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riflessioni

Il disastro del Boeing 737 Max, una lezione per i fan della guida autonoma

Il disastro del Boeing 737 Max, una lezione per i fan della guida autonoma

Il Boeing 737 Max

Come una doccia gelata sul tecno-integralismo di troppi osservatori interessati, la tragedia immane del volo Ethiopian rievoca gli spettri dello Shuttle Challenger del 1986. Il rischio della tecnologia ingovernata. Il mito dei controlli garantiti.

Una delle ipotesi sull’incidente riguarda il software che assiste i piloti durante il volo: avrebbe ricevuto dati anomali (a causa della errata posizione del velivolo) che l’equipaggio cercava di correggere manualmente ma proprio i tentavi di «intromissione» manuale negli automatismi avrebbero però indotto il computer a escludere l’intervento umano, come per evitare un dirottamento. L’inchiesta stabilirà la verità tra molto, forse troppo tempo. Intanto lo choc è drammatico. Soprattutto oggi che una delle più grandi industrie del mondo, quella automobilistica, guarda come a una nuova frontiera alla guida autonoma ben più che all’auto elettrica, ormai considerata una conquista acquisita.

Il disastro di domenica è il secondo in cinque mesi che capita a un esemplare del Being 737 Max, gioiello della casa di Seattle. Il crollo delle azioni Boeing a Wall Street è anche un invito a procedere con maggior prudenza sulla strada dell’innovazione, per mettere sempre la sicurezza prima dell’efficienza.

Il nesso tra questo choc e la guida autonoma è forse troppo sottile per riverberarsi sui valori dei titoli automobilistici. Ma è della stessa cosa che si sta parlando.

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