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Draghi sui miniBot: "Non sarebbero legali, o sono denaro o sono debito"

Dopo Bankitalia, l'idea di pagare i debiti della Pubblica Amministrazione con l'emissione di altri titoli di debito non piace neanche al governatore della Banca Centrale Europea

Draghi sui mini-bot: "Non sarebbero legali, o sono denaro o sono debito"

Dopo giorni di polemiche arriva la posizione tranchant del governatore della Bce, Mario Draghi, che sui miniBot proposti dal governo italiano non usa mezzi termini: "non sarebbero legali. O sono denaro o sono debito"

Prima del governatore si era espressa Bankitalia, secondo la quale "le banconote e le monete metalliche in euro sono le uniche con corso legale nell’unione monetaria"

L'originale ipotesi, votata sotto forma di mozione dalla Camera dei Deputati giovedì scorso, consiste nel permettere al governo di pagare i debiti commerciali della Pubblica amministrazione non solo con denaro valutato in euro ma anche l’emissione di titoli di Stato di piccolo taglio.

I miniBot si presentano, quindi, come vera e propria moneta parallela, un concetto che ha fatto subito scattare timori per un processo (non dichiarato) di uscita dell'Italia dall'Unione Europea.

Polemica politica a parte, l'ipotesi promossa da Claudio Borghi (in foto), presidente leghista della Commissione Bilancio della Camera, ha fatto scattare il campanello di allarme dei mercati. Tanto da spingere oggi Draghi a esprimersi nel merito. 

Prima del governatore si era espressa Bankitalia, secondo la quale "le banconote e le monete metalliche in euro sono le uniche con corso legale nell’unione monetaria".

Lo strumento dei miniBot non potrebbe sostituire il denaro dato che rappresentano una "riserva di valore, e da questo punto di vista sarebbe del tutto simile a un titolo di Stato". Quindi, continua la nota di Banca d'Italia, l'uso di un'alternativa al denaro "prefigurerebbe una violazione di quanto previsto dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e dal Regolamento EC/974/98, con elevata probabilità di contenzioso e negative ripercussioni di carattere reputazionale presso i potenziali sottoscrittori dei titoli di debito pubblico".

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