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I fee only sono usciti dal limbo, è ora di diventare grandi

Due sezioni ad hoc nell’albo ocf, la nuova qualifica di consulenti autonomi e di scf non cambia la natura indipendente del loro servizio

I fee only sono usciti dal limbo, è ora di diventare grandi

Con l’avvio il 1° dicembre 2018 dell’Albo Unico della consulenza, la componente indipendente sta muovendo i primi passi nella sua nuova veste ufficiale. Con le delibere approvate dall’Ocf a gennaio e a febbraio salgono a 21 i nuovi iscritti nell’anno in corso, suddivisi in 18 consulenti autonomi e 3 società di consulenza finanziaria  per un totale di 112 cf autonomi e 16 società (dati a inizio marzo, ndr).

Per discutere le possibili aree di miglioramento, si è svolta la prima riunione del comitato consultivo di Ocf a cui hanno partecipato le associazioni rappresentative della categoria tra cui Nafop e Ascofind

Secondo gli addetti ai lavori, nel corso del 2019, l’aumento degli iscritti potrebbe avvenire tuttavia molto lentamente per motivi tecnici e burocratici: occorre che sia l’iter degli adempimenti necessari per l’iscrizione, sia le procedure con cui le domande vengono vagliate dall’Ocf siano consolidate e quindi in grado di assicurare un processo rapido ed efficiente.

Ma soprattutto, in termini di crescita del mercato, occorre che l’investitore sia sempre più consapevole di questa nuova opportunità. Intanto, proprio per discutere le possibili aree di miglioramento, si è svolta la prima riunione del Comitato Consultivo di Ocf a cui hanno partecipato le associazioni rappresentative della categoria tra cui Nafop e Ascofind che  sono state accolte ufficialmente all’interno dell’Organismo a marzo.

Le questioni ancora aperte. Come hanno confermato le associazioni di categoria, alcuni aspetti relativi all’accesso alle due nuove sezioni dell’Albo potrebbero richiedere degli interventi ulteriori tra cui i criteri per la determinazione dei contributi a carico degli iscritti e le segnalazioni di vigilanza preventiva.

"Come ogni nuova esperienza in fase di avvio, anche il funzionamento dell’Albo sconta delle criticità perché si tratta della costruzione di un organismo complesso", precisa Massimo Scolari, presidente di Ascofind, l’associazione delle Scf. "In pratica, si tratta di un cambiamento strutturale di cui solo oggi vengono poste le fondamenta. L’Albo dovrà pertanto entrare a regime e per farlo occorrerà tempo: ci sono delle questioni da affrontare ma l’obiettivo finale resta quello di assicurare al cliente finale un buon livello qualitativo di consulenza. Ben vengano quindi controlli scrupolosi e attenti".

"Nella prima riunione con l’Ocf abbiamo riscontrato disponibilità nei confronti delle proposte che abbiamo avanzato", continua il presidente di Ascofind. "Tra i temi emersi vi è quello dei requisiti che le persone e le società devono avere per accedere all’Albo. Quelli utilizzati dall’Organismo si rifanno tuttavia a provvedimenti normativi abbastanza vecchi. Abbiamo quindi dato la nostra disponibilità per avviare un dialogo con l’Ocf e il Mef in vista della definizione di requisiti di ingresso più idonei al mutato contesto". 

Qualcuno si è lamentato del rigoroso atteggiamento dell’Ocf nell’analisi delle domande ma noi riteniamo che con il passare dei mesi il processo possa semplificarsi (C. Armellini)

A causare qualche difficoltà in questo momento è anche l’eventuale passaggio da una sezione all’altra dell’Albo da parte di chi è già iscritto. "Il tempo richiesto per questi passaggi può richiedere diversi mesi e noi abbiamo chiesto di rendere tali procedure più veloci perché di fatto le attuali tempistiche possono avere un impatto sulla continuità lavorativa del professionista", prosegue Scolari.

E ancora: "Il secondo tema su cui stiamo lavorando è quello dei contributi annuali da versare all’Albo: l’importo per i consulenti indipendenti è oggi pari al triplo di quello richiesto ai consulenti abitatati all’offerta fuori sede e quindi appartenenti a una rete. Abbiamo chiesto che questi importi siano invece resi omogenei perché i consulenti autonomi affrontano già altre spese per l’operatività quotidiana".

