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Banche e risparmio gestito, sindacati vs modello Carige

Sileoni (Fabi): "La banca non può diventare una boutique solo per ripulirla e poi rivenderla a qualche fondo". Masi (Uilca): "Non vogliamo che i nuovi esuberi diventino consulenti finanziari, sarebbe uno scambio improprio"

Banche e risparmio gestito, sindacati contro il modello Carige

Lando Maria Simeoni (a sx), segretario generale Fabi, e Massimo Masi segretario generale Uilca

Al segretario generale della Federazione autonoma bancari italiani (Fabi), Lando Maria Sileoni, il modello boutique di Banca Carige non piace. Lo ha detto chiaramente durante la conferenza stampa a Milano, convocata insieme agli altri segretari generali di First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e UnisinRiccardo ColombaniGiuliano Calcagni, Massimo MasiEmilio Contrasto. Un incontro con la stampa con il quale le segreterie hanno lanciato messaggi chiari all'Abi sia sul rinnovo del contratto (le sigle hanno firmato di recente un piattaforma rivendicativa) e sia sulle strategie in corso nel settore bancario italiano.

 "Siamo contrari alla banca boutique su modello Banca Carige perché per noi la banca non può essere una boutique solo perché qualcuno la deve ripulire e poi rivendere, come probabilmente sarà fatto, a qualche fondo. Non esiste, lo abbiamo detto in tutte le lingue", ha dichiarato Sileoni. "Un conto è che ci sia un ramo all'interno di un gruppo specializzato nel risparmio gestito, un altro conto è il caso di Carige", che nel piano strategico presentato di recente dai commissari prevede la trasformazione dell’istituto in boutique finanziaria.
 
Sul fronte del wealth management, sempre più centrale nei piani e nei bilanci bancari per i margini che garantisce, "è chiaro”, ha continuato Sileoni, “che si sta scimmiottando il modello Intesa, e questo sarà un altro elemento di grande riflessione che noi affronteremo nel prossimo contratto. Se la politica è diventata 'più vendita di prodotti e meno credito', è chiaro che questo problema ce lo dobbiamo porre".
 
Un punto condiviso anche da Masi della Uilca: "non vogliamo che i nuovi esuberi diventino consulenti finanziari, perché sarebbe uno scambio improprio". Nell'ambito delle pressioni commerciali a cui sono stati sottoposti in passato i dipendenti per vendere prodotti, per ora "abbiamo fatto passi da giganti, abbiamo approvato un accordo in Abi passando da controlli zero a due tipi di controllo", ha chiarito ancora Sileoni.

leggi anche: Bancari, la piattaforma sindacale per il rinnovo del contratto

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Nel corso della stessa conferenza stampa le sigle si sono dette fiduciose sul buon esito delle consultazioni sulla piattaforma rivendicativa approvata lo scorso 15 marzo e sulla trattativa per il rinnovo del contratto bancario in scadenza il 31 maggio 2019. "Siamo disponibili al dialogo", ma "i banchieri non ci devono stimolare o provocare perché come tre anni fa siamo scesi in piazza, siamo pronti anche oggi", ha detto Simeoni. 

C'è fiducia, quindi, per il risultato delle assemblee dei lavoratori sul territorio che partiranno il 2 aprile per concludersi intorno al 24 maggio. Le richieste della piattaforma saranno presentate all'Abi entro il 31 maggio. Sileoni ha incontrato la stampa per sottolineare che le banche italiane "sono tornate agli utili (9,3 miliardi totali nel 2018, che diventeranno 10,9 mld nel 2019 secondo l'Abi) grazie all'impegno dei dipendenti e di tutti i bancari", a cui spetta quindi, una delle principale rivendicazioni approvate dai sindacati: un aumento di 200 euro medi mensili in busta paga per lavoratore, per i quali "ci batteremo fino alla fine, fino alla morte", osserva ancora Sileoni.

Secondo i sindacati, la richiesta è sostenibile, lo è molto meno il fatto che ci siano "manager e consiglieri di amministrazione che continuano a guadagnare milioni". Tra le altre cose, la piattaforma prevede la tutela dell'occupazione attraverso la conferma del Foc, Fondo per l'occupazione, una cabina di regia sui processi di digitalizzazione e il diritto al reintegro per i giovani lavoratori assunti dopo il Jobs Act.

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