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La Cina invecchia? Poco importa se regge la produzione

“Il paese ha dimostrato poter crescere indipendentemente dall’evoluzione delle dimensioni della sua forza lavoro, e potrà continuare a farlo”. L’analisi di Craig Botham (Schroders)

La Cina invecchia? Poco importa se regge la produzione

Nel 2018 la Cina ha registrato 15,23 milioni di nascite con un calo di due milioni rispetto all’anno precedente. Una notizia non positiva se si somma al rallentamento della crescita economica (nel 2018 il Pil si è attestato a +6,6%, contro il +6,8% del 2017). L’anno scorso nel colosso centro-asiatico i decessi sono stati 9,93 milioni segnando un calo di 5,32 milioni rispetto all’anno precedente.

Sia chiaro, con i suoi 1,395 miliardi di cittadini, la Cina resta il paese più popoloso del pianeta, eppure il suo invecchiamento inizia a preoccupare analisti e operatori finanziari che si domandano se il fenomeno possa essere un elemento peggiorativo per la crescita nazionale (e globale).
 
La questione la pone esplicitamente l’azienda di investimenti Schroders con il suo economista in mercati emergenti, Craig Botham (in foto).  “Non c’è dubbio sul fatto che la Cina stia invecchiando ma non è detto che ciò sia necessariamente disastroso per la crescita e gli investitori”.
“La popolazione cinese in età lavorativa ha raggiunto il picco e d’ora in avanti la forza lavoro si ridurrà sia in termini assoluti che in proporzione rispetto alla popolazione complessiva, a sua volta in diminuzione a partire dal 2027, secondo le ultime proiezioni dell’Us Census Bureau”, scrive Botham. 
 
“Se si considerano l’andamento dell’età mediana cinese nel tempo e le proiezioni per i prossimi anni, il paese diventerà più vecchio degli Stati Uniti nel 2021 e sarà vecchio quanto il Giappone per il 2045. Ciò significa che la Cina invecchierà prima di diventare ricca? La risposta a questa domanda è soggettiva, nel senso che dipende dalla definizione di vecchio e di ricco”.
 
Punto di vista interessante se si tiene presente che “la crescita economica non dipende solo dalla forza lavoro. Un nostro recente studio ha mostrato che l’invecchiamento della forza lavoro, di per sé, non implica necessariamente che la Cina non diventerà mai ricca. A condizione che la produttività sia abbastanza elevata, è possibile mantenere una crescita anche a fronte di una manodopera in diminuzione”.
 
“Seguendo il modello di Robert Merton Solow (premio Nobel per l’economia nel 1987, ndr.), si può scomporre la crescita economica in tre elementi principali: la crescita della forza lavoro; la crescita dello stock di capitale; e la crescita della produttività totale dei fattori – in altre parole, l’efficienza con cui si possono combinare lavoro e capitale, che può aumentare grazie al progresso tecnologico. Dal nostro studi”, prosegue l’economista di Schroders, “emerge il fatto che la Cina sia stata in grado di crescere ad un passo sostenuto indipendentemente dall’evoluzione delle dimensioni della sua forza lavoro, e potrà continuare a farlo”. 
 
“L’invecchiamento della popolazione impiegherà un certo tempo prima di diventare un freno significativo per la crescita e può essere parzialmente contrastato da riforme del mercato del lavoro volte a incrementare il tasso di partecipazione delle fasce più anziane. La produttività della manodopera è un fattore decisamente più importante per l’andamento della crescita cinese rispetto alle dimensioni della forza lavoro”.
 
Fondamentale, per l’equilibrio futuro tra crescita e invecchiamento del paese è, quindi, l’andamento della produttività. “Le riforme per supportare la produttività totale dei fattori hanno un’importanza cruciale. Made in China 2025 è un tentativo esplicito di risalire la catena del valore nella produzione, incrementando così la produttività sia del capitale che del lavoro in modo significativo. Tuttavia, altre misure come le riforme fondiarie potrebbero essere più problematiche, data la fondamentale incompatibilità tra l’ideologia del Partito Comunista e il concetto di proprietà privata dei terreni agricoli. Con la giusta combinazione di politiche, il declino demografico della Cina può essere meno problematico di quanto appaia. La sfida sarà adottare tale combinazione sotto la guida di una leadership che reputa parte della soluzione come politicamente poco appetibile”, chiosa Craig Botham.
 

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