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Obbligazionario, "sostenibilità redditizia" non è più un ossimoro

"La ricerca empirica ha dimostrato il ruolo determinante della governance per la performance obbligazionaria". L'analisi a cura di Frédéric Salmon, head of credit di Pictet Asset Management

Obbligazionario, "sostenibilità redditizia" non è più un ossimoro

Proprio come un essere vivente, un’impresa interagisce con il mondo che la circonda. Da questo trae risorse e redditi, ma lascia anche un’impronta che la rende  più sensibile  a importanti  questioni  sociali, come l’ambiente, le disuguaglianze o la diversità. Le autorità, incalzate dall’opinione pubblica, sono disponibili a inasprire le normative per limitare gli effetti di queste esternalità. Il regolamento europeo sulla protezione dei dati personali, il dibattito sull’inquinamento prodotto dagli automezzi  o la riduzione delle quote di emissione di CO2 sono la prova del nuovo paradigma. Basti pensare che le leggi a tutela dell’ambiente si sono decuplicate rispetto  al 2005.

I comportamenti sociali e fiscali delle aziende, sempre più sotto esame, rischiano  di comprometterne l’immagine e quindi la redditività nel lungo periodo. Ne consegue che un’impresa non può più limitarsi al proprio bilancio, ma deve tenere in considerazione altri fattori che potrebbero influire sul valore del business. Naturalmente questi elementi, i cosiddetti fattori ESG, non possono essere ignorati neppure dai gestori patrimoniali,  poiché offrono informazioni preziose  ai fini della valutazione  della qualità e della solidità di un’impresa nel tempo.

Seppur  con un certo ritardo, anche il mercato obbligazionario  inizia a integrare questi fattori che hanno il potere  di modificare i premi per il rischio. Desiderose di minimizzare il costo medio del capitale, le società sono più consapevoli delle nuove esigenze degli obbligazionisti. Barclays ha dimostrato nel 2016  e confermato nel 2018  che investendo in base  ai principi ESG è possibile incrementare notevolmente la performance di un portafoglio di titoli di credito,  sia negli Stati Uniti che in Europa. Infatti, gli investitori privati e istituzionali sono oggi più attenti alla reputazione e all’immagine delle società in portafoglio e non esitano  a eliminarle in caso di controversie ecologiche o sociali.

La sensibilità  di un’azienda ai fattori Esg varia in base  all’attività svolta. È dunque necessario definire a priori degli adeguati parametri analitici per ciascun settore con l’obiettivo di valutare la qualità di tali componenti extra-finanziarie che rappresentano altrettanti rischi per l’impresa, a prescindere dal suo posizionamento nel ciclo economico. L’offerta di Pictet Asset Management nell’ambito del credito ESG abbraccia tutti i settori necessari al funzionamento dell’economia a eccezione di aree ritenute socialmente controverse come il gioco d’azzardo,  il tabacco e le armi. Occorrono 40 tonnellate di acciaio per costruire una turbina eolica da 2 GW, 300 chili di batterie per un’auto elettrica e fino a 600 kg per alcuni modelli di Tesla. La transizione energetica non sarà dunque possibile senza  i settori petrolifero e minerario. Il ruolo del gestore è quello di privilegiare gli attori più virtuosi di queste aree. 

Ma l’impatto ambientale non è l’unica variabile. La ricerca  empirica  ha dimostrato il ruolo determinante della governance per la performance obbligazionaria. Non sorprende che una governance efficace,  oltre a essere uno strumento di controllo e di qualità, consenta a una società di prevedere in qualsiasi momento l’evoluzione del contesto e i necessari adeguamenti. Inoltre, un’impresa con una governance debole è più vulnerabile ai fondi attivisti. La tendenza di questi ultimi a massimizzare i rendimenti sugli investimenti è raramente favorevole agli obbligazionisti.

La componente sociale, per quanto più difficile da valutare,  resta  tuttavia  un elemento determinante per giudicare  la sostenibilità di un’azienda. Una controversia può indebolire un marchio,  mentre un’immagine  forte può attirare talenti. Dal 2017, alcuni fondi pensione scandinavi non esitano  a cedere gli investimenti in Ryanair a causa dei disordini sociali e dei dubbi sulla sostenibilità del business model a basso  costo.

Il successivo passo  naturale è stato coinvolgere direttamente le società. È vero che chi investe in obbligazioni non è un azionista,  ma non bisogna sottovalutare la sensibilità  degli emittenti al costo del debito, soprattutto in questa fase di abbandono delle politiche monetarie accomodanti e di rallentamento del ciclo economico. Infine, una rigorosa integrazione dei fattori ESG consente di selezionare aziende in grado di attraversare i cicli economici  con maggiore serenità. La sostenibilità di un’impresa si misura anche dalla sua gestione finanziaria. Ecco perché, in ogni settore, diamo preferenza agli emittenti che puntano su investimenti e ricerca  a scapito  di una politica aggressiva  nei confronti degli azionisti.

Spesso sono le decisioni prese nelle fasi rialziste del ciclo che permettono di affrontare le turbolenze. La finanza sostenibile è appena agli inizi, soprattutto in ambito creditizio. La creazione di un quadro  normativo riveste un ruolo decisivo nel definire questa nuova realtà che per alcuni investitori è ancora difficile da collocare.  L’Unione Europea sta studiando una serie di misure volte ad attribuire un congruo peso alla finanza sostenibile. Ma al di là delle nostre convinzioni, le strategie di investimento sostenibile sono destinate a un forte sviluppo nel mercato del credito,  grazie al sostegno degli investitori finali e all’inquadramento dei regolatori.

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