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Salvataggio Tercas non sarebbe stato aiuto di Stato

La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha accolto il ricorso presentato dalla Banca Popolare di Bari contro la decisione della Commissione Europea di considerare aiuto di Stato l'intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi per il salvataggio di Tercas. Le reazioni di Confindustria, Abi, Federcasse e Associazione dei Consumatori

Il salvataggio Tercas non fu aiuto di Stato

La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha accolto le ragioni del ricorso presentato dalla Banca Popolare di Bari contro la decisione della Commissione Europea di considerare aiuto di Stato l'intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (costituito da soli fondi privati) per il salvataggio di Tercas.

"Questa decisione, assunta nel dicembre del 2015, ha causato ingenti danni alla Banca, ai suoi soci e a tutti gli altri stakeholder, anche per i notevoli ritardi provocati nella programmata azione di crescita e sviluppo del gruppo Banca Popolare di Bari. Ciò indurrà gli organi aziendali ad assumere determinazioni su eventuali azioni di rivalsa e di richiesta di risarcimenti nei confronti della Comunità Europea", scrive l'istituto bancario.

“Questa pronuncia ci ripaga di anni di amarezze e di difficoltà che abbiamo dovuto affrontare per proseguire l’azione di salvataggio di Tercas, alla quale la Banca ha lungamente lavorato nell’interesse dei risparmiatori”, commenta il presidente del gruppo Marco Jacobini.

La sentenza del Tribunale dell'Unione europea produce varie reazioni. "La sentenza del Tribunale Europeo significa che la politica non deve avere paura dei tecnocrati ma puntare insieme allo sviluppo del paese". Queste le parole del presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, intervenendo poco fa ai Premi del Comitato Leonardo.
 
Il primo ad intervenire sul caso Tercas, è stato il presidente Abi, Antonio Patuelli, ai microfoni del GR1. Una sentenza "decisiva e innovativa, incide sui salvataggi che sono stati realizzati dopo il 4 novembre del 2014, nascita dell'unione bancaria. Sono stati effettuati non con i tradizionali strumenti che in Italia apprestati e che erano, incentrati su interventi preventivi del fondo interbancario", ha detto Patuelli. E ancora: le quattro banche italiane, tra cui banca Etruria, "dovevano essere salvate preventivamente come aveva già deciso il Fondo Interbancario”. Quanto al decreto per far rimborsare i truffati dalle banche venete, osteggiato da Bruxelles, potrebbe materializzarsi. "Io sono sempre stato a favore del ristoro dei rimborsi però sono due questioni diverse, le banche venete non hanno avuto la risoluzione, il medesimo
procedimento", ha aggiunto il numero uno di Abi.
 
Anche Federcasse interviene. ''L'industria bancaria torna in possesso di uno strumento per rendere più efficiente ed efficace la gestione delle crisi e ridurne i costi'', dice il presidente Augusto dell'Erba, numero uno anche del Fondo di Garanzia dei Depositanti del Credito Cooperativo.
 
Il presidente di Federcasse, poi, spiega che ''annullando la decisione della Commissione, la sentenza odierna della Corte ristabilisce chiaramente che gli interventi dei Fondi di Garanzia dei Depositi che utilizzano esclusivamente risorse private, che rispondono unicamente degli interessi delle proprie banche consorziate e le cui decisioni sono del tutto estranee alla volontà di qualsiasi Ente di natura pubblica sono pienamente legittimi. Ciò perché l'adozione di tali misure da parte dei Fondi così costituiti non può presupporre l'uso di risorse statali né la sua imputabilità allo Stato''.
 
''Anche il Fondo di garanzia delle Bcc (Fgd) aveva chiesto nel 2016 di intervenire a sostegno della posizione del Fitd, a sottolineare la totale identità di vedute tra i due schemi obbligatori", continua dell'Erba. "Ora, la sentenza restituisce all'industria bancaria la possibilità di rivalorizzare un importante strumento per la gestione efficiente e tempestiva delle crisi che possa evitare gli effetti estremamente negativi di approcci disordinati o di soluzioni complesse e prolungate come quelle a cui abbiamo assistito negli ultimi tre anni, ovvero da quando è entrato in vigore il nuovo regime regolamentare europeo. La decisione non potrà non restare senza conseguenze sotto diversi profili."
 
L’Associazione dei risparmiatori chiede subito un incontro con il commissario Vestager: “Dopo la decisione del Tribunale Ue la situazione cambia ora non chiediamo, ma pretendiamo un incontro con il Commissario Vestager. L'Italia è rimasta supina per troppo tempo in tema di risparmio e Banche subendo decisioni sbagliate e distruttive per famiglie e territorio. Sproneremo anche il governo ad attivarsi immediatamente e prendere posizione con noi in merito".
     
 
 

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