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Fed, previsioni al ribasso non faranno bene al dollaro

Per una reale ripresa dei mercati bisogna sciogliere i nodi Brexit, crescita e scontro Usa-Cina. "I listini hanno bisogno di nuove fusioni e acquisizioni oltreoceano". L'analisi di Carlo De Luca (Gamma Capital)

Obbligazionario e azionario ringraziano la Fed, ma non il dollaro

Le decisioni prese ieri dalla Federal Reserve hanno spiazzato gli operatori finanziari e stanno facendo bene ai mercati obbligazionari e azionari. Ma non al dollaro americano che nelle ultime ore ha reagito con un deprezzamento rispetto alle altre valute.
 
Carlo De Luca (in foto), responsabile asset management di Gamma Capital Markets, ripercorre le ultime mosse della banca centrale d’oltreoceano e procede con una previsione degli effetti che i nuovi ritocchi ai tassi avranno nelle prossime settimane.
 “Dopo che la Fed a inizio gennaio era tornata sui suoi passi annunciando che i dati macro avrebbero dettato la politica monetaria della banca centrale, le probabilità dei tre rialzi previsti per il 2019 erano già drasticamente scese.Il mercato pertanto non si aspettava rialzi”.
 
La Fed, scrive il responsabile am, “ha sorpreso tutti perché, oltre a non aver agito sul costo del denaro, ha anche eliminato la possibilità di ulteriori interventi restrittivi per il 2019, fornendo con ciò al mercato un atteggiamento molto più accomodante delle attese”. Le probabilità di un taglio dei tassi sono cresciute dal 23% al 39%, e “i mercati azionari e obbligazionari hanno reagito positivamente alla notizia, mentre il dollaro Usa si è deprezzato nei confronti delle altre valute”.
 
“Questa scelta è stata giustificata dal fatto che l'inflazione è sotto controllo all’1.8% (target della Fed 2%), la disoccupazione attesa è del 3,7% contro il 3,5% della precedente previsione, mentre le stime di crescita sono state ridotte al 2,1% a causa del rallentamento dei consumi e degli investimenti aziendali.

Il pericolo di un effetto spill over (lo squilibrio tra mercati, ndr.) del rallentamento cinese ed europeo, unitamente al pericolo Hard Brexit potrebbero influenzare negativamente l'economia USA, è stato affermato dalla Fed. Che ha proseguito informando che la riduzione dei titoli a bilancio scenderà a maggio (15 miliardi di dollari dagli attuali 30) e verrà eliminata a settembre”.
 
Cosa cambierà da ora in poi per le varie asset class? Per De Luca a soffrire maggiormente sarà la valuta Usa. “A causa della politica accomodante della Fed, ci aspettiamo che il dollaro tenda a deprezzarsi con possibilità, per il cambio euro/dollaro, di arrivare a 1,20entro fine anno. Per gli stessi motivi, al contrario, siamo positivi sull’andamento dell’oro, dei Treasuries e delle obbligazioni dei Paesi Emergenti che iniziano a scontare un primo possibile taglio dei tassi nel 2019”. 
 
Più complessa l’analisi sul percorso che seguiranno i mercati azionari. “Ci troviamo in una fase matura del ciclo per la quale i titoli più indebitati dovrebbero risentire positivamente delle nuove indicazioni della Fed. Al contrario, i finanziari potrebbero essere i primi a soffrirne proprio su attese di spread e margini inferiori agli attuali”. Queste condizioni spingono la società di gestione del risparmio a ritenere che “ai livelli attuali (gli stessi di settembre 2018, se consideriamo l’ampio movimento a ‘V’ compiuto dai mercati da ottobre ad oggi) il potenziale rialzista innescato dalla decisione del Fomc potrebbe venire controbilanciato dai prezzi che già incorporano uno scenario positivo ma ancora al netto delle conseguenze di incognite cruciali che, se risolte, potrebbero far ripartire gli indici di slancio, così come, al contrario, potrebbero determinare un calo dell’azionario”.
 
“Ci attendiamo una grande reazione positiva dei listini azionari, ma prevediamo l’avvio di un periodo di maggiore volatilità dovuta all’assestamento dei listini su livelli di resistenze vicini ai massimi storici”.
 
La Fed da sola non è capace di far ripartire il mercato azionario, specie a questi livelli. “Tra i nodi ancora da sciogliere annoveriamo il rallentamento dell’economia globale (Cina e Europa in primis), il deterioramento dei dati macroeconomici provenienti dagli Stati Uniti e infine l’incognita Brexit”.
 
Ciò che, al contrario, potrebbe accompagnare i listini nuovamente al rialzo, oltre ad una soluzione positiva dei problemi sopra elencati, sarebbe una nuova fase di operazioni di fusione e acquisizione negli Stati Uniti, eventi che tipicamente si manifestano proprio al termine dei cicli economici. 
 
“Per questo motivo siamo positivi sui fondi specializzati che seguono le strategie event-driven (opportunità di investimento generate da uno stato di incertezza, ndr.) e quelle merger-arbitrage (per il recupero di rendimenti dallo spread tra l’offer price dell’azienda prima dell’acquisizione e il prezzo di mercato dopo l’annuncio, ndr.)”. Stessa attenzione per quei gestori “che seguono i titoli che gravitano in ottica M&A per trarre profitto da operazioni in cui il prezzo è certo”.
 
Rispetto a quanto anticipato agli inizi di gennaio in una nota agli investitori, il mercato ha confermato la view rialzista di Gamma Capital e, rispetto ad allora, “confermiamo e rafforziamo la nostra strategia di investimento. Rimaniamo sovrappesati sul settore tecnologico (titoli legati all’intelligenza artificiale e all’implementazione del software) continuando a ricercare le migliori opportunità all’interno dei megatrendcome ad esempio la virtualizzazione dei dati sul cloud e la cybersecurity. Confermiamo l’allocazione in portafoglio dei titoli meno esposti al ciclo come quelli del settore sanitario, farmaceutico”, conclude il manager italiano.
 

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