Quantcast

advice fee only a stelle e strisce

Guida ragionata agli advisor Usa, per orientarsi nella babele delle denominazioni

Broker-dealer, registered investment advisor, certified financial advisor. Per ogni nome un servizio diverso

Guida ragionata agli advisor Usa, per orientarsi nella babele delle denominazioni

A New York, come nel resto degli Usa, nel business della consulenza finanziaria americana convivono, e si fanno concorrenza, diverse figure professionali, fisiche o societarie. Tutti i soggetti hanno il compito, in ultima analisi identico, di servire e assistere la clientela nella soluzione del problema di investire al meglio i propri risparmi. Ciò che cambia è la diversa struttura che distingue le due tipologie centrali del settore, i broker-dealer e i registered investment advisor. 

Gli advisor registrati richiamano il ruolo dei vecchi promotori che piazzavano i prodotti della banca o della finanziaria a cui erano legati. Più vicini ai consulenti indipendenti italiani sono, invece, i financial planner

Forzando il concetto, se si volesse trovare in America un paragonabile corrispettivo dei consulenti indipendenti che hanno ottenuto in Italia solo di recente il riconoscimento di un loro albo di appartenenza, è ai broker-dealer che si è tentati di guardare, o magari ai financial planner che sono una elite della categoria, come vedremo.

Gli advisor registrati invece richiamano di più il ruolo dei vecchi promotori che piazzavano i prodotti della banca o della finanziaria a cui erano legati con un contratto.

Ma questo è un parallelismo generico e non rende giustizia della complessità che va affrontata se si vuole conoscere con maggiore aderenza la realtà “consulenza finanziaria” americana. Sono sempre gli ordinamenti giuridici e regolamentari storicamente maturati nel tempo, paese per paese, che governano un comparto tanto delicato come quello del risparmio. E ciò vale tanto più nella piazza leader della finanza mondiale. Per tentare d’essere puntuali nella descrizione dei diversi professionisti di questo settore negli Stati Uniti quindi non c’è mezzo piu’ chiaro che rivolgersi alla Finra (Financial Industry Regolatory Agency), dotata di un website ( www.finra.org) che è una miniera di informazioni.

Pur essendo una corporation di natura privata, la Finra è investita anche di una responsabilità di gestione/vigilanza del settore secondo il principio della autoregolamentazione. Ovviamente, la sua attività si svolge sempre sotto la supervisione della Security and Exchange Commission (l'omologa di Consob negli Usa) che è l’organismo governativo di ultimo controllo. La Finra è il maggior ente indipendente nel settore finanziario negli Usa, con la missione di proteggere gli investitori attraverso lo sforzo di far operare con correttezza e onestà gli operatori.

I broker-dealer devono essere registrati presso la Finra, ma essere pure membri della Finra. Il broker-dealer è una persona o società nel business di comprare e di vendere titoli per conto dei suoi clienti, oppure per proprio conto

Sotto la vigilanza della Security and Exchange Commission, affidata a uno staff amministrativo di 3400 dipendenti che operano nelle due sedi maggiori di Washington e New York oltre che in 20 uffici regionali, ci sono circa 4250 società d’investimento, con 162.155 sportelli sparsi nel Paese e quasi 630mila “rappresentanti registrati” (i consulenti). 

Sul mercato Usa c’è un vero esercito di professionisti del risparmio, e i prodotti e i servizi che ognuno di loro può, o non può, servire al pubblico dipendono dalle licenze e dal grado di addestramento che il soggetto privato e la sua società possiedono.

La varietà dei nomi sui biglietti da visita che i consulenti usano presentandosi alla clientela è insomma un problema più  terminologico che altro, eccezion fatta per i già citati “certified financial planner” che hanno un profilo particolare. Quando la gente usa popolarmente il termine ‘broker’ pensa a qualcuno che da intermediario maneggia le transazioni di azioni. La definizione legale però è differente.

Il broker-dealer, termine usato dalla Finra, è una persona o società nel business di comprare e di vendere titoli – azioni, obbligazioni, fondi comuni e certi altri prodotti d’investimento – per conto dei suoi clienti (come broker), oppure per proprio conto (in questo caso è un dealer). Ma può essere pure un soggetto che svolge entrambe le funzioni. Gli individui che lavorano per un ‘broker-dealer’, ossia le persone chiamate di solito genericamente ‘broker’ dal pubblico, in realtà costituiscono la rete di vendita, e tecnicamente sono da definire rappresentanti registrati (registered investment advisor).

