mercoledì, 21 Febbraio 2024

L’altalena dell’economia Usa e l’Eurozona che resiste

“La recessione negli Usa è improbabile, ma il margine si sta riducendo e, per il prossimo anno, prevediamo una crescita del Pil inferiore alle medie”. Il report mensile di Axa Im

06.05.2019
 
“L’attuale debolezza degli scambi commerciali globali spiega il rallentamento della produzione industriale mondiale e degli indici manifatturieri, tra cui quelli relativi alle imprese Usa”. L’analisi del report mensile di Axa Investment Managers.
 
Secondo il consensus, le prospettive macroeconomiche nell’Eurozona erano alquanto promettenti (per tempistiche e portata), pertanto gli ultimi sondaggi tra le imprese europee sono risultati inferiori alle aspettative del consensus.
 

Nell’azionario sovrappesiamo i mercati emergenti e le banche europee, dove i multipli delle valutazioni da inizio anno sono rimasti indietro rispetto alle azioni Usa

Fino a oggi, i progressi sono stati alquanto modesti. Il miglioramento dell’attività, in Asia e negli scambi mondiali, dovrebbe favorire gli indicatori industriali nei prossimi trimestri. Aspetto più importante, la fiducia delle imprese è rimasta alta nei servizi, allontanando i timori di un contagio derivante dal precedente rallentamento del settore manifatturiero.
 
Nel frattempo, l’economia statunitense sembra destinata a rallentare per il terzo trimestre consecutivo, con un tasso annualizzato dell’1,5% circa nel 1° trimestre del 2019. Secondo noi, questo andamento sarà però temporaneo: la spesa pubblica e le vendite al dettaglio dovrebbero rimbalzare a sostegno del 2° trimestre (2,5% circa), anche grazie a qualche fattore stagionale.
 
Nel complesso, il nostro modello della probabilità di recessione negli Stati Uniti non raggiunge il limite nei prossimi dodici mesi, ma il margine si sta riducendo e noi continuiamo a prevedere una crescita del Pil Usa inferiore alle medie per il prossimo anno (all’1,6% rispetto alle stime di consensus dell’1,9%).
 
Asset Allocation: propensione al rischio contenuta ma in aumento mentre il carry dei prodotti a spread si fa interessante.
Come previsto, i mercati del rischio si aspettano che la crescita globale toccherà il fondo dopo il rallentamento sincronizzato degli ultimi 12 mesi. 

Gli indici azionari Usa hanno segnato nuovi massimi storici, con i PE in aumento, a riflettere l’approccio più accomodante della Fed, e il calo dei rendimenti mentre gli utili del 1° trimestre hanno tenuto abbastanza bene (sulla base dei dati riportati finora). Anche i mercati del credito restano promettenti dopo una performance record nel 1° trimestre, per es. nel segmento High Yield (HY) Usa. Il petrolio, le azioni cinesi e delle banche europee riportano i rendimenti più brillanti da inizio anno.

Tale contesto suggerisce una propensione al rischio modesta ma in aumento, soprattutto nei prodotti a spread (High Yield USA e debito dei mercati emergenti) a fronte della rinnovata tendenza verso un calo dei tassi su scala globale. Nell’azionario sovrappesiamo i mercati emergenti e le banche europee, dove i multipli delle valutazioni da inizio anno sono rimasti indietro rispetto alle azioni Usa.

Conserviamo una posizione neutrale sulla duration nell’ambito del reddito fisso globale. È un approccio ispirato alla prudenza mentre ci avviciniamo a una possibile svolta nella crescita globale dove servono altri segnali prima di diventare più prudenti sulla duration.
 

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