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Donnet ai soci: per Generali group è tempo di acquisizioni

Con i conti in ordine e una forte strategia espansiva per assicurazioni e risparmio gestito, Donnet annuncia all'assemblea dei soci la possibilità di operazioni a&m in Europa

Donnet ai soci: per Generali group è tempo di acquisizioni

07.05.2019
 
Il ceo di Generali Group, Philippe Donnet (sotto, in foto) ritiene "completato" il programma di cessioni e ottimizzazione geografica della compagnia, dopo che sono state vendute "circa dodici società di piccola o media dimensione, tutte società sotto la dimensione critica". Se ce ne saranno altre, "non lo so, non è previsto, non c'è nessun progetto sul tavolo", afferma. Ora, quindi, è tempo di acquisizioni.

Ci saranno opportunità in Europa, ne sono abbastanza convinto, sempre con l'obiettivo di aumentare il risultato per azione e creare valore per gli azionisti (P. Donnet)

"Abbiamo definito un quadro strategico e vogliamo rafforzare ulteriormente la nostra presenza e leadership in Europa. Ci saranno opportunità in Europa, ne sono abbastanza convinto, sempre con l'obiettivo di aumentare il risultato per azione e creare valore per gli azionisti", aggiunge il ceo in una nota ufficiale. Anche nell'asset management, in particolare, "vogliamo rafforzare il business”, per far sì che l'utile relativo a questa attività cresca "tra il 15% e il 20% e questo comporta la necessità di acquisizioni". Donnet ha rilasciato queste dichiarazioni parlando all’assemblea generale di stamattina a Trieste.

Gli investitori istituzionali sono presenti nel capitale sociale della compagnia con un 21,79%. Percentuale in calo rispetto allo scorso anno, quando solo quelli esteri pesavano per il 22,9%. Nel 2017, erano al 24,37%. I fondi italiani, prima vicini allo 0,2%, ora sono saliti sopra l'1%, con una quota quindi significativa.

La quota dei fondi è inferiore a quella dei maggiori soci italiani che, tra Mediobanca (12,92%), Caltagirone (il secondo in foto) (5%), Del Vecchio (4,86%) e Benetton ( 4%), raggiungono quasi il 27% del capitale. Mediobanca, titolare del 12,92% rispetto al 12,97% dello scorso anno, è scesa non in virtù di vendite di azioni sul mercato ma per una 'mini-diluizione' legata al piano di incentivazione dei manager.

Presentando il bilancio 2018 ai soci, Donnet, riguardo alla situazione patrimoniale di Generali afferma: “non è mai stata così forte, dopo aver generato 8 miliardi di cassa operativa rispetto all'ambizione di arrivare a 7 miliardi. E siamo ora molto ben posizionati per l'implementazione del piano Generali 2021 su cui siamo concentrati dall'inizio del 2019"; l'ambizione della compagnia è quella di "far diventare il gruppo un partner di vita per i suoi clienti, offrendo soluzioni innovative e personalizzate", aggiunge il ceo.
 
Il risparmio gestito fa parte della strategia e l'intenzione è quella di sviluppare una "piattaforma di boutique". Tra l'altro, l'Europa, il suo mercato principale, "rimarrà uno dei mercati assicurativi e della gestione del risparmio più grandi e attraenti al mondo". Qui, sostiene Donnet, "c'è un potenziale significativo da sfruttare intercettando i bisogni di una popolazione che invecchia e deve far fronte a esigenze che le istituzioni statali sono sempre meno in grado di soddisfare". Famiglie e pmi saranno il mercato di riferimento del futuro. 
 
"L'efficacia del nostro piano e l'apprezzamento per la nuova strategia di Generali ci sono state riconosciute anche dal mercato", ha continuato Donnet riferendosi al prezzo delle azioni che ancora ieri sera era superiore a 17 euro. "Dall'annuncio del piano di trasformazione industriale nel novembre 2016 a oggi il prezzo del  titolo ha fatto segnare una crescita di oltre il 48%, molto superiore a quello della media dei titoli assicurativi europei, pari al 18%". E dall'annuncio del piano al 2021, "il titolo di Generali è cresciuto del 22%. Tale apprezzamento conferma l'inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti, crediamo di poter fare ancora meglio", afferma  ancora. 

