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Dall'azionario alla rupia, la stabilità dell'India prescinde dal voto

"Che il BJP formi un governo di coalizione, o che vinca il Partito del Congresso, i rendimenti dovrebbero restare invariati ". L’analisi di Wontae Kim, research analyst di Western Asset

elefante india

10.05.2019
 
“Le elezioni indiane sono iniziate ufficialmente l’11 aprile scorso e si stanno svolgendo nell’arco di sei settimane, con i risultati che verranno annunciati il 23 maggio al termine dei setti turni di voto. Tutti i 543 membri del Parlamento indiano verranno eletti in collegi uninominali con la regola del 'first-pass-the-post' (in ogni collegio vincerà chi avrà la maggioranza relativa dei voti)”. L’analisi di Wontae Kim (in foto), research analyst di Western Asset (gruppo Legg Mason).
 

Individuiamo valore anche nelle obbligazioni quasi sovrane a breve termine, che hanno un pick up di circa 80-90 punti base rispetto ai titoli di stato indiani

Al termine degli scrutini, il partito che avrà la maggioranza semplice dei parlamentari (più di 271 seggi), o la coalizione che riuscirà a creare una maggioranza nella Lok Sabha, la camera bassa del Parlamento, sceglierà il prossimo Primo ministro indiano.

Nelle ultime elezioni di cinque anni fa, Narendra Modi e il suo partito, il Partito Popolare Indiano (BJP), erano riusciti ad ottenere la maggioranza semplice nel Lok Sabha, cosa che non avveniva dal 1984. La proposta elettorale di Modi si basava sulla capacità di creare lavoro e superare l’inerzia della burocrazia, due delle gravi lacune dell’amministrazione precedente.
 
Oggi però le proiezioni dicono che il BJP non riuscirà ad ottenere la maggioranza, e dovrà dunque cercare di formare una coalizione con alcuni partiti regionali.

Modi ha portato avanti riforme radicali come la Good and Services Tax e l’istituzione di un codice fallimentare per i processi di insolvenza, ma la sua amministrazione ha subito forti critiche per il programma di smonetizzazione, che avrebbe danneggiato gli agricoltori e peggiorato le prospettive di occupazione.
 
Possibili esiti. I sondaggi prevedono che il Partito Popolare Indiano avrà più seggi di tutti, ma non sembra possa essere in grado di replicare il successo del 2014, quando si assicurò la maggioranza semplice dei seggi senza dover formare coalizioni.

Lo scenario più probabile è che il BJP vincerà tra i 200 e i 230 seggi, il che significa che per formare il governo basterà una piccola coalizione. In questo caso, Modi ha ottime possibilità di restare Primo ministro.
 

L’esito più probabile, la vittoria del BJP con la conferma di Modi, sarebbe anche l’esito più favorevole per i mercati. Secondo alcuni un suo possibile sostituto potrebbe essere Niton Gadkari, il ministro dei Trasporti

Tuttavia, nel caso il BJP andasse al di sotto delle aspettative e vincesse un numero di seggi inferiore a 200, ma ancora sufficiente a formare una coalizione con vari partiti regionali, le probabilità che Modi prosegua il suo mandato diminuirebbero, non essendo noto per la capacità di aggregare consenso. Secondo alcuni un suo possibile sostituto potrebbe essere, in questo scenario, Niton Gadkari (il secondo in foto, credits: Wikipedia), l’attuale ministro dei Trasporti.
 
Il maggior rivale del BJP è il Partito del Congresso, guidato da Rahul Gandhi. Difficilmente riuscirà a vincere abbastanza seggi per formare un governo, ma è possibile che una grande alleanza con un certo numero di partiti regionali possa riuscire a soppiantare il Partito Popolare Indiano e la sua eventuale coalizione.
 
Tuttavia, la probabilità che ciò avvenga è - a nostro parere - bassa. Infine, un’ipotesi più ardita sarebbe l’emergere di un piccolo partito regionale come pedina determinante, in grado di portare al ruolo di Primo Ministro una figura politica relativamente sconosciuta. Sarebbe lo scenario in cui aumenterebbero maggiormente le incertezze sulle future decisioni del governo.
 
