caso diamanti

18.980 richieste di risarcimento a Banco Bpm e UniCredit

645 milioni di euro. Questo è il valore complessivo delle richieste di rimborso fatte dai clienti dei due istituti di credito coinvolte nella vicenda dei diamanti da investimento. UniCredit e Intesa San Paolo corrono ai ripari

18.980 richieste di risarcimento a Banco Bpm e UniCredit

13.300 per il Banco Bpm e 5.680 per UniCredit. Sono le richieste di rimborso fatte dai clienti dei due istituti di credito per la vicenda del valore gonfiato dei diamanti da investimento, su cui sta indagando la procura di Milano per truffa aggravata e autoriciclaggio. Le cifre le dà il Sole24Ore online.

Le due banche devono rispondere della loro responsabilità amministrativa come previsto dalla legge 231 del 2001, dato che nell’offerta delle pietre come prodotti finanziari hanno svolto in ruolo di “segnalatrici nel processo di vendita alla clientela retail e avevano stretto accordi di commercializzazione con una sola delle due società che distribuivano le pietre preziose: la fallita Idb (Intermarket Diamond Business)”, scrive il quotidiano confindustriale.

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Banco Bpm e UniCredit non solo gli unici istituti finiti sotto inchiesta. Intesa San Paolo e Mps avevano patti commerciali con l’altra società coinvolta, la Dpi (Diamond Private Investment). Entrambe stanno correndo ai ripari davanti al rischio risarcimenti.

Il primo istituto ha stanziato in bilancio 318,3 milioni, di cui 33,1 milioni già utilizzati nel 2018, “per tacitare una parte dei contenziosi”. Sono 150 i componenti della task force creata dalla banca che “fa sapere di avere completato l’istruttoria su 9.499 reclami chiudendo allo stato 2.570 transazioni”.
 
UniCredit deve fare i conti con ben 5.680 richieste di rimborsi che ammontano a 215 milioni. Il Sole fa riferimento a una relazione del collegio sindacale dell’istituto nel bilancio 2018 dove si dichiara di aver provveduto a rimborsare 1.623 clienti per un totale di 74 milioni di euro. “Ma già a partire dal 2017 aveva avviato iniziative atte a riconoscere ai propri clienti ‘l’originario costo sostenuto per l’acquisto dei preziosi e il conseguente ritiro delle pietre’”.
 
Inoltre UniCredit avrebbe fatto sottoscrivere ai propri clienti accordi con clausole che li impegnerebbero “a non insinuarsi nel fallimento della Intermaket diamond business”. È quanto risulta dalle segnalazioni arrivate alla redazione di Plus24, il settimanale sul risparmio del Sole. “Una procedura concorsuale (il fallimento della società, ndr.) verso cui UniCredit, almeno per il momento, non sembra avere alcun collegamento. La domanda”, scrive il quotidiano “sorge legittima e spontanea: come mai l’istituto di piazza Gae Aulenti ritiene di porre la procedura fallimentare di Intermarket Diamond Business al riparo da eventuali insinuazioni al passivo della massa dei suoi clienti?”. La replica della banca è stata la seguente: “UniCredit per propria policy non commenta i procedimenti in corso”.
 
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