Per l'Italia Generali prevede "una crescita marginale nel 2019", con pil "a +0,1% o +0,2%". A dirlo è il presidente di Assicurazioni Generali, Gabriele Galateri, su Adnkronos. Ad ogni modo, nonostante "il rallentamento dei nostri partner internazionali, le tensioni sul commercio globale e le nostre debolezze strutturali, il sistema rimane saldo", afferma, e il suo potenziale "rimane importante". 
 
Lo stesso vale per l'Europa, su cui la compagnia assicurativa pone "grande fiducia", continua Galatieri, dal momento che "i salari medi si mantengono solidi e sospingono la domanda interna" e i sondaggi "lasciano pensare che il Parlamento europeo rimarrà a grande maggioranza moderata ed europeista". Lo stesso business assicurativo ha prospettive che "rimangono robuste" e la raccolta premi globale dovrebbe "continuare a crescere a un ritmo del 3% annuo".

È arrivato il momento di cogliere le opportunità di espansione offerte dall'industria assicurativa e di gestione del risparmio (G. Galatieri)

Questo per l'evoluzione dei prodotti assicurativi, la necessità di mitigare le perdite derivanti dal cambiamento climatico e l'evoluzione demografica, per cui, proprio nel settore del risparmio, "ci si aspetta che gli investimenti dei risparmiatori privati per assicurarsi la sicurezza finanziaria dopo il pensionamento crescano drasticamente, raggiungendo il valore in asset gestiti di 109mila miliardi di dollari entro il 2022, con un aumento di quasi il 40% rispetto al 2017".
 
Il risultato di un intervento di "manutenzione straordinaria e di rinnovamento" su Generali è "un vascello più solido, veloce e moderno". Gabriele Galateri usa la metafora marittima per descrivere la situazione in cui si trova la compagnia nel 2019, dopo la ristrutturazione finanziaria degli ultimi anni, iniziata nel 2015.
 
All'assemblea di Trieste, dove fino a metà mattinata era presente circa il 55,85% del capitale del capitale, il presidente del ramo assicurativo sottolinea che è "arrivato il momento di cogliere le opportunità di espansione offerte dall'industria assicurativa e di gestione del risparmio e contribuire a dar forma all'evoluzione di questo settore".
 
E Generali lo vuole fare "attraverso l'esecuzione del suo piano al 2021". Nel suo discorso agli azionisti, chiamati a rinnovare il board, Galateri pone l'accento anche sul tema della governance, sottolineando che il cda di Generali è "conforme alle migliori prassi nazionali e internazionali in termini di governo di impresa ed è considerato un metro di paragone".

A Trieste è andato in scena anche un sit-in di Greenpeace proprio davanti a fuori dalla sede dell'assise e poi con le domande di alcuni soci, che chiedono alla compagnia di smettere di assicurare gruppi che producono energia dal carbone come la ceca Cez e la polacca Pge. Gabriele Galateri ha garantito, rispondendo agli azionisti, che il gruppo, "oltre a non investire in nuovi clienti carboniferi, sta procedendo al disinvestimento dei 2 miliardi di euro di attività legate al carbone in portafoglio".
 
Sul fronte degli investimenti green e sostenibili, il ceo Philippe Donnet ha ricordato che la società "vuole aumentare i premi derivanti da soluzioni assicurative responsabili" e punta "ad allocare 4,5 miliardi entro il 2021 in investimenti verdi e sostenibili". 
 
Il gruppo, spiega ancora Galateri, "non assicurerà più nessuna nuova costruzione di centrali elettriche e miniere a carbone, anche se di clienti esistenti, e si impegna ad uscire da tutte le miniere polacche". Per quanto riguarda i clienti con cui continua i rapporti, "abbiamo definitivo un piano di monitoraggio periodico delle politiche industriali per valutare la coerenza dei loro piani verso un'economia a minor impatto ambientale"
 
Il presidente ha aggiunto che la compagnia "sta implementando attivamente la sua politica sul clima: io la condivido  in pieno, serve che le cose vadano fatte, ma - dice - non abbiamo la  bacchetta magica, non possiamo trasformare tutto in un colpo". Ad ogni modo, "la direzione intrapresa è chiara". 
 

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