Chi regola l’attività di questi diversi soggetti? I broker-dealer devono essere registrati presso la Finra, ma essere pure membri della Finra. I soggetti registrati come “registered investment advisor” devono iscriversi alla Finra, superare un esame di qualificazione, e avere una licenza a operare dall’ente regolatore del proprio Stato, prima di poter fare consulenza e assistenza alla clientela. Per avere le informazioni che garantiscono la buona fede, la preparazione e il permesso a fare business di un “rappresentante”, il pubblico si può rivolgere a un numero verde gratuito (800-289-9999) o usare direttamente il Finra BrokerCheck, o chiedere all’ente statale regolatore.

Talvolta Consob ha segnalato sul proprio Bollettino l’attività di sollecitazione illegale al risparmio in Italia di operatori “internazionali” che millantano titoli o certificazioni americane

Talvolta la Consob ha segnalato sul proprio Bollettino l’attività di sollecitazione illegale al risparmio in Italia di operatori “internazionali” che millantano titoli o certificazioni americane: se vi capita un’offerta dagli Usa, questo è il modo di verificare l’affidabilità del consulente o della società.   

I broker-dealer si distinguono tra di loro per la grande varietà dei servizi che offrono, ma secondo la Finra sono due le principali categorie: le società che danno un servizio completo (full-service) e quelle che propongono un “brokeraggio a sconto” (discount brokerage). Le prime società caricano costi più alti per ogni singola transazione, ma solitamente hanno una struttura interna che fa ricerca economico-finanziaria alla quale i “rappresentanti” possono rivolgersi quando devono preparare le raccomandazioni di portafoglio alla clientela. Inoltre possono svolgere praticamente qualsiasi genere di transazioni finanziarie di cui ha bisogno il cliente, e sono in grado di offrire la pianificazione più ampia per come gestire il patrimonio familiare.

Le società discount brokerage sono invece più a buon mercato, ma l’investitore deve valutare gli investimenti per conto proprio; il website della società “a sconto” però è in genere ricco di molte informazioni utili cui può attingere chi deve fare da sè. I “rappresentanti registrati”, pur essendo in sostanza collocatori/venditori di prodotti finanziari (dalle azioni ai bond, dai fondi comuni agli Etf eccetera) - avvisa la Finra -, possono presentarsi sul mercato con titoli generici, vaghi ma legittimi: consulente finanziario (financial consultant), o  consigliere finanziario (financial advisor), o consulente per gli investimenti (investment consultant).

La Finra non approva e non sponsorizza alcuna credenziale professionale o designazione esterna, ma sul mercato opera da tempo la figura del certified financial planner

Sul piano legale, e della garanzia per il risparmiatore, non è importante l’autodefinizione che si dà il venditore, ma la licenza di cui dispone e che è bene il cliente conosca. Per esempio, un rappresentante che ha superato l’esame “Serie 6” può vendere soltanto mutual funds (fondi comuni), variables annuities (sorta di polizze sulla vita a ritorno variabile) e prodotti semplici comparabili. Se dispone invece della licenza “Serie 7” il ventaglio dell’offerta consentita si allarga a tutte le famiglie più complesse di prodotti.

La Finra non approva e non sponsorizza alcuna credenziale professionale o designazione esterna, ma sul mercato opera da tempo la figura - legale - del certified financial planner (pianificatore finanziario certificato). Nella sostanza questi è un “consulente finanziario” di qualità più alta, perche’ ottiene questo titolo da una organizzazione, la Certified Financial Planner Board of Standards, costituita secondo la legge sotto il codice fiscale “501” dedicato ad alcune tipologie di enti senza scopo di lucro.

Per diventare un professionista Cfp bisogna completare un programma di formazione finanziaria molto severo e avere un diploma di laurea di una università accreditata entro 5 anni dal superamento dell’esame Cfp. Il Board Cfp rivede periodicamente i suoi standard etici e i requisiti per la certificazione, e ora siamo nel mezzo di un importante aggiornamento. Il 29 marzo del 2018 era stato approvato un nuovo codice, con un periodo di 18 mesi di transizione concesso alle società e ai consulenti per adeguarsi. Il prossimo ottobre il nuovo regime entrerà in vigore e la misura più innovativa sarà un controllo, più severo dell’attuale, del background personale degli operatori.

(*articolo pubblicato sul numero di aprile di Investire)

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400

I più letti

Articolo successivo