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Ue, l'ombra populista fa tremare asset rischiosi, obbligazioni e valute

“Questa volta l'ascesa dei partiti euroscettici di destra è una preoccupazione per gli investitori". L'analisi di Philippe Ferreira (Lyxor Asset Management)

Ue, l'ombra populista fa tremare asset rischiosi, valute e obbligazionario

Immagine da YouTube

Non è facile ricordare elezioni europee tanto attese come quelle del 23 e 26 maggio prossimi. In che modo i mercati stiano vivendo questo appuntamento e quali sono le loro aspettative è al centro di un intervento di Philippe Ferreira (in foto), senior cross-asset strategist di Lyxor Asset Management.

Non c’è dubbio che il prossimo rinnovo del Parlamento europeo sia importante per gli investitori. Anzi. “Sono motivo di preoccupazione alla luce dell'aumento dei partiti non tradizionali e delle potenziali implicazioni negative per il mercato associate all'aumento dei partiti populisti di destra”, scrive senza giri di parole lo stratega di Lyxor.
 

Secondo i sondaggi attuali, i partiti euroscettici di destra potrebbero ottenere il 25% di tutti i seggi, ciò potrebbe portare ad uno stop del progetto Ue

“Mentre i sondaggi suggeriscono una crescita contenuta dei partiti anti-establishment, vale la pena ricordare che questi hanno colto di sorpresa gli investitori negli ultimi anni, come nel caso del referendum sulla Brexit o delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Inoltre”, prosegue Ferreira, “per la prima volta dal 1979, i sondaggi indicano che i due maggiori gruppi politici europei (Ppe e S&D) non otterranno la maggioranza dei seggi (cioè 353 seggi nel prossimo mandato)”.
 
“Ciononostante, i partiti pro-UE dovrebbero ancora detenere una maggioranza, principalmente grazie alla probabile crescita del gruppo liberale Alde”.
 
L’esito delle urne avrà un peso sui mercati solo se i sondaggi che danno i partiti europeisti in maggioranza verranno smentiti. “Se i partiti euroscettici di destra (Ecr, Enf, Efdd) superano le aspettative e/o formano una coalizione” c’è da“aspettarsi qualche turbolenza nei mercati valutari e obbligazionari della zona euro”.

“Nonostante questo scenario sia improbabile date le divergenti opinioni dei partiti”, continua il manager Lyxor, “potrebbero diventare comunque il secondo gruppo più grande all’interno del Parlamento europeo, anche se ancora lontani dal formare una maggioranza perfino qualora ricevessero il sostegno dei gruppi di sinistra (Gue/Ngl e Greens/Efa). L'Ue si troverebbe tuttavia di fronte a una crisi di fiducia. Ciò si tradurrebbe probabilmente in un indebolimento del rapporto Eur/Usd e in un allargamento degli spread sovrani dei paesi periferici dell’eurozona”.
 
L’incognita Uk rappresenta un’altra variabile impazzita di questa tornata elettorale europea. “Un'altra fonte di incertezza è la partecipazione o meno del Regno Unito alle elezioni. Se il paese esce dall'Ue dopo il 22 maggio, sarebbe costretto a partecipare alle elezioni, rendendo l'esito più incerto”.

“Secondo i sondaggi attuali, i partiti euroscettici di destra (in foto la neonata Enf) potrebbero ottenere il 25% di tutti i seggi (quasi il 40% includendo i gruppi euroscettici/nazionalisti di sinistra)”, prosegue Philippe Ferreirache e azzarda: “Ciò potrebbe portare ad uno stop del progetto Ue”.

Un contesto del genere porterebbe a un bilancio della Comunità “più limitato e gli interessi nazionali potrebbero tornare in primo piano. Anche le autorità sovranazionali potrebbero potenzialmente disporre di meno potere. In ultima analisi, le norme fiscali potrebbero essere messe in discussione, il che si tradurrebbe probabilmente in costi di rifinanziamento più elevati per paesi come l'Italia, la Grecia e il Portogallo, che sopportano un pesante onere del debito pubblico”.
 
