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Azioni o obbligazioni? Un po' di sano realismo, il consiglio di Schroders

La ricerca Global Investor Study 2018 della sgr rivela che le aspettative (soprattutto degli investitori italiani) sono bene al di sopra della realtà dei dati. In media, chi investe si illude di poter guadagnare senza rischiare

Azioni o obbligazioni? Schroders consiglia un po' di sano realismo

16.04.2019

Quanto rende investire in obbligazioni o azioni? Una ricerca svela la distanza fra attese spesso irrealistiche dei risparmiatori e dati reali. Le aspettative degli investitori sono lontane dalla realtà. A dare la notizia è Schroders, nota società di gestione del risparmio, che per il suo Global Investor Study 2018 ha intervistato oltre 22 mila investitori.
 
Rendimenti: tante aspettative, poco realismo. Dall'indagine, effettuata in 30 paesi, emerge che mediamente il rendimento atteso per i prossimi 5 anni è del 9,9% annuo. Ad aspettarsi di più sono i presunti esperti: chi sostiene di avere buone conoscenze nel campo degli investimenti pronostica un rendimento annuo del 10,9% per il prossimo quinquennio.
 
Gli investitori che si dichiarano principianti pensano invece di ottenere l'8,8%. Analizzando la platea degli intervistati dal punto di vista anagrafico, i più ottimisti sono i giovani mentre gli ultrasettantenni si rivelano i più cauti. I risparmiatori che hanno tra 37 e 50 anni sperano in un rendimento annuo del 10%, e quelli tra 51 e 70 anni si aspettano l'8,8%.
 
Sempre secondo lo Schroders Global Investor Study, gli italiani ambiscono a guadagni abbastanza lontani dalle realtà anche perché (come emerge anche da altre ricerche) vorrebbero ottenere questi rendimenti senza correre rischi. La famosa botte piena e la moglie ubriaca.
 
Il rischio, questo sconosciuto. Nell'analisi sulle attese degli investitori emerge anche e soprattutto sul mercato italiano una certa sottovalutazione delle potenzialità dei rendimenti offerti dai mercati azionari ma anche della cosiddetta relazione rischio/rendimento.
 
Meno rischi si assumono, minori o nulli sono guadagni potenziali, mentre, chi è più propenso a rischiare avrà la possibilità di generare maggiori profitti, pagando naturalmente il prezzo di una maggiore volatilità dei rendimenti.
 
Per questo motivo gli investitori che vorrebbero avere un rendimento del 5 o del 10% annuo senza rischiare (in mercati mondiali dove una parte significativa dei titoli obbligazionari in circolazione, titoli di Stato italiani compresi, offrono tassi di interesse negativi) o non conoscono questa legge immutabile hanno un'elevatissima probabilità di cadere vittima di frodi o solenni fregature finanziarie.
 
Non tutti gli investitori hanno naturalmente la stessa propensione al rischio. Chi cerca una soluzione meno audace e vuole correre meno rischi (che non vuol dire rischi zero) può ricorrere alle obbligazioni in panieri naturalmente diversificati, mentre, chi cerca maggiori rendimenti può guardare all'investimento azionario con diverse scale (si parla di investimenti bilanciati quando per esempio si investe al 50% sull'azionario e 50% obbligazionario). Di conseguenza, piuttosto che parlare di rendimenti in termini generali sui mercati finanziari può essere utile fare una distinzione tra mercato azionario e obbligazionario.
 
Azionario o obbligazionario? In ogni caso, bisogna sapere attendere. Stando ai rendimenti storici, gli interessi che si possono effettivamente ottenere sono del 6,5% nel mercato azionario e del 2% in quello obbligazionario. Per quanto riguarda l'orizzonte temporale, per l'azionario si va dai 10-15 anni in poi.
 
Chi investe nell'obbligazionario invece dovrebbe considerare almeno 5-10 anni. Previsioni che a prima vista potrebbero sembrare poco allettanti, ma in realtà possono determinare guadagni non trascurabili. Ipotizzando di investire 100mila euro sul mercato azionario con un rendimento annuo costante del 6,5%, in 11 anni il capitale raddoppia. I dati del Global investment returns yearbook 2018 di Credit Suisse, che prende in esame l'andamento dei mercati azionari dal 1900 ad oggi, dimostrano che nel lungo periodo il mercato premia chi gestisce il portafoglio con pazienza e competenza.

Il rischio quindi non va visto solo come una minaccia per il capitale, ma andrebbe considerato anche come una possibilità di guadagno. La valutazione del rischio e dei potenziali rendimenti richiede una profonda conoscenza dei mercati, prerogativa degli esperti di settore.
 
Un consulente finanziario come amico. Il cf indipendente è l'alleato ideale per il risparmiatore poiché il suo lavoro consiste esclusivamente nel consigliare i clienti e aiutarli a creare un'adeguata strategia di investimento. A differenza del promotore finanziario (oggi chiamato consulente finanziario abilitato all'offerta fuori sede), il consulente finanziario indipendente non è legato a banche o reti di vendita. Non riceve commissioni per gli strumenti suggeriti e viene pagato (a parcella) solo dai clienti. 

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