parità di genere

Consob chiede al Senato di aggiornare la legge sulle quote rosa nelle spa

"Dal 2022 la legge non sarà più cogente per circa il 37% delle società oggi presenti nel listino". La commissaria dell'istituto, Anna Genovese, lancia l'allarme in Commissione Finanze e Tesoro

Consob chiede al Senato di aggiornare la legge sulle quote rosa nelle spa

13.05.2019

La commissaria Consob, Anna Genovese (in foto), è intervenuta lo scorso 7 maggio presso la commissione Finanze e Tesoro del Senato della Repubblica, nell'ambito dell'istruttoria legislativa sul disegno di legge n. 1028, “Modifiche al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58,

La percentuale di società che progressivamente usciranno dal perimetro applicativo della legge è destinata a crescere nei due anni successivi, arrivando al 59% nel 2023 e all’84% nel 2024

concernenti la parità di accesso agli organi di amministrazione e di controllo delle società quotate in mercati regolamentati” e sul disegno di legge n. 1095 “Modifiche al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, per l’equilibrio tra i generi negli organi delle società quotate”. 

Durante la conferenza, Genovese ha sottolineato che la legge che regolamenta la presenza femminile all'interno delle società quotate rischia di perdere valore per una buona fetta delle aziende presenti in Borsa. La commissaria parte dalla crisi finanziaria del 2008 quale fattore che stimolò "il dibattito in materia di board diversity (da intendersi rispetto a molteplici fattori, quali genere, età, nazionalità, formazione ed esperienza professionale)", si legge nell'intervento in commissione del tecnico Consob, "degli organi di governo e controllo delle grandi imprese azionarie. In questo dibattito, anche la render diversity è stata valutata in grado di migliorare la qualità del governo societario e di mitigare i rischi di crisi".

La legge da aggiornare è la Golfo-Mosca n. 120/2011 che intervenne "per correggere una situazione di forte sotto-rappresentazione del genere femminile negli organi di governo delle società quotate". 

Nel 2011, anno dell'entrata in vigore della legge, "le donne erano fra il 6 e il 7% dei consiglieri di amministrazione e il 6,5% dei membri dei collegi sindacali delle società quotate italiane. A giugno 2018", continua Genovese, "risultavano raggiunti e superati gli obiettivi di quota posti dalla legge Golfo-Mosca. L’ultima rilevazione effettuata dalla Consob si riferisce a quella data e restituisce una percentuale di presenza delle donne di circa il 36 e il 38%, rispettivamente, nei consigli di amministrazione e nei collegi sindacali delle società quotate".

Sono stati fatti passi in avanti importanti, quindi. Passi che neutralizzeranno in parte la normativa attualmente in vigore. la ragione la spiega la relatrice: "Come noto, però, il vincolo della legge Golfo-Mosca opera su un orizzonte temporale definito di tre mandati consecutivi. Ciò comporta che, dal 2022 la legge non sarà più cogente per circa il 37% delle società oggi presenti nel listino".

Inoltre, "la percentuale di società che progressivamente usciranno dal perimetro applicativo della legge è destinata a crescere nei due anni successivi, arrivando al 59% nel 2023 e all’84% nel 2024. Fermo restando l’obbligo di rispettare le quote stabilite dalla legge Golfo-Mosca per le sole (e numericamente poche, in media circa 7 quotazioni l’anno, negli ultimi 5 anni) società neo quotate, per i primi tre rinnovi di organi di amministrazione e controllo a decorrere dalla quotazione. E’ importante quindi che il Parlamento si interroghi sin da ora, come sta facendo, sulla necessità, o meno, di perpetrare la cogenza della legge Golfo-Mosca".

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400

I più letti

Articolo successivo