017 a 152,3 miliardi nell’esercizio 2018 (+4%). Nel 2018 il margine commissionale ha beneficiato molto limitatamente (€10 milioni) del contributo riveniente da commissioni di performance che, peraltro, erano risultate poco significative anche nel 2017 (27 milioni). Le spese di funzionamento, pari a 596  milioni, hanno evidenziato un moderato incremento (+4%) rispetto al saldo dello scorso esercizio (575 milioni). L’analisi di dettaglio mostra che le spese del personale, pari a 350 milioni, hanno registrato un incremento del 6% legato principalmente al rafforzamento dell’organico (+102 risorse) soprattutto nell’area commerciale. Le altre spese amministrative, pari a 236 milioni, hanno segnato un aumento di 8 milioni (+4%) connesso in larga parte a progetti di sviluppo previsti nel piano d’impresa. Le rettifiche di valore nette su attività materiali e immateriali (10 milioni) sono diminuite di 6 milioni principalmente per la revisione della vita utile dei software di proprietà che ha comportato un aumento della durata media di ammortamento delle attività immateriali. I dati relativi al periodo di confronto sono stati riesposti su basi omogenee per tener conto del contributo del gruppo Morval Vonwiller ipotizzando che gli effetti dell'acquisizione, perfezionata ad aprile 2018, si siano manifestata partire dal 1 gennaio 2017. Il Cost/Income ratio è risultato pari a 32%a fronte del 30% registrato nel 2017. L’utile netto consolidato si è attestato 834 milioni, in lieve diminuzione (-4%) rispetto a quello del 2017 (871 milioni). Al netto delle componenti non ricorrenti, che nel 2018 includono un onere straordinario di 25 milioni sostenuto per la definizione di una controversia fiscale, l’utile è risultato pari a 886 milioni, rimanendo sostanzialmente in line (-1%) con l’esercizio 2017. I coefficienti patrimoniali consolidati di Fideuram  Intesa Sanpaolo Private Banking si confermano ampiamente al di sopra dei livelli minimi richiesti dalla normativa. In particolare, al 31 dicembre 2018 il Common Equity Tier 1 ratio è risultato pari a 20,1 %.

Paolo Molesini, amministratore delegato e direttore generale di Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking, ha così commentato l’andamento dello scorso anno: “I risultati raggiunti nel 2018, un anno particolarmente complesso in cui i mercati hanno registrato performance negative in quasi ogni comparto, sono in linea con quelli del bilancio precedente: l’utile lordo di circa 1,3 miliardi e la raccolta netta superiore ai 10 miliardi confermano la validità del nostro modello di servizio, resiliente, sostenibile e basato sulla relazione con il cliente, gestita grazie ai migliori professionisti della consulenza. Essere riusciti a mantenere la rotta in questa fase di tensione economica e finanziaria conferma la qualità del lavoro svolto ogni giorno dalle nostre persone: private banker, manager, personale di sede e delle società controllate. Abbiamo investito in modo particolare nella formazione delle nostre reti – Fideuram, Sanpaolo Invest e Intesa Sanpaolo Private Banking – perché in fasi complesse come quella attuale chi è più solido deve puntare sul miglioramento continuo delle competenze, sull’innovazione e sulla professionalità, per garantire un servizio capace di anticipare e guidare le scelte di investimento. Grazie allo sviluppo internazionale intrapreso dal nostro gruppo, infine, siamo in grado di perseguire nuove opportunità di crescita, in nuovi mercati e con nuovi strumenti di gestione, contribuendo così al disegno strategico delineato nel Piano d’impresa 2018 – 2021”.

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