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Il decreto sui nuovi Pir è legge e già fa discutere

La maggiore apertura a venture capital e private equity piace all'Aifi, che ha contribuito ai contenuti del decreto. Dubbi da Bankitalia e gestori di fondi

Il decreto sui nuovi Pir è legge e già fa discutere

09.05.2019

Dopo settimane di attese e di dubbi il decreto sul rinnovo dei Pir è arrivato in Gazzetta Ufficale. E i suoi contenuti fanno già discutere tra chi è pro e chi contro.
 
L’Aifi, l’associazione che rappresenta chi investe nell’economia reale attraverso il venture capital e il private equity, si dice soddisfatta “poiché sono stati rispettati gli obiettivi originali della legge e sono state accolte alcune indicazioni dall’iniziativa del governo” e nella una nota ufficiale esprima la propria disponibilità ad “aprire un tavolo di dialogo e supporto per il lancio dei nuovi prodotti”.
 
Critico invece il settore dei gestori dei fondi aperti, gli strumenti più interessati dai Pir. Per loro, la modifica della natura di questi fondi, con l’inserimento dei limiti agli investimenti (3,5% sull’Aim e il 3,5 sul venture capital), metterebbe a rischio la liquidità dei prodotti.
 
L’ad di Zenit Sgr, Marco Rosati, affida al Sole 24 Ore i suoi timori: “A meno che non ci sia un’esplosione di Ipo, né i Pir né i fondi chiusi potranno rispettare l’allocazione prevista dalla normativa”. E se c’è poca liquidità il rischio conseguente è che ci siano vendite di attività su mercati troppo poveri e soggetti a volatilità, sottolinea la banca centrale, e che potrebbero indurre “i sottoscrittori a liquidare l’investimento prima di conseguire il beneficio fiscale”. Un effetto domino, insomma, che potrebbe avere effetti non positivi su quel segmento di Pmi italiane quotate o che aspirano a Piazza Affari.
 
Non convince neanche il limite al finanziamento a 15 milioni di euro, presente nel documento legislativo. “Aggrava la situazione”, commenta Rosati sul Sole, “perché ridimensionerà ancora di più l’universo già ridotto nelle Pmi sull’Aim”.

Anche Banca d’Italia, nel suo rapporto sulla stabilità finanziaria, mette in guardia da alcuni possibili corto circuiti e scrive che “le nuove regole possono rendere più difficile il rispetto dei requisiti prudenziali di diversificazione e di liquidità previsti per i fondi Pir esistenti”.

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