Implicazioni per i mercati. L’esito più probabile, la vittoria del BJP con la conferma di Modi, sarebbe l’esito più favorevole per i mercati. Attualmente, i titoli di stato indiani a 10 anni rendono attorno al 7,4%, e su questo livello sono rimasti per tutto il 2019. Allo stesso tempo, a partire dall’inizio del 2018 gli investitori esteri hanno cominciato a disinvestire in maniera significativa i loro portafogli dai bond indiani. La percentuale di obbligazioni sovrane e corporate indiane detenute da soggetti esteri si attesta oggi rispettivamente al 68% e 73%.
 
Se verrà eliminata l’incertezza politica dall’equazione, con la rielezione di Modi e il proseguimento della sua politica di consolidamento fiscale, è lecito aspettarsi che gli investitori esteri tornino a comprare i titoli di stato indiani, visto il carry attraente. La rupia indiana dovrebbe a sua volta beneficiare di questi flussi in ingresso.
 

Il recente atteggiamento accomodante della Reserve Bank of India ha aiutato i flussi azionari e se il governo indiano continuerà a puntare sulla crescita, la rupia sembra essere ben supportata

Anche nell’eventualità che il BJP formi un governo attraverso una coalizione, o che vinca il Partito del Congresso, a nostro parere i rendimenti non dovrebbero muoversi eccessivamente. La politica economica non dovrebbe in ogni caso deviare troppo rispetto alla direzione presa negli ultimi anni.

Il recente atteggiamento accomodante della Reserve Bank of India ha aiutato i flussi azionari e se il governo indiano continuerà a puntare sulla crescita, la rupia sembra essere ben supportata. Lo scenario imprevisto, come detto, sarebbe quello di un piccolo partito regionale che riuscisse a mettere al potere un suo candidato. In quel caso, crediamo ci siano alte probabilità di un brusco sell off sia della valuta che del mercato obbligazionario indiano.
 
Strategia di investimento. Da una prospettiva macroeconomica, siamo positivi sull’India. Il conto delle partite correnti dovrebbe rimanere in deficit, ma complessivamente la bilancia dei pagamenti dovrebbe rimanere ben supportata. Gli investimenti diretti esteri, pari a circa 3 miliardi di dollari al mese, continuano ad essere solidi, mentre i flussi di portafoglio esteri dovrebbero riprendersi se lo scenario elettorale più probabile finirà per verificarsi.
 
La Reserve Bank of India ha accumulato una quantità significativa di riserve estere, oltre 410 miliardi di dollari, per neutralizzare shock esterni. Inoltre, allo scopo di stimolare la crescita, la RBI nel 2019 ha tagliato i principali tassi di riferimento di 50 punti base, anche in conseguenza di un’inflazione nominale rimasta nella parte inferiore della fascia fissata come obiettivo (tra il 2% e il 6%, con obiettivo di inflazione 4%).
 

La linea filo governativa di Das ha portato delle preoccupazioni sull’indipendenza e autonomia della RBI

Shaktikanta Das (il secondo in foto, credits: Wikipedia) è stato nominato come governatore della banca centrale nel dicembre 2018, a seguito delle improvvise dimissioni del suo predecessore Urjit Patel.

Das è percepito dal mercato come fortemente allineato alle politiche governative. Tuttavia, questo ha anche portato delle preoccupazioni sull’indipendenza e autonomia della RBI.
 
Mentre andiamo verso la fine di questa lunga maratona elettorale, manteniamo un’esposizione sovrappesata sulle obbligazioni indiane. Nei mesi che hanno preceduto l’elezione abbiamo aggiunto duration a mano a mano che lo spread tra i titoli a 3 anni e quelli decennali si ampliava ad oltre 50 punti base.

Individuiamo valore anche nelle obbligazioni quasi sovrane a breve termine, che hanno un pick up di circa 80-90 punti base rispetto ai titoli di stato indiani. Tuttavia, visto il rischio binario proveniente dalla tornata elettorale, preferiamo aspettare prima di esporci ulteriormente al rischio di cambio e ai bond indiani.
 
 
 
 
 
 
 

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