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La supremazia psicologica del Franco svizzero sull'insicuro mercato dei Treasury

"La moneta elvetica ha sempre fatto meglio delle altre valute del G10 durante le fasi di allentamento della Fed e in quelle recessive". L'analisi di Peter Rosenstreich

La supremazia psicologica del Franco svizzero sull'insicuro mercato dei Treasury

"Nonostante i bluff di Trump (perché siamo convinti che sia un ottimo giocatore di poker), le Borse, e Wall Street in testa, continuano ad aggiornare nuovi massimi e i rendimenti del decennale americano". L'analisi di Peter Rosenstreich, head of market strategy di Swissquote.

Riteniamo che la domanda di Franco svizzero possa rimanere ben sostenuta nel breve periodo

I Treasury decennali statunitensi potrebbero rimanere sopra la soglia del 2,06% e oltre, smentendo le aspettative che hanno spinto la Fed un po’ troppo in là nel suo dovish tone (il cosidetto tono accomodante, ndr.).

Ricordiamo infatti che il linguaggio utilizzato faceva ricorso al “wait-and-see” e quindi a una ampia flessibilità. 

Ciò detto, poiché i mercati si stanno muovendo come se la normalizzazione della politica monetaria non dovesse avvenire mai e i rischi macroeconomici stanno aumentando, riteniamo che la domanda di Franco svizzero possa rimanere ben sostenuta nel breve periodo.

Storicamente, infatti, la moneta elvetica ha sempre fatto meglio delle altre valute del G10 durante le fasi di allentamento della Fed e in quelle recessive. Nonostante la politica monetaria di tassi negativi applicati dalla BNS e le sue minacce di penalizzare ulteriormente i correntisti, riteniamo che il Franco sia il vero dominatore tra i cosiddetti beni-rifugio.

Tra le economie principali, La Svizzera è il Paese che ha il maggiore surplus in percentuale al Pil e lo scorso mese la sua moneta ha messo a segno un guadagno del 2,5% nei confronti del dollaro Usa con segnali che lasciano pensare come il trend possa accelerare rapidamente qualora l’economia globale dovesse deteriorarsi ulteriormente.

Quello che non è ancora chiaro, invece, è quanta voglia abbia la banca centrale svizzera di intervenire comprando riserve straniere per tenere sotto controllo il valore del Franco, considerato il già considerevole bilancio e la reale efficacia di questa mossa: siamo scettici sul fatto che si possa tornare a praticare un intervento a sostegno di un cambio “fisso” (si ricordi come era finita nel 2015).

Ciò detto, la BNS ha molti precedenti in quanto a sorprese (negative) sul versante del trading e più verosimilmente continuerà a perseguire una sorta di guerra psicologica prima di intervenire sul mercato.

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