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Mercati, l'onda lunga del rally di Santo Stefano

“Anche un po’ in controtendenza con la retorica generale che da oltre due anni fa il conto alla rovescia aspettando l’inevitabile correzione, i mercati azionari hanno regalato un trimestre da ricordare”. L'analisi di Roberto Rossignoli (Moneyfarm)

I mercati e l'onda lunga del rally di Santo Stefano

“Anche un po’ in controtendenza con la retorica generale che, da oltre due anni, fa il conto alla rovescia aspettando l’inevitabile correzione, i mercati azionari hanno regalato un trimestre da ricordare”. Roberto Rossignoli (in foto) portfolio manager di Moneyfarm e dell’ufficio studi della società, dedica un’analisi agli effetti, tutt’oggi evidenti, della crescita sostenuta avuta dai mercati il 26 dicembre scorso.
 
Soprannominato dalla stampa specializzata “il rally di Santo Stefano”, in quel giorno di tre mesi fal’indice Dow Jones raggiunse un rialzo di 1000, pari a quasi il 5%. L’incremento migliore mai registrato dal lontano 2009.
 
Ma torniamo ai giorni nostri. “Non sarà certo passato inosservato l’ultimo trimestre a coloro che avessero investito sui mercati attraverso una strategia di investimento bilanciata con diversificazione globale”, scrive Rossignoli.
 
“Una dinamica positiva era in parte prevedibile o comunque si poteva spiegare nell’ambito di quei fattori fondamentali che hanno caratterizzato gli ultimi mesi e che abbiamo già avuto modo di sottolineare negli scorsi mesi”.
 
“Il rally”, continua, “ha offerto, e continuerà a fornire un ottimo spazio di manovra nei prossimi mesi, aumentando le opzioni a disposizione della gestione. Ma cosa è successo esattamente? E soprattutto come bisogna comportarsi da qui in avanti?”.
 
Il Rally di Santo Stefano. “Gli scorsi tre mesi sono stati tra i più positivi degli ultimi anni per chi avesse optato per una soluzione bilanciata. Per un qualsiasi portafoglio composto da azionario e obbligazionario non è improbabile che questi tre mesi siano stati i migliori almeno dal 2015”, spiega il portfolio manager di Moneyfarm.
 
“Il rally è partito il giorno di Santo Stefano e ha continuato a infuocare i mercati nei mesi successivi. A guidare la classifica tra i mercati sviluppati sempre il solito S&P500 (14%), seguito da Eurozona (12%), Regno Unito (10%) e Giappone (8%). Tra i mercati emergenti ha brillato soprattutto la Cina, che ha iniziato l’anno con uno stupefacente 30%, trainando al rialzo tutto il comparto azionario emergente (+10%)”.
 
“A sostenere la performance della strategia bilanciata globale hanno contribuito principalmente tre fattori: la prestazione sensazionale dell’azionario; l’obbligazionario che si è mosso in correlazione con esso; l’indebolimento marginale dell’euro nei confronti delle principali valute sviluppate ed emergenti, che ha contribuito a premiare la componente dei portafogli in valuta estera”.
 
Ma procediamo con ordine, partendo dall’azionario. “I listini globali hanno festeggiato sulla scia del diradarsi di alcuni fattori di incertezza che ne avevano condizionato la performance nei mesi passati”, si continua a leggere nel commento del manager e analista di Moneyfarm.
 
“Ha pesato sicuramente la distensione delle tensioni commerciali. Ma soprattutto ha influito il cambio di retorica delle politica monetaria, di cui già avevamo anticipato a dicembre”.
 
Oggi “i banchieri centrali hanno preso atto che il quadro economico mostra i primi segni di rallentamento e dopo aver testato i nervi dei mercati, la Fed ha aperto la porta a una correzione della politica monetaria”.
 
Lo stesso vale per l’Europa “che potrebbe invertire la politica monetaria ancor prima di aver rimosso i sostegni messi in piedi in seguito alla crisi del 2008 e 2011, in quella che, se il quadro economico dovesse peggiorare, si presenterebbe come un inedito ciclo a tripla recessione”.
 
“Infatti in seguito alle turbolenze dell’ultimo trimestre, la probabilità di un qualsiasi rialzo è andata scemando, per favorire prima lo status quo e poi addirittura un taglio nel corso del 2019”.
 
Un cambiamento di tono da parte delle banche centrali che “si è ripercosso sulle valutazioni azionarie, diventate di conseguenza più attraenti”. Un fatto evidente se si tiene conto che “la politica monetaria e la dinamica dei tassi sono in questo momento sempre più rilevanti nell’influenzare l’andamento dei mercati azionari”.
 
Anchel’obbligazionario, conclude Roberto Rossignoli, “ha chiuso un trimestre positivo sia sulle durate corte sia su quelle più lunghe, sia per il debito governativo sia per quello societario. La correlazione, che era servita a limitare le perdite nel corso della fine del 2018, si è annacquata e tutto il comparto è in positivo per il secondo trimestre consecutivo”.

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