il lato oscuro di internet

Cronache dalla rete "cattiva", dove l'illegalità regna sovrana

Viaggio nella porzione del deep web dove vige l’anonimato assoluto e a cui si accede mediante software Tor o IP2

dark web

Il Web è un iceberg. La parte che emerge dall’acqua è Google, Facebook, Twitter, Linkedin, Wikipedia. E’ il Clear Web, l’universo visibile fatto di tutte le pagine che sono indicizzate dai motori di ricerca e che costituiscono solo il 4% del totale. Sotto la superficie c’è il restante 96%: il Deep Web, il web profondo, dove c’è tutto quello che è protetto da una password (database di istituzioni pubbliche, chat e transazioni di online banking, acquisti via e-commerce).

Tutti possono usare Tor: i giornalisti per proteggere l’anonimato delle loro fonti, le gole profonde per denunciare le malefatte di Wall Street, gli attivisti che vogliono aggirare la censura governativa, i privati cittadini decisi a non lasciare traccia sui motori di ricerca. Persino i poliziotti

Un enorme ammasso di informazioni che è crittografato e non accessibile attraverso i motori di ricerca. Infine il Dark Web, una porzione del Deep Web dove vige l’anonimato (quasi) assoluto e a cui si accede solo attraverso Tor (The Onion Router) o IP2 (Invisible Internet Project). Tor è uno dei software più controversi del mondo di Internet ed è famoso anche perchè è stato utilizzato da Julian Assange, fondatore di WikiLeaks e dall’ex-analista della Cia, Edward Snowden

Tutti possono usare Tor: i giornalisti per proteggere l’anonimato delle loro fonti, le gole profonde per denunciare le malefatte di Wall Street, gli attivisti che vogliono aggirare la censura governativa, i privati cittadini decisi a non lasciare traccia sui motori di ricerca. Persino i poliziotti durante le loro indagini sui crimini online usano Tor.  

Se a questo mantello che rende invisibili aggiungi una moneta elettronica non controllata da una Banca centrale, una criptocurrency, hai creato un bazar online dove si può vendere di tutto. Purchè sia illegale. Anabolizzanti, droghe, armi, documenti d’identità contraffatti, dati di carte di credito, buoni regalo di Amazon taroccati, prodotti farmaceutici non coperti da licenza. Azioni, obbligazioni e derivati finanziari. 

Dopo un passato da boy scout e da day trader, Ross Ulbricht, con Silk Road, aveva di fatto creato il negozio mondiale della marijuana

Il pioniere di questo mondo dove ideologie libertarie e sana cupidigia capitalistica si intrecciano è stato il mitico Ross Ulbricht con la sua via della seta, Silk Road, nel 2011. Mitico perchè dopo un passato da boy scout e da day trader, con Silk Road aveva di fatto creato il negozio mondiale della marijuana, fatturando 100 milioni di dollari all’anno. Peccato che due anni dopo l’Fbi abbia chiuso il sito e Ulbricht si sia beccato due ergastoli, più altri 40 anni di reclusione aggiuntivi. 

Molti sono siti con piattaforme di e-commerce avanzate, con sofisticate politiche di customer care del tipo “soddisfatti o rimborsati” e funzionano attraverso conti depositi in Bitcoin. Darkwebnews, DeepDotWeb, All Thing Vice e Dsnstats.net offrono le recensioni dei mercati, spiegano passo passo la procedura per utilizzare Tor e si spingono a dare un giudizio sulla compromissione di un sito da parte dell’Fbi. 

Credit Card Shop è uno delle centinaia di negozi online che offrono carte di debito prepagate che possono essere incassate in un Atm: le paghi 140 dollari e puoi incassare fino a 3500 dollari. Il tutto mediato dal solito conto deposito in Bitcoin. 

Un autentico non-sense economico per il quale l’Fbi ha una facile spiegazione: il 75% dei casi di riciclaggio di denaro coinvolge una criptovaluta. Un’industra illegale, quella del riciclaggio, che vale tra il 2 e il 5% del Pil mondiale, ovvero tra i mille e i 2 mila miliardi di dollari all’anno (300 miliardi solo negli Stati Uniti). 

Un altro mercato illegale a contenuto finanziario nel Dark Web è quello dell’insider information. KickAss Marketplace fa pagare un Bitcoin al mese come quota associativa e mette a disposizione dei membri insider trading rilevanti. 

