Quantcast

scenari | pictet am

E se il braccio di ferro Usa-Cina fosse una rovina per l'intero pianeta?

"Una guerra commerciale su larga scala può far entrare l'economia globale in recessione". L'analisi del chief strategist, Luca Paolini, e Patrick Zweifel, chief economist

pianeta in pericolo

"Gli effetti di una guerra commerciale su larga scala si spingeranno ben oltre Stati Uniti e Cina, minacciando la stagflazione a livello mondiale". Il commento di Luca Paolini (il secondo in foto), chief strategist e di Patrick Zweifel (il primo in foto), chief economist di Pictet Asset management

Un dazio del 10% sul commercio statunitense potrebbe diminuire gli utili societari del 2,5% e tagliare i price-to-earnings ratio delle azioniglobali fino al 15%

Gli investitori dovrebbero prepararsi alle conseguenze del recente tira e molla nella disputa commerciale tra Cina e Stati Uniti, in cui Pechino ha annunciato tariffe di ritorsione in risposta alla mossa  diWashington di aumentare i dazi su 200 miliardi di dollari di merci cinesi.

I nostri calcoli indicano che una guerra commerciale su larga scala tra la prima e la seconda economia al mondo ha il potenziale di far entrare l'economia globale in recessione e condurre ad un brusco  crollo dei titoli mondiali.

Il nostro modello indica che se un dazio del 10% sul commercio statunitense fosse trasferito al consumatore, l'inflazione mondiale salirebbe di circa 0,7 punti percentuale. Ciò, a sua volta, potrebbe diminuire gli utili societari del 2,5% e tagliare i price-to-earnings ratio delle azioniglobali fino al 15%.

Tutto ciò significa che le azioni globali potrebbero perdere il 15-20%.  Il che, in effetti, riporterebbeindietro di tre anni l'orologio del mercato azionario mondiale.  I rendimenti delle obbligazioni statunitensipossono crollare, ma la portata della flessione sarà limitata per via di un impatto  inflazionistico dovutoai dazi.

Gli investitori non dovrebbero scommettere sul fatto che la Federal Reserve statunitense fornirà un ulteriore sostegno oltre a quanto già anticipato

Washington e Pechino potrebbero ancora raggiungere un accordo alla riunione di giugno del G-20. Ma se così non fosse, gli aumenti dei dazi previsti potrebbero causare sofferenza ad entrambe le economie: riteniamo che i provvedimenti commerciali esistenti potrebbero ridurre la crescita cinese  dello 0,5% equella degli Stati Uniti di circa lo 0,2%.

A peggiorare le cose, l'impatto di una guerra commerciale sarebbe percepito ben oltre i confini delle primedue potenze economiche mondiali. Economie aperte, come Singapore  e Taiwan in Asia e Ungheria,Repubblica ceca  e Irlanda in Europa sono potenzialmente più vulnerabili rispetto  a Stati Uniti e Cina (siveda il grafico).

Per quanto riguarda i mercati azionari, Wall Street risentirebbe di più dell'intensificarsi della guerra commerciale rispetto ad altre borse, contrariamente al pensiero comune. Questo perché gli Stati Uniti sono il mercato più costoso nel nostro modello di valutazione  e la sua composizione settoriale è più sensibile alle variazioni delle condizioni economiche. In base al price-to-earnings ratio 2019, il mercato statunitense scambia a circa il 30% in più rispetto  alle controparti di Europa, Giappone emercati  emergenti.

I titoli ciclici, e in particolare, i settori costosi come i beni di consumo voluttuari e i titoli IT, sarannoprobabilmente i più penalizzati, mentre anche le azioni degli esportatori cinesi dovrebbero subire una certa  pressione.

Gli investitori non dovrebbero scommettere sul fatto che la Federal Reserve statunitense fornirà un ulteriore sostegno oltre a quanto già anticipato. Dovrebbe essere bastato il prezzo pagato dai mercati finanziari per aver creduto nella prospettiva di un taglio dei tassi d’interesse di 25 punti base entro fine anno.

Il quadro che emerge dalla nostra  analisi è analogo a quanto gli investitori hanno sperimentato in passato. La storia dei mercati  finanziari indica che l'innalzamento di barriere  commerciali è negativo peri mercati finanziari: l'S&P 500 ha perso il 10% in tre mesi dopo che il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon aveva imposto un dazio del 10% sulle importazioni a metà del 1971.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400

I più letti

Articolo successivo