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"La crescita globale non è alla fine del suo ciclo"

L'attuale rallentamento della crescita fa parte di un sistema di decelerazione ciclica e non come la fine del ciclo. Ne è certo Michael Hasenstab, cio di Templeton Global Macro.

"Nessuna recessione, instabilità dovuta al gioco delle parti Usa-Cina"

L'attuale rallentamento della crescita fa parte di un sistema di decelerazione ciclica e non come la fine del ciclo. Ne è certo Michael Hasenstab, cio di Templeton Global Macro, rispondendo agli osservatori che ritengono che si stia assistendo alla chiusura dell'attuale ciclo economico. Ciò che il manager teme di più "sono invece le vulnerabilità politiche presenti nell’economia globale di oggi" e sostiene che l’aspetto più preoccupante sia la crescente frammentazione del mondo dovuta alle politiche populiste.

Un mondo di estremi. "Mi viene spesso chiesto quale sia a mio avviso il rischio più grande per l’economia globale. Oggi", continua il cio di Templeton, "direi che è il panorama politico estremo in molte parti del mondo. L’aumento delle frustrazioni dovuto a fattori come immigrazione e disuguaglianza di reddito ha fatto emergere il populismo sia a sinistra che a destra e questo può determinare politiche economiche molto pericolose e fiscalmente insostenibili". Queste politiche populiste promettono molto a breve termine, ma non possono realizzare risultati a lungo termine e possono imbrigliare i governi con enormi quantitativi di debito".

Negli Stati Uniti ci sono frizioni con la Cina "e l’incapacità del Congresso di approvare un bilancio di spesa. Nel Regno Unito, il disaccordo sulla Brexit e su come gestirla ne sono un altro esempio. Vi è poi l’aumento della popolarità dei partiti anti-Unione Europea e anti-establishment, come in Germania, Italia o Belgio e il rigetto da parte dei francesi della visione del presidente Emmanuel Macron di un’Europa integrata", continua. "Temo che ciò accada perché il mondo è sempre più frammentato e perché molti paesi si stanno chiudendo in se stessi; in questo modo sarà difficile affrontare un potenziale shock globale. Sarà sempre più difficile perseguire lo stesso tipo di risposta politica coordinata tra le varie banche centrali di tutto il mondo che ci ha consentito di uscire dalla crisi finanziaria globale nel 2008-2009". 

In prospettiva, una crescita globale più lenta. Anche l'attuale rallentamento della crescita cinese e statunitense sono figlie di andamento ciclico e frutto di una strategia ben precisa. "Nei trimestri precedenti la Cina aveva accelerato il suo piano di produzione per essere in anticipo sui potenziali aumenti dei dazi inizialmente previsti per il primo gennaio. Ora ha tagliato il ritmo ed è passata a un volume di produzione inferiore e questo effetto si sta trasmettendo ad altri paesi. Non riteniamo", prosegue Michael Hasenstab, "che per gli Stati Uniti o per l’economia globale vi sia una recessione all’orizzonte. Vi è una decelerazione in termini di alcune dinamiche d’investimento dopo i grandi piani di stimolo, in particolare negli Stati Uniti. Tuttavia l’economia statunitense non è massicciamente surriscaldata in quanto non abbiamo osservato lo sviluppo di un eccesso di investimenti o di capacità che dovrebbe essere eliminato da una recessione".

La crescita nel 2019? Verrà trainata dagli Stati Uniti. "Un mercato del lavoro eccezionalmente contratto rimane un elemento distintivo dell’attuale economia statunitense. Gli Stati Uniti sono oltre la totale occupazione, mentre al contempo l’attuale amministrazione ha ristretto l’immigrazione legale e illegale. L’effetto naturale sarebbe una tendenza in aumento dei salari ed è esattamente ciò che stiamo osservando. A sua volta, l’aumento dei salari sostiene i consumi, il maggior propulsore dell’attività economica statunitense. Prevediamo che nel 2019 un robusto mercato del lavoro, salari in aumento e solidi consumi continueranno a trainare l’espansione dell’economia statunitense".

Cambio di ruolo della Cina. La chiusura degli Usa all'esterno pone la Cina in un ruolo ancora più chiave. Nonostante la crescita di Pechino stia rallentando "riteniamo che abbia gli strumenti fiscali necessari per prevenire una crisi economica profonda, in assenza di uno shock finanziario esogeno. Ciò premesso, lo scenario cinese di atterraggio duro che tutti sembrano temere non è proprio dietro l’angolo, a nostro avviso". Gli effetti di questi movimenti teutonici ne metto in modo di altri continenti: Sud America Africa e Asia. Questo diverso contesto sta creando alcune nuove dinamiche e vuoti economici per alcuni paesi dell’America Latina, dell’Africa e dell’Asia. Regioni mondiali su cui la Cina punta in un momento, quello di oggi, in cui gli Stati Uniti hanno scelto di non esserci o, comunque, di ridimensionare la propria presenza. "In particolare nei paesi a cui gli Stati Uniti non sono disposti a concedere aiuti finanziari". 

Opportunità nei mercati emergenti. "La grande domanda", scrive il cio concludendo l'intervento, "è se un paese riuscirà a liberarsi di politiche miopi e populiste a favore di una visione di più lungo termine. Per i paesi che riusciranno a farlo, a nostro parere le opportunità saranno superiori. Due esempi sono l’Argentina e il Brasile, dove i governi sono stati decisi nel perseguire politiche responsabili e ortodosse nonostante le continue pressioni politiche e le recenti correzioni nei mercati emergenti. Riteniamo che l’esposizione a mercati emergenti selezionati sia un importante elemento di diversificazione di un portafoglio, la cui performance dipende più dall’alfa di un singolo paese e meno dal beta del mercato più ampio".

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