La selezione per entrare nel club è severa, anche perchè serve a tener fuori principianti, giornalisti e ricercatori, e in particolare gli agenti dell’Fbi sotto copertura. I membri di KickAss Markeplace devono avere avanzate competenze matematiche, economiche e imprenditoriali, ma soprattutto informazioni “corporate” riservate. In questo modo, sostengono gli amministratori del sito, si possono fare previsioni al 90% accurate. 

Credit Card Shop è uno dei negozi online che offrono carte di debito prepagate che possono essere incassate in un Atm: le paghi 140 dollari e puoi incassare fino a 3500 dollari. Il tutto mediato dal solito conto deposito in Bitcoin

Solo lo staff del sito può postare un insider trading dopo averlo accuratamente valutato. Se il metodo funzioni lo sanno solo i membri del club, ma il meccanismo in fondo non ha nulla di scandaloso se si considera che, secondo un articolo del New York Times del 2010, gli investimenti in Borsa dei membri del Congresso americano hanno un rendimento tra il 6 e il 10% superiore a quello del mercato. Da allora sono passati quasi 10 anni, Obama ha firmato una legge per impedire che politici e burocrati possano trarre vantaggio delle informazioni riservate acquisite durante l’attività legislativa e amministrativa, ma c’è da scommettere che i membri del Congresso investono con più successo dei membri di KickAss Marketplace.   

Tra parentesi, per quelli che vogliono gustare l’ebbrezza dell’insider trading c’è un sito del clear web come Openinsider.com,  che fornisce in modo aggregato le informazioni sulle operazioni di borsa condotte da manager di livello C, come Ceo e Cfo. Si possono selezionare le operazioni per importo o individuare un cluster, ovvero un raggruppamento di operazioni effettuate da più manager di una stessa azienda.  

La verità è che proprio la chiusura di Silk Road e di decine di altri mercati, l’arresto di Ross Ulbricht e le vicende di Julian Assange e Edward Snowden hanno fatto diminuire di molto la fiducia in Tor. Sono in molti a pensare che un gran numero di nodi nel Dark Web siano controllati dalla Nsa (National Security Agency). Lo stesso gruppo di hacker che aveva violato le reti di Play Station and Xbox ci ha messo due settimane per assumere il controllo di 3000 router e scoprire le identità del 95% degli utenti. 

Eppure, il Dark Web sta anche cominciando a ripulirsi da solo: per esempio, ci sono operatori che fanno leva sul rifiuto di vendere beni nocivi per la salute o che propongono prodotti organici o equosolidali. Più in generale, il Dark Web toglie dalla strada lo smercio delle droghe e riduce la violenza e l’intimidazione che ne sono il corollario, anticipando uno degli effetti desiderati della legalizzazione, per esempio della marijuana. è evidente che farsi recapitare a casa dal postino uno spinello è molto più sicuro che andarlo a comperare nelle zone dello spaccio.  Insomma, l’esperimento può continuare ed essere studiato a beneficio di tutti.

Del resto, Wall Street è un convertitore di informazione in ricchezza. Il 90% delle transazioni di borsa non viene più effettuato manualmente, ma da un algoritmo. Questo sistema verticale, dove l’informazione è asimmetrica, dove pochi hanno il potere di dare una direzione al mercato, ci mette di fronte al problema delle regole non solo per disciplinare i mercati finanziari, ma anche per capire l’impatto delle tecnologie sui mercati finanziari. 

Ci ricordiamo tutti gli inizi del trading online, un classico nella mitologia della Silicon Valley: William Porter e Bernard Newcomb si conoscono a un party a Palo Alto nel 1980. Porter si è appena comprato un Apple II e si è messo in testa di usarlo per fare compravendita di azioni, disintermediando il ruolo dei broker. Newcomb, che è non vedente,  sviluppa il software. Creano eTrade, per dare all’uomo della strada la possibilità di investire in Borsa direttamente senza dover pagare le commissioni a un consulente. 

Quarant’anni dopo, nell’era dei robo-advisor, il sogno realizzato di Porter e Newcombe, la partita del trading online si gioca ancora intorno a questo intreccio in cui si confrontano il fascino pericoloso del “do it yourself”, la lealtà a geometria variabile del broker-dealer e il valore della consulenza finanziaria.

(*articolo pubblicato sull'edizione cartacea di Investire di aprile)

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