A confermare alcune criticità è Cesare Armellini, presidente di Nafop, l’associazione dei consulenti finanziari indipendenti e co-fondatore di AssoScf una nuova associazione che riunisce tutte le società di consulenza indipendente che non siano Sim, Sgr, banche o altri intermediari, e che coinvolge le nuove start up che si stanno affacciando sul mercato. 

"Questa fase di partenza del nuovo Organismo di vigilanza e gestione dell’Albo è stata caratterizzata dalla presentazione delle domande di iscrizione da parte dei pionieri del settore, gli storici consulenti indipendenti e le società fee only. Redigere correttamente la richiesta di iscrizione non è banale e richiede attenzione e impegno al fine di velocizzare l’intero processo e arrivare all’ok dell’Ocf in tempi ragionevolmente brevi", dice Armellini.

"La situazione si è sbloccata dopo oltre undici anni di attesa, periodo nel quale poteva operare solo chi avesse iniziato la professione prima dell’ottobre 2007, anno in cui venne recepita la prima Mifid", continua. "Tra gli storici professionisti della consulenza fee only qualcuno si è lamentato del rigoroso atteggiamento dell’Ocf nell’analisi delle domande ma noi riteniamo che con il passare dei mesi il processo possa semplificarsi: questo anche in riferimento agli iscritti di diritto che non possono ancora switchare nella nuova area degli indipendenti”. 

I pionieri del settore. Secondo Luca Mainò di Consultique Scf, società di consulenza fondata insieme a Cesare Armellini e Giuseppe Romano nel 2000 che opera come multi-family office e network di consulenti indipendenti, l’avvio dell’Albo unico rappresenta una nuova opportunità per molti professionisti già attivi.

Il cliente mantiene il patrimonio presso le proprie banche depositarie e riceve una consulenza personalizzata, che viene remunerata attraverso una parcella annuale fissa (L. Mainò)

"Oggi, nel servizio che offriamo, il cliente mantiene il patrimonio presso le proprie banche depositarie e riceve una consulenza personalizzata, che viene remunerata attraverso una parcella annuale fissa: una metodologia di pricing molto apprezzata da investitori che seguiamo da più di quindici anni". 

"La nostra società", continua Mainò, "oltre a fornire direttamente consulenza finanziaria a investitori istituzionali, famiglie e aziende, ha sviluppato inoltre una serie di servizi, anche formativi, a supporto di chi vuole prestare consulenza fee only ai propri clienti, essere libero da mandati e operare senza essere legato al sistema distributivo di banche e reti".

"Oggi in Italia un consulente può diventare operativo sostenendo un costo pari ad alcune migliaia di euro all’anno, compresa la polizza Rc professionale, e questo rappresenta per molti operatori di banche o di reti distributive un’ottima opportunità per dare una svolta alla propria carriera professionale magari anche creando una società, Srl o Sps, insieme a commercialisti o legali.  Personalmente mi aspetto dai 250 ai 300 iscritti all’Albo alla fine del 2019", aggiunge il consulente. 

E’ più cauto invece nel formulare previsioni Salvatore Gaziano che ha fondato insieme alla moglie, Roberta Rossi, SoldiExpert, una fra le prime società autorizzate dall’Oc. "Io e mia moglie abbiamo fondato insieme l’attuale SoldiExpert nel 2001 dopo diversi anni di esperienza alle spalle. Io avevo lavorato per molti anni nel settore finanziario come analista, poi gestore e infine come giornalista. Per molti anni sono stato vicedirettore del settimanale Borsa&Finanza, mentre Roberta, diventata poi mia moglie, lavorava per un sito concorrente, Soldionline.it".  

Il consulente indipendente non può ricevere alcuna retrocessione sui prodotti consigliati ed è proprio per questo il consulente è più in sintonia con gli interessi del risparmiatore (R. Rossi e S. Graziano)

"Quando abbiamo iniziato dopo la metà degli anni ’90 a offrire consigli finanziari a pagamento venivamo considerati un po’ fuori di testa. Ci dicevano che in Italia non c’era spazio per la consulenza indipendente. Ci piacerebbe dire che il mercato della consulenza indipendente ora esploderà, ma sappiamo che non sarà così", dice Gaziano.

