lo studio

L’Europa ha il primato degli investitori attivi nell’ambito Esg

Ubs Am e Responsible Investor hanno condotto un sondaggio su più di 600 investitori, che rappresentano in totale più di 19 trilioni di dollari americani di masse gestite

L’Europa ha url primato degli investitori attivi nell’ambito Esg

Secondo il 2018 Global Sustainable Investment Review, gli investimenti sostenibili a livello globale hanno raggiunto USD 30,7 trilioni a inizio 2018, registrando un incremento del 34% rispetto ai due anni precedenti.

La maggior parte (78%) degli asset owners globali integrano già i criteri ESG nei loro processi di investimento

In questo contesto si inserisce l'attenzione di Ubs Asset Management e Responsible Investor per il settore. Le due società hanno annunciato oggi i risultati di uno studio condotto a livello globale dal titolo ESG: Do you or don’t you?. Il report analizza quanto le valutazioni legate ai criteri ESG incidano sulle scelte di investimento degli asset owner1.

Il sondaggio è stato condotto su più di 600 investitori, che rappresentano in totale più di 19 trilioni di dollari americani di asset under management (AuM) aggregati.

La maggior parte (78%) degli asset owners globali integrano già i criteri ESG nei loro processi di investimento. L’Europa ha la più alta percentuale ( 82%) di asset owner già attivi nell’ambito ESG.
In Asia, Oceania e Africa la presenza degli investimenti ESG si attesta al 76%.

Il potenziale del mercato è molto ampio, lo dimostra il Giappone dove un asset owner su tre è classificato come new entry

Questi paesi hanno anche il più alto numero di “new entry”, i quali hanno intenzione di integrare i fattori ESG nei propri investimenti. È evidente, quindi, l’alto potenziale per una crescita futura, in particolare in Giappone, dove un asset owner su tre è classificato come “new entry”. 

I driver chiave per l'integrazione ESG sono gli stessi in tutto il mondo. La maggior parte degli investitori (oltre l'80%) vede un rischio sostanziale nel non integrare i fattori ESG e, inoltre, molti (55%) ritengono che avrà un impatto positivo sulla performance finanziaria.

Gli asset owner prevedono che - nel corso dei prossimi 5 anni - i fattori ambientali incideranno maggiormente nelle loro scelte d’investimento rispetto all’analisi finanziaria. Contrariamente a quanto percepito oggi e nonostante un clima politico abbastanza ostile nei confronti della sostenibilità negli USA, la percentuale di “investitori attivi” (68%) è decisamente maggiore di quella degli “investitori non attivi” (11%).

Su tutti i piani pensionistici, la percentuale di integrazione dei criteri ESG è proporzionalmente simile (due terzi). Per quanto riguarda i fondi pensione a contribuzione definita, tre su quattro stanno già integrando i criteri nei loro fondi e la maggior parte (63%) ha scelto di investire in un’ampia strategia ESG. Solo un terzo (30%) sono in grado di misurare l’impatto della loro strategia ESG, ma un ulteriore 44% punta a farlo in futuro. 

“Parlando con i nostri grandi clienti istituzionali, vediamo un cambiamento importante nei confronti degli investimenti sostenibili", commenta Michael Baldinger, head of sustainable & impact investing, di UBS Am. "Quest’ultima ricerca conferma la nostra convinzione: non è più un ‘nice to have’, ma un ‘must have’. Il grado in cui i rischi ambientali potrebbero influenzare i loro investimenti è un fattore di grande importanza".

"Questo è il motivo per cui gli investimenti sostenibili sono una delle priorità strategiche di UBS e questo sottolinea allo stesso tempo l'importanza di rimanere all'avanguardia nello sviluppo di prodotti e soluzioni innovative per aiutare i nostri clienti ad affrontare alcune delle loro maggiori sfide di investimento", conclude il capo degli investimenti sostenibili dell'asse manager.

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