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Nn Ip sprona le aziende: "Bene i green bond, ma non bastano"

Al forum organizzato ieri dall'azienda sugli Esg, presenti Enel, Snam, Ferrovie dello Stato e Erg. Molisani (Snam): "Gli asset manager non possono chiederci di essere 100% green"

Nn Ip sprona le aziende: "Bene i green bond, ma non bastano"

la tavola rotonda sui green bond organizzata da Nn Ip a Milano

In attesa dell’aggiornamento della normativa europea sulla finanza sostenibile, annunciata per giugno, e del conseguente recepimento da parte del governo italiano, asset manager e fondi procedono nel lavoro di divulgazione delle proprie strategie sul fronte degli Esg.

Ieri, nella sala convegni di Casa Lago a Milano, Nn Investment Partners ha incontrato la stampa con una tavola rotonda a cui hanno partecipato gli esponenti delle principali compagnie di servizi e utility italiane. Presenti: Nicole della Vedova, head of capital markets di Enel; Vittoria Iezzi, responsabile debt capital markets di Ferrovie dello Stato; Michele Pedemonte, head of finance di Erg; e Sergio Molisani, finance director di Snam.

Tema al centro del dibattito: i green bond, i prestiti obbligazionari dedicati agli investimenti per la transizione dei business tradizionali in chiave sostenibile.

A introdurre l’incontro, il principal for responsible investing di Nn Ip, Adrie Heinsbroek (il primo in foto), che ha illustrato il modus operandi seguito dall’azienda nella valutazione del rispetto dei criteri di environmental, social, governance da parte dellerealtà imprenditoriali alla ricerca di finanziamenti alternativi al circuito bancario. Le parole d’ordine, per Heinsobroek, sono quelle dell’ex segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon: “faster, faster, axcelerate”. Perché il tempo a disposizione è poco, quanto è alta la richiesta da parte degli investitori di una coincidenza della sfera degli interessi economici con quella della sostenibilità”.

Bos (Nn Ip): I green bond sono importanti ma molto dipende dal reale peso che essi hanno nella strategia complessiva

Ma protagonisti della giornata, come dicevamo, sono stati i green bond. E sul punto non sono mancati vivaci scambi tra le parti. Tutte le aziende presenti alla tavola rotonda condotta dalla giornalista di Sky Tg24, Mariangela Pira, sono impegnate in percorsi di alleggerimento dell’impatto ambientale delle proprie attività. 
 

Molisani (Snam): È necessario essere realisti. Gli asset manager devono capire gli sforzi che facciamo 

Percorsi sostenuti attraverso l’emissione di green bond. Appunto. È proprio sul ruolo di questi prestiti che le parti si sono confrontate insieme al lead portfolio managing green bond funds di Nn Ip, Bram Bos. Il quale, riconoscendo l’importanza dello strumento ha, però, fatto un appunto: “I green bond sono importanti ma molto dipende dal reale peso che essi hanno nella strategia complessiva delle compagnie".

"Forse", ha aggiunto, "i green bond non si prestano ad essere sempre l'unico strumento utile per far incontrare gli interessi delle compagnie con quelli degli asset manager”. Parole che hanno raffreddato gli entusiasmi degli altri interlocutori che avevano da poco finito di illustrare gli atti posti in essere dalle proprie aziende.
 
La prima risposta a Bos è arrivata da Molisani, reduce dall’emissione, lo scorso febbraio, del primo Climate Action Bond di Snam (500 milioni di euro con scadenza il 28 agosto 2025 e cedola annua dell’1,25 % con un prezzo re-offer di 99,489, corrispondente ad uno spread di 103 punti base sul mid swap di riferimento).
 
“Comprendo le esigenza degli asset manager ma non è possibile pretendere dalle società di essere  pure green”, ha detto Molisani di Snam (società che attualmente conta il 20% delle proprie attività orientate verso i criteri di sostenibilità). “È necessario essere realisti. Gli asset manager devono capire lo sforzo che compiamo nel coniugare l’obiettivo dei rendimenti con quello della sostenibilità. Gli investimenti da finanziare con i green bond vanno in questo senso”.
 
D’accordo con il collega anche Iezzi di Ferrovie. “Abbiamo deliberato di recente l’emissione di 750 milioni di prestiti obbligazionari per acquistare nuovi treni e per il rinnovo di tratte come quella Torino/Milano/Napoli. Senza dimenticare l’acquisto in corso di locomotive elettriche per le merci”.
 