"Con l’introduzione dell’Albo Unico finalmente il muro è stato scalfito e ci vorrà qualche anno prima che cada del tutto ma la direzione è segnata", aggiunge. "Il consulente indipendente non può ricevere alcuna retrocessione sui prodotti consigliati ed è proprio per questo il consulente è più in sintonia con gli interessi del risparmiatore. Noi, e i consulenti finanziari che hanno ottenuto per primi l’autorizzazione di diritto, abbiamo tracciato il solco ma tra qualche lustro sono convinto che molti consulenti finanziari oggi sotto mandato seguiranno la nostra strada".

Per Gianni Lupotto tra i fondatori di Alfa Scf, che attinge dalle competenze della società storica Adp, il mondo finanziario in Italia è in una fase di grande trasformazione e la creazione di un Albo Unico dei consulenti finanziari ne è un segnale. "Contemporaneamente tanti aspetti si intrecciano: la scarsa fiducia nelle istituzioni finanziarie, la tendenza verso una maggiore trasparenza dei costi, l’azzeramento dei rendimenti risk-free, la considerazione che spesso è più importante evitare una scelta finanziaria sbagliata anzichè cercare a tutti i costi un maggior rendimento", spiega Lupotto.

"Credo che il principale valore aggiunto dell’Albo", continua il co-founder di Alfa scf, "sia e debba essere quello di una maggiore visibilità degli iscritti nei confronti della platea di famiglie italiane che intendono relazionarsi con il mondo degli investimenti. Non si può nascondere che il processo di ammissione e gli adempimenti burocratici che oggi incombono su coloro che offrono consulenza su base indipendente siano numerosi e complessi. Atto doveroso quando è in gioco la tutela dei risparmiatori, ma in taluni casi non correlato alla tipologia di attività e servizio effettivamente svolto: c’è per esempio la duplicazione di controlli in materia di antiriciclaggio, già svolta dalle banche su cui di fatto sono risiedono i patrimoni dei clienti, e la necessità di rendicontare costi e oneri che non si riferiscono alle attività di consulenza".

L’Albo rappresenta una tappa importante per i consulenti indipendenti, perché andrà a creare nuovi spazi per una professione che è al servizio dei risparmiatori (M. Guerrieri)

La combinazione tra l’avvio dell’Albo e l’entrata in vigore degli obblighi derivanti da Mifid 2, tra cui quello di fornire un prospetto informativo sui costi con determinate caratteristiche, contribuirà ad alimentare la competizione tra le diverse anime della consulenza, secondo Massimo Guerrieri, oggi titolare dello studio Q Consulenze Finanziarie.

Con oltre trent’anni di esperienza, Guerrieri ha ricoperto diversi incarichi in banca (Credem e Carisbo) e ha operato come promotore finanziario per Banca Fideuram, Banca Generali e Rasbank. Nel 2004 è diventato uno dei primi consulenti finanziari indipendenti in Italia e nel 2006 ha contribuito a fondare Nafop. "L’Albo rappresenta una tappa importante per i consulenti indipendenti, non solo perché finalmente viene regolamentata la consulenza finanziaria caratterizzata dall’assenza totale di conflitto d’interesse, ma perché andrà a creare nuovi spazi per una professione che è al servizio dei risparmiatori", dice Guerrieri.

"I tempi e la burocrazia per iscriversi all’Albo ci sembrano però ancora eccessivi. A oggi per completare l’iscrizione occorrono circa tre-quattro mesi. Sul mercato la richiesta di consulenza e di formazione in materie economico-finanziarie è in forte crescita", continua. "A spingere la clientela verso forme alternative di consulenza sarà sempre di più la consapevolezza dei propri diritti e la maggior trasparenza a cui le banche dovranno attenersi. La possibilità di confrontare più proposte in modo chiaro porterà sicuramente a una competizione reale tra i diversi operatori e potrebbe stimolare le stesse reti a cambiare il modello di servizio adottato fino ad oggi. Per giustificare i costi infatti dovranno puntare su un miglioramento del servizio, un aspetto su cui invece le società di consulenza indipendente si sono da tempo concentrate in quanto unica fonte di remunerazione del loro operato”.

(*articolo pubblicato sul numero di aprile di Investire)

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