Allacciare le cinture, il nuovo quadro politico minaccia instabilità

Il ribaltamento dei rapporti di forza sostanziali tra Cinquestelle e Lega sancito dalle Europee non è riflesso nel Parlamento nazionale, e questo dovrebbe portare a elezioni anticipate. Salvini, vittorioso, non può che alzare la posta. I Cinquestelle, sconfitti, non posso assolutamente cedergli per non rischiare la totale scomparsa. Il Pd ringalluzzito potrebbe a sua volta sperare nel voto, preparando un asse con i Grillini. E nel frattempo incombono le scadenze economiche cruciali del Bilancio.

Allacciare le cinture, il nuovo quadro politico minaccia instabilità


Se è vero che i mercati desiderano stabilità, il voto europeo di ieri getta una luce sinistra sulla Borsa italiana e sui titoli di Stato del nostro Paese. Tocchiamo ferro, ma così è.
Ne è uscito infatti un quadro di instabilità sostanziale, che nessuna “buona volontà” istituzionale – ammesso e non concesso che qualcuno dei protagonisti davvero voglia e sappia esprimerla – può smentire.
Alla Lega di Salvini, grande vincitrice della sfida europea, non può convenire continuare a portare acqua al mulino di un governo a guida Cinquestelle che ha deluso non solo la maggioranza degli italiani ma addirittura la metà di quelli che ujn anno fa avevano votato grillino.
Già negli ultimi mesi lo zoccolo duro dell’elettorato leghista settentrionale aveva iniziato a mordere il freno, chiedendosi perché mai Salvini accettasse continui rinvii - senza scadenza e senza ragione - di impegni essenziali per la base leghista come la Tav o come l’autonomia. Oggi, all’indomani del trionfo elettorale, Salvini non sarebbe più capito se non forzasse il blocco.
D’altronde i CInquestelle non possono non sottoporsi ad un confronto interno che ha una vittima predestinata e una sola, Luigi Di Maio, e due vincitori in pectore, cioè Roberto Fico e soprattutto Alessandro Di Battista, ai quali è fisiologicamente affidato il tentativo di recupero che il Movimento deve assolutamente effettuare.
Sullo sfondo c’è il Pd, miracolosamente cresciuto di 4 punti percentuali rispetto a un anno fa senza aver fatto assolutamente nulla se non insediare, tra mille tentennamenti, un segretario nuovo, brava persona dalla tinta sbiadita, che ha avuto però la forza di bandire quella vera e propria Xylella politica che è stato per il Pd Matteo Renzi: il Pd deve tentare la strada dell’alleanza con i Cinquestelle “di sinistra” per mettere a frutto i risultati di ieri.
E dunque, politicamente il futuro prossimo appare chiaro: elezioni politiche nazionali anticipate, come in Grecia, verso un nuovo bipolarismo tra un centro destra a trazione leghista con dentro Fratelli d’Italia e quel che resta di Forza Italia, e un centrosinistra a rinnovata guida piddina con a rimorchio i cocci grillini.
Ma questo scenario – che se si concretizzasse il 30 giugno come sarà ad Atene potrebbe ancora raddrizzare l’attuale situazione di schizofrenica ingovernabilità - non appare concreto, per le liturgie italiane che prevedono tempi biblici anche per ratificare l’ovvio.
E in questo quadro si approssimano invece a marce forzate le scadenze economiche ineludibili del bilancio pubblico: il documento economico finanziario. E da settembre la legge di bilancio. Con a fronteggiarci fino a novembre la Commissione uscente, con i suoi Juncker e i suoi Moscovici, indeboliti ma meno responsabili che mai, e quindi strafottentissimi. E comunque, con un Parlamento europeo dove sostanzialmente i sovranisti contano poco e  niente come prima, è impensabile che dall’anno prossimo arrivi una commissione triccaballacche, pronta a benedire il nostro eventuale sforzamento del 3%.
Insomma, immaginiamoci la situazione complessiva: c’è di che provare ad ibernarsi e svegliarsi almeno a San Silvestro.
 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400

I più letti

Articolo successivo