Bisogna che le agenzie di rating inizino a utilizzare gli Esg non solo come misuratori di rischi potenziali ma anche come parametri con cui valutare le strategie messe in campo dal modo produttivo. Gli asset manager possono aiutare in questo (N. della Vedova, Enel)

Tutti, però, sono sembrati concordi con un punto in particolare: senza indicazioni e criteri di valutazione precisi e condivisi, non è possibile applicare metriche oggettive nella valutazione del livello green delle società. Un gap normativo evidente anche nell’attività delle società di rating.

Al riguardo, è intervenuta l’head of capital markets di Enel, della Vedova: “Le agenzie di rating, nell’elaborazione del merito di credito, devono iniziare a considerare gli Esg non solo come fattori di misurazione dei potenziali rischi prodotti dalle attività delle imprese. Bisogna cambiare e utilizzare gli Esg come parametri con cui valutare le strategie messe in campo del modo produttivo. In questo senso”, ha aggiunto la manager, “un aiuto deve arrivare dal mondo dell’asset management”. Sul punto sono apparti d’accordo tutti i partecipanti.

Il mercato dei green bond a livello globale ha oltrepassato la quota di 420 miliardi di euro, superando in dimensione asset class obbligazionarie “storiche”, come i bond convertibili e l’high yield europeo. La forte attenzione degli investitori nei confronti di queste emissioni è testimoniata da un dato che ne certifica la crescita a livello globale nel primo trimestre del 2019: +42% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con la prospettiva di chiudere il 2019 a quota 500 miliardi di euro.
 

Un successo, quello dei green bond, che riguarda innanzitutto l’Europa (che ha una quota del 61% a livello globale) e nello specifico anche l’Italia (quota del 2,6%)

Un successo, quello dei green bond, che riguarda innanzitutto l’Europa (che ha una quota del 61% a livello globale) e nello specifico anche l’Italia (quota del 2,6%), alla luce di importanti emissioni di società quotate quali quelle presenti all’incontro di Nn Ip.
 
Anche gli Stati guardano sempre più alle obbligazioni verdi: nei giorni scorsi, il governo olandese - in scia a quelli di Francia, Polonia e Belgio - ha emesso il primo titolo governativo verde con rating AAA, registrando 6 miliardi di euro di richiesta a fronte di domande di acquisto per 21 miliardi.
 
Ma le distanze restano. Da una parte le aziende energivore e (per la natura del proprio business) impattanti sull’ambiente, dall’altra l’asset management che non può fermarsi alle buone intenzioni che risiedono dietro l’emissione di un prestito obbligazionario. Chi orienta gli investitori ha la necessità di entrare nel merito delle strategie.
 
“Chi investe in green bond ha la possibilità di misurare l’impatto del proprio investimento sull’ambiente. Ad esempio”, si legge nella nota di Nn Ip, “nel caso NN (L) Green Bond Fund, una delle strategie green bond più grandi al mondo, per ogni milione di euro investito nel fondo, vengono risparmiate emissioni di Co2 equivalenti alle emissioni medie annue di 235 autovetture, mentre la capacità di energia rinnovabile aggiunta è pari a 63 turbine eoliche”.  

È fondamentale anche lo screening dei progetti finanziati e una valutazione accurata della visione strategica di lungo termine dell’emittente in chiave ambientale, anche ricorrendo a pareri terzi e a studi super partes

Detto questo, i green bond non bastano. È necessario anche “un approccio rigoroso”, che includa “necessariamente uno screening dei progetti finanziati e una valutazione accurata della visione strategica di lungo termine dell’emittente in chiave ambientale, anche ricorrendo a pareri terzi e a studi super partes”.

Nel selezionare un green bond, l’industria fa riferimento ai parametri individuati dai Green Bond Principles (tipologia di progetti finanziabili, gestione dei profitti e reportistica) e alle linee guida della Climate Bonds Initiative, che offrono più chiarezza su come ogni tipo di progetto sia conforme a un aumento di temperatura massimo di 2 gradi entro il 2100, come previsto dall’Accordo di Parigi del 2015.
 
“Per noi questo rappresenta lo standard minimo, ma certo non sufficiente, essendo convinti che una maggiore trasparenza sui progetti possa contribuire ad alimentarne ulteriormente la domanda”, ha commentato l’esperto di obbligazioni verdi, Bram Bos. “In Nn Ip implementiamo anche un sistema di screening indipendente per valutare il profilo più ampio dell'emittente e la coerenza dell’obbligazione con la strategia della società".

"Se una banca emettesse un green bond per finanziare progetti di energia rinnovabile, ma allo stesso tempo stesse aumentando i prestiti in favore di società o progetti legati ai combustibili fossili, quanto sarebbe credibile il suo green bond?”, ha concluso Bos.

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