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Anche Bellinzona vuole una sua criptovaluta

Si chiama TicinoCoin e sarà a zero rischi. Il Canton Ticino aspetta il parere del Consiglio di Stato svizzero, l'organo di governo dei "lander" svizzeri

Anche il Canton Ticino vuole una sua criptovaluta. Si chiamerà "Tic"

Il Canton Ticino

Non c'è solo la 'Cripto Valley' tra Zugo e Zurigo, dove è nato l'Ethereum, la seconda criptovaluta più conosciuta dopo il Bitcoin. In Svizzera, il mondo delle monete alternative è molto vivace. Nel Cantone di Vaud, quello di Losanna, è diffuso il Leman, una moneta complementare che ha iniziato a utilizzare la tecnologia Blockchain. Il Canton Ticino, invece, è in pressing sul Consiglio di Stato - l'organo di governo dei cantoni - per creare il TicinoCoin. Sarebbe, nelle intenzioni dei suoi promotori, la prima moneta digitale con un rapporto 1 a 1 sulla moneta nazionale, in questo caso il franco svizzero, e garantita dalla banca centrale di Stato. Una 'stable coin', insomma, a zero rischi: nulla a che vedere con il Bitcoin, soggetto alle forti fluttuazioni delle sue
quotazioni.

Un'interrogazione parlamentare è pronta per essere depositata la prossima settimana, giusto in tempo prima della la fine della
legislatura nel Cantone: un gruppo di stakeholders locali chiede il sostegno del Consiglio di Stato per realizzare una moneta locale complementare basata sulla tecnologia blockchain. "I segnali di apertura ci sono tutti, siamo ottimisti sul fatto che il Consiglio possa dare il suo patrocinio al progetto e non solo", ha spiegato all'Adnkronos Paolo Pamini, parlamentare del Cantone tra i firmatari dell'interrogazione parlamentare. L'idea è quella di fare della repubblica una seconda criptovalley svizzera per rilanciare l'economia della regione e creare nuovi posti di lavoro.

Attorno a Zugo e all'Ethereum, "è nato un ecosistema di diverse centinaia di startup in vari ambiti, non solo finanziari" e questo ha attratto talenti e imprenditori. Al di là del commercio locale, "la scommessa è questa: creare una moneta complementare al franco, come cene sono altre cartacee in Svizzera, e al contempo favorire la crescita di un ecosistema digitale". Nel 2014, sono Michele Fiscalini, Claudio Rossini e Adriano Meyer a ideare e testare i primi Tic (così si chiameranno i 'bit' svizzeri - raccogliendo negli anni le adesioni della politica e della società locale. E tanto hanno fatto, che oggi tutti i partiti del Parlamento ticinese sono unanimi nel volere l'arrivo del TicinoCoin.

Quella del Parlamento cantonale di settimana prossima è l'ultima seduta prima delle elezioni del 7 di aprile, ma nelle scorse
settimane c'è stata già un'altra grande apertura sul fronte delle criptovalute. "Un mese fa", racconta Pamini, "io e altri deputati di tutti i partiti abbiamo chiesto al Governo di accettare i pagamenti in Bitcoin per alcune tasse e altri servizi pubblici e la risposta è stata positiva. E' ancora tutto da discutere e definire, ma c'è un clima generale di apertura verso queste tecnologie". Tra l'altro, il Cantone è, come gli altri 26 svizzeri, uno Stato a tutti gli effetti e ha una banca di sua proprietà, la BancaStato del Cantone: nell'ipotesi più avanzata, "l'istituto cantonale bancario potrebbe non solo fungere da banca depositaria, ma diventare l'emittente stesso di TicinoCoin e sbrigare le pratiche di accettazione dei clienti nell'emissione di nuovi Token".

Se accadesse questo, sarebbe la prima volta di uno Stato sovrano che attraverso il suo istituto centrale emette una criptovaluta con un controvalore fisso e garantito in una delle principali valute nazionali, il franco svizzero. E, spiegano i promotori nella loro interrogazione, poiché il TicinoCoin sarebbe negoziato sugli exchange internazionali di criptovaluta, il Cantone offrirebbe la possibilità di disporre di una criptovaluta equivalente al franco svizzero. "A livello globale c'è molta richiesta per questo genere di stable coin, che migliorano la liquidità dei mercati di criptovalute senza la necessità di convertire moneta fiat in criptovaluta e viceversa. Per questi motivi, è lecito pensare che BancaStato raccoglierebbe sottoscrizioni nell'ordine di svariate decine di milioni di franchi svizzeri".

Il Canton Ticino è il più meridionale della Svizzera, confina con la Lombardia e la sua lingua ufficiale è l'italiano: non è escluso che un boom del fintech e delle tecnologie Blockchain nell'area possa avere riflessi anche nel Nord Italia, dove è già alta la concentrazione di imprese innovative rispetto al resto del Paese.

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