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Bankitalia, il direttore generale Rossi si dimette

Presidente dell’Ivass e direttore generale di Banca d’Italia dal 7 maggio 2013, Salvatore Rossi ha deciso di lasciare prima della naturale scadenza del mandato fissata al 9 maggio prossimo. "Indisponibile alla rinconferma"

Bankitalia, il direttore generale Rossi si dimette

Salvatore Rossi, direttore generale Bankitalia e presidente Ivass, dimissionario

Al suo posto di direttore generale di Banca d’Italia e di presidente dell’Ivass dal 7 maggio 2013, Salvatore Rossi ha deciso di lasciare prima della naturale scadenza del mandato fissata al 9 maggio prossimo. 

Il banchiere e economista italiano si è dimesso comunicandolo a dipendenti e colleghi con una lettera che gira in queste ore sui media: ”(…) Sono stati anni per me molto belli e pieni, nonostante le difficoltà e le turbolenze attraversate, mi sono adoperato per far sì che la Banca d'Italia mantenesse la sua natura di istituzione al servizio dell'interesse pubblico, ma che cambiasse quando e dove necessario e che l'Ivass compiesse la transizione rispetto all'assetto precedente e si rilanciasse all’esterno”, scrive il direttore.

Rossi si dice "indisponibile alla rinconferma" (di cui in molti parlavano) ma assicura la sua presenza fino a quando la fase di avvicendamento con il suo successore non sarà conclusa. Successione che sembra sarà un nodo non facile da sciogliere. Rossi lascia una poltrona che in molti dicevano gli sarebbe stata riconfermata e lo fa prima del tempo in due istituti, Bakitalia e Ivass, che stanno vivendo tempi turbolenti. 

Dopo la scadenza del mandato di Luigi Federico Signorini (in foto accanto) lo scorso febbraio, fino ad oggi il direttorio della banca centrale ha operato con soli quattro membri: il governatore Visco, il vicedirettore generale Panetta, la vicedirettrice Sannucci e, appunto, il direttore generale neodimissionario, Rossi. 

Importanti ripercussioni anche sull’Ivass, l’istituto di vigilanza del comparto assicurativo di cui Rossi è (era) presidente. Al riguardo è utile quanto scriveva La Repubblica lo scorso 11 febbraio, in occasione della scadenza del mandato di Signorini. “Da fine anno”, ricordava il quotidiano, “sono scaduti i mandati dei consiglieri (Ivass, ndr.) Riccardo Cesari e Alberto Corinti, rimasti al loro posto soltanto grazie alla proroga di 45 giorni concessa da una legge del 1994”.

E ancora: “Il loro ruolo è fondamentale: con il presidente Salvatore Rossi formano il consiglio dell'Istituto e sono parte del direttorio integrato Ivass. Questo può funzionare solo se è garantita la presenza di un consigliere dell'Autorità, cosa che non sarebbe assicurata tra pochi giorni. Il processo di conferma di questi consiglieri è stato avviato dal governatore Visco, ma l'iter - simile a quello che riguarda Signorini - non si è ancora sbloccato. A differenza delle nomine in Banca d'Italia, che prevedono il ‘concerto’ con il Tesoro, per Ivass la nomina avviene in accordo con il Mise. Ancor più diretto, in questo caso, il ruolo del dicastero retto da Luigi Di Maio”.

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