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Scenari | T.Rowe Price

Argentina, attenti all'ultimo tango elettorale

La riflessione di Oliver Bell, gestore del fondo T. Rowe Price Frontier Markets Equity

Mercati di frontiera  tra Argentina, indice Msci e pace Usa-Cina

Elezioni in Argentina, riclassificazione dell’indice Msci e evoluzioni geopolitiche e commerciali. Sono questi i tre catalizzatori che per T. Rowe Price potrebbero spingere i mercati di frontiera a fare di meglio quest’anno rispetto al 2018. Ne parla Oliver Bell, gestore del fondo T. Rowe Price Frontier Markets Equity in un commento sul tema.
 
“Nel 2018 l’Argentina è rimasta invischiata in una crisi, l’Arabia Saudita ha avuto difficoltà ad attirare gli investitori stranieri, lo Sri Lanka ha affrontato un vuoto istituzionale e misure fiscali nocive in Kenya e Romania hanno pesato sui rispettivi settori finanziari. Al venir meno di tali ostacoli, il 2019 potrebbe mostrare risvolti positivi”.
 
Le elezioni argentine di ottobre. “È probabile che l’attuale presidente Macri decida di ricandidarsi. Se dovesse vincere e ottenere il controllo sulla Camera inferiore, il ritmo delle riforme potrebbe accelerare notevolmente”, scrive Bell. “C’è ancora incertezza su chi sarà lo sfidante: alcuni ritengono che l’ex Presidente Cristina Kirchner si candiderà (20% di probabilità)”. L’idea del ritorno di Kirchner non piace a T. Rowe Price. “Una sua vittoria rappresenterebbe una notizia negativa per i mercati con la possibile reintroduzione del controllo sui capitali. La rielezione di Macri”, invece, “rappresenterebbe un catalizzatore positivo per l’asset class, dato che è molto probabile che continuerà l’ampio processo di aggiustamento fiscale”.
 
La riclassificazione nell’indice Msci. “Lo spostamento di diversi Paesi dall’universo dei mercati di frontiera verso quello degli emergenti avrà probabilmente l’effetto di attirare gli afflussi prima dell’inclusione nell’indice, come abbiamo visto nel caso di Qatar, Emirati Arabi Uniti e Pakistan in passato”, riflette il gestore. “Argentina e Arabia Saudita dovrebbero essere inclusi nell’indice a maggio 2019. Il Kuwait, che ha già ottenuto un upgrade dal Ftse, dovrebbe essere valutato a metà anno dall’Msci (per l’inclusione nel 2020) e sembra essere sulla giusta strada per riuscire a rispettare i criteri per l’inclusione”.

Gli sviluppi geopolitici e commerciali. A farla da padrone è ovviamente lo scontro tra Usa e Cina. “Se le tensioni dovessero diminuire, la propensione al rischio degli investitori dovrebbe aumentare a beneficio dei mercati di frontiera. Tuttavia, Paesi come Vietnam e Bangladesh, a causa del loro ruolo nella supply chain globale, dovrebbero beneficiare delle tensioni, dato che le società mirano a spostare la produzione dalla Cina e sono attratte dal basso costo della manodopera offerto da questi Paesi. Il Vietnam è ormai ampiamente incluso nel ciclo economico globale, grazie all’ampiezza del suo mercato dell’export”.

Le conclusioni. “Riteniamo che l’outlook per i mercati di frontiera dovrebbe continuare a migliorare, al risolversi degli sviluppi nei singoli Paesi che pesano sui mercati. In gran parte ciò è già riflesso nei prezzi degli asset, i mercati dovrebbero potenzialmente assistere a un miglioramento nel sentiment via via che le elezioni, le riclassificazioni nell’Indice Msci e gli sviluppi commerciali e politici avanzano nel corso dell’anno”. 
 
“In questo contesto, siamo molto favorevoli nei confronti di Arabia Saudita (fuori dal benchmark), Nigeria, Vietnam, Argentina e Kuwait. A livello di settore, troviamo opportunità attraenti nelle banche sottovalutate e nei titoli orientati ai consumi che beneficiano di dinamiche demografiche favorevoli nei mercati di frontiera”.

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