“I sondaggi attuali suggeriscono che il Ppe (Partito Popolare Europeo) e il S&D (Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici) dovrebbero rimanere le forze principali al Parlamento Europeo, con 177 e 135 seggi rispettivamente. Tuttavia, questo rappresenta una significativa perdita di seggi rispetto alle elezioni del 2014 (rispettivamente -44 e -56 seggi) e in maniera ancora maggiore rispetto al voto del 2009”.

C’è un elemento storico alle porte senza precedenti. “Per la prima volta dalle prime elezioni europee del 1979, entrambi i partiti non raggiungeranno la maggioranza del Parlamento europeo. Ma una maggioranza di partiti moderati ed europeisti è ancora raggiungibile se il Ppe e il S&D ricevono un probabile sostegno esterno dall'Alde”.

L’Alliance of Liberals and Democrats for Europe “dovrebbe guadagnare 38 seggi, passando da 67 a 105 nella prossima legislatura, con il sostegno di La République en Marche di Emmanuel Macron”.

“I partiti euroscettici di destra, tuttavia, sono in aumento”, continua l’analisi. “Si prevede che l'Enf (Europa delle nazioni e della libertà) anti-UE otterrà 25 seggi, passando da 37 a 62 seggi. Insieme all'Ecr (Conservatori e Riformisti europei) e all'Efdd (Europa della libertà e della democrazia diretta), i partiti euroscettici di destra dovrebbero ottenere 166 seggi (+11 rispetto alle elezioni del 2014). Se questi tre gruppi politici uniscono le forze, i partiti anti-UE sarebbero quasi il gruppo più numeroso del Parlamento europeo”.

“In queste elezioni, i voti andranno a 705 eurodeputati (meno rispetto ai 751 del 2014), tra il 23-26 maggio nei 27 Stati membri dell'Ue”, scrive Philippe Ferreira. “Il Regno Unito non dovrebbe votare, anche se potrebbero esserci dei cambiamenti se Brexit subisse un ritardo significativo. I partiti politici europei hanno il diritto di condurre campagne elettorali in tutta l'Ue per le elezioni europee ma, di fatto, le campagne sono generalmente condotte da delegati nazionali di partiti nazionali focalizzati su questioni nazionali”.
 
Sebbene questa sia l'unica istituzione dell'Ue ad essere eletta direttamente, "l'affluenza alle urne è diminuita costantemente e in maniera sostanziale tra il 1979 e il 2014, passando dal 62% nel 1979 (Ue 9) al 43% nel 2014 (Ue 28). Tuttavia, vi sono notevoli differenze a seconda del paese. In paesi come l'Italia, i Paesi Bassi, la Francia e la Germania, l'affluenza alle urne è diminuita drasticamente tra il 1979 e il 2014 di 20-30 punti percentuali”.
 
“L'affluenza alle urne è sempre stata bassa nel Regno Unito (36% nel 2014) e nei paesi dell'Europa dell'Est (vicino, o meno, al 25% in Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Croazia). Nel frattempo, l'affluenza alle urne è stata strutturalmente più alta in paesi come il Belgio e il Lussemburgo (85-90%) ed è aumentata nel tempo in Danimarca e Svezia.
 
“Questa volta, tuttavia, l'ascesa dei partiti euroscettici di destra è una preoccupazione per gli investitori. La quota cumulata dei partiti Enf, Ecr e Efdd dovrebbe passare dal 20% delle elezioni europee del 2014 al 25% per questo mandato. L'aggiunta del gruppo euroscettico di sinistra (Gue-Ngl) implica che un terzo del Parlamento europeo è composto da membri che diffidano dell'UE e che lottano per una minore integrazione”. 
 
E conclude: “Gli asset rischiosi potrebbero essere danneggiati dagli effetti negativi sul mercato se questi gruppi politici ottengono un punteggio più alto di quello attualmente suggerito dai sondaggi. Finché i partiti euroscettici non sono vicini alla formazione di una maggioranza, il che è altamente probabile, riteniamo che l'impatto sarà di breve durata”.
 

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