scenari | Unigestion

Il rally dei mercati azionari non convince. Cosa sta succedendo?

Gli analisti della compagnia di investimenti britannica non credono nella bontà dell'attuale incremento dei prezzi sui mercati. "Mancano le basi macroeconomiche. Fino a quando non vedremo un'inversione di tendenza nel contesto manterremo la nostra posizione prudente sugli asset orientati alla crescita nel medio termine"

"Il rally dei mercati azionari non convince. Cosa sta succedendo?"

Unigestion inizia il suo commento sullo strano fenomeno dei mercati azionari che continuano il loro rally nonostante il rallentamento dell’economia, consigliando l’ascolto di uno dei brani più rappresentativi dell’epoca d’oro del soul a stelle e strisce: “What’s Going On” del 1971 scritta e cantata da Marvin Gaye. La domanda che la società di investimenti britannica si pone è proprio questa. Cosa sta succedendo? 

Per Unigestion il forte aumento dei prezzi a cui si sta assistendo ha “meno a che fare con i macro-fondamentali dell’economia o il repricing della crescita e più con il posizionamento e la scarsa liquidità”. E sì, perché è innegabile che l’economia globale sia già rallentata; basti pensare al duro colpo che tutti gli asset hanno subito nel corso del 2018. “Quest'anno gli asset orientati alla crescita sono a rischio a causa di un rallentamento dell'attività economica globale, anche se una recessione diffusa sembra improbabile”, scrivono gli analisti dell’azienda d’Oltre Manica. “Le banche centrali, guidate dalla Fed, hanno già adeguato la propria politica monetaria e la loro comunicazione per rispondere a questo e ad altri rischi. Nelle ultime settimane, i dati macroeconomici hanno confermato che il rallentamento è reale e più marcato di quanto molti prevedevano. I mercati finanziari hanno però continuato il loro percorso di ripresa nonostante le cattive notizie. Quindi ci troviamo a chiederci: che cosa sta succedendo?”.

 I dati macro sono troppo deludenti per poter essere alla base dei rally dei mercati. Quindi è impossibile che l’impennata dei prezzi sia una reazione allo sblocco di una fase di stallo. La nota di Unigestion passa in rassegna i principali elementi che caratterizzano l’attuale crisi.  “La nostra visione prudente sugli asset orientati alla crescita è stata trainata principalmente dal deterioramento indicato dal Growth Nowcaster proprietario. A fine gennaio la crescita ufficiale della Cina per il 2018 è stata del 6,6%, il livello più basso dal 1990. Anche se ciò era in linea con le aspettative del mercato, tale percentuale dimostra che le misure di allentamento non hanno ancora dato una svolta all'economia cinese”.

In Europa le cose non vanno molto diversamente. La società di investimenti si sofferma sulla condizione italiana e tedesca, le due economie che più di altre puntano sull’esport e che quindi risentono maggiormente del rallentamento dei consumi interni cinesi. “L'Italia è in recessione tecnica dopo la contrazione dello 0,2% dell'economia nel quarto trimestre del 2018 e dello 0,1% nel terzo. La Germania è riuscita a malapena ad evitare la recessione, crescendo sempre meno nel quarto trimestre del 2018, dopo aver subito una contrazione dello 0,2% nel terzo. E venerdì scorso, gli indici Ifo Business Climate e Expectations hanno registrato livelli al di sotto del consenso: il secondo, che fornisce una visione a sei mesi, è ora a livelli che non si vedevano dalla crisi del debito sovrano dell'Eurozona”.

“Dopo le significative vendite degli ultimi tre mesi del 2018”, continua l’analisi, “quando i mercati hanno iniziato a prezzare i titoli attribuendogli una discreta probabilità di recessione, a gennaio le Borse sembravano essere state solo sfiorate da questi dati deludenti e hanno continuato il loro rally. Nel corso di febbraio, l'S&P 500 è aumentato del 3,3%, mentre l'EuroStoxx 50 è aumentato del 3,5%; l'indice Hang Seng è salito del 3,1% e l’Msci Acwi è cresciuto del 2,6%. Ci sono alcune importanti eccezioni, come indicato dall'indice MSCI Emerging Market Index, che è cresciuto solo dello 0,8% rispetto al mese. Ma gran parte di questa sottoperformance è dovuta al rischio politico idiosincratico in paesi come India, Turchia, Brasile e Russia”.

Insomma il mercato ha fatto una scommessa con se stesso puntando su un rimbalzo della crescita. “La domanda è se questa possa provenire da una ripresa della domanda oppure da una politica monetaria più accomodante”.

Ecco perché “il rally sembra essere fragile e guidato da fattori tecnici. L'apparenza può essere ingannevole e crediamo che l’andamento dei mercati azionari sia un buon esempio di questo principio. Partendo da prospettive differenti ed esaminando un universo più ampio di dati di mercato, ci sembra che questo rally abbia meno a che fare con i macro-fondamentali dell’economia o il repricing della crescita e più con il posizionamento e la scarsa liquidità".

Unigestion passa in rassegna l’andamento di vari settori: 

Cross asset. Mentre le azioni hanno registrato un forte aumento, altri asset orientati alla crescita, come il credito, sono rimasti sostanzialmente piatti. Ad esempio, "l'indice Barclays Us Corporate High Yield è cresciuto solo dell'1,2%, mentre l’Investment Grade Index è cresciuto dello 0,3%. Gli spread BAA sono sostanzialmente invariati nel mese. In effetti, il nostro fattore di crescita basato sui prezzi di mercato, che si fonda su un'analisi delle principali componenti dei rendimenti cross-asset, annaspa da metà gennaio, il che suggerisce che il rialzo dei titoli azionari non è trainato da un ampio repricing giustificato dalla crescita economica".

Posizionamento. "L'esame dei beta azionari impliciti per una varietà di investitori suggerisce che il posizionamento rimane relativamente leggero per i fondi comuni di investimento, i fondi equity long/short hedge fund e i fondi a parità di rischio: tutti al di sotto o intorno al loro beta medio storico".

Flussi. "Dopo il forte arretramento dei fondi comuni di investimento a lungo termine azionari globali e degli ETF in dicembre, i flussi verso questi fondi sono rimasti sostanzialmente stabili quest'anno. Anche i flussi degli istituzionali sembrano essere diventati negativi nelle ultime settimane, suggerendo che il rally non beneficia del ritorno degli investitori sul mercato dopo le vendite di dicembre".

Liquidità. "Come indicato dall'Hui-Huebel Ratio", prosegue la nota di Unigestion, "una misura dell'ammontare delle variazioni dei prezzi in volume, la liquidità nei futures S&P si è prosciugata in dicembre. Ha iniziato a riprendersi a metà gennaio, ma rimane ancora molto bassa su base storica. In Europa, l'EuroStoxx 50 è salito di circa l'1% questa settimana, nonostante il volume sia inferiore del 35% circa alla media mobile a 15 giorni. A nostro avviso, questa mancanza di liquidità è una delle ragioni principali per cui i mercati azionari hanno spinto verso l'alto e potrebbe essere un fattore molto problematico se il sentiment diventasse ribassista".

In conclusione “fino a quando non vedremo un'inversione di tendenza nel contesto macroeconomico o finché il mercato non allineerà i prezzi ai dati, manterremo la nostra posizione prudente sugli asset orientati alla crescita nel medio termine, poiché riteniamo che la ripresa dei mercati azionari non sia giustificata dai fondamentali sottostanti, che continuano a deteriorarsi e a deludere, ma piuttosto a fattori tecnici che potrebbero facilmente invertire la propria tendenza”.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400

I più letti

Articolo successivo