l'intervista

Arrighi (Merian Gi): "Investiamo nel debito emergente ma solo in valuta forte"

La responsabile del mercato globale per il debito emergente: "Se la Fed non taglierà i tassi, finirà il ciclo di forza del dollaro con un ritorno al carry trade. Una buona notizia per gli emergenti"

Arrighi (Merian): "Investiamo in debito emergente ma solo in valuta forte"

Delphine Arrighi è portfolio manager per il global emerging market debt di Merian Global Investor. Un settore, quello del debito sovrano, oggi al centro dell'attenzione, in particolare per quanto riguarda gli Emea, visto lo stretto rapporto che sussiste tra andamento del dollaro e l’obbligazionario dei paesi emergenti. 

A gennaio la Fed ha segnalato una pausa nel suo ciclo di restringimento e ciò è stato sufficiente per far tornare l’interesse verso il debito emergente

Il 40% del mercato obbligazionario globale offre rendimenti del 2% rispetto a percentuali che superano i 7 punti se si parla di Asia o America Latina. È una tendenza consolidata? Il debito emergente è davvero quello che attualmente offre le migliori opportunità?
 
All’apparenza il rallentamento della crescita globale, con un rischio sempre maggiore di recessione globale, via via che Trump continua con la politica sui dazi, non sembra delineare uno scenario particolarmente di supporto per i mercati emergenti.

I deflussi tuttavia sono stati abbastanza limitati finora (e in gran parte hanno riguardato gli ETF più che capitali effettivi), grazie alle decisioni della Fed che hanno cambiato drasticamente il contesto rispetto all’anno scorso.
 
Nel 2018 i mercati emergenti hanno dovuto affrontare un outlook di incertezza e una serie di minacce per il commercio internazionale, il che ha portato a una crescita più debole, come mostrano i dati sul Pil del primo trimestre, inferiori su tutti i fronti.

Nel frattempo la crescita negli Usa ha superato il resto del mondo, spingendo i rendimenti dei Treasury Usa al rialzo e spingendo la Fed a continuare con un ciclo di tightening più aggressivo del previsto.
 

Non riteniamo più che gli Stati Uniti e la Cina troveranno un accordo a breve, dato che entrambi i Paesi hanno inasprito le loro posizioni nelle scorse settimane

A gennaio la Fed ha segnalato una pausa nel suo ciclo di restringimento e ciò è stato sufficiente per far tornare l’interesse verso il debito emergente (a buon mercato), con la speranza che si giungesse a una risoluzione nella trade war. Non riteniamo più che gli Stati Uniti e la Cina troveranno un accordo a breve, dato che entrambi i Paesi hanno inasprito le loro posizioni nelle scorse settimane.

La minaccia che si giunga a un’imposizione sfrenata dei dazi sta alimentando l’incertezza a livello di business e sta portando a una crescita più debole dei posti di lavoro negli Stati Uniti, con la possibilità che ciò spinga la Fed a introdurre dei tagli dei tassi.

Se la Banca Centrale non dovesse scegliere questa strada, rappresenterebbe il ciclo di forza del dollaro terminerebbe, con un ritorno al carry trade, ampiamente disponibile nel segmento del debito emergente.

Anche Merian si sta orientando verso il debito emergente?

Il debito emergente denominato in valuta forte dovrebbe essere alla base di una strategia di posizionamento core. Con livelli di debito tendenzialmente più bassi rispetto al mondo sviluppato e tassi di crescita più elevati, i fondamentali dei mercati emergenti sono in media relativamente solidi.

Con livelli di debito tendenzialmente più bassi rispetto al mondo sviluppato e tassi di crescita più elevati, i fondamentali dei mercati emergenti sono in media relativamente solidi

Sebbene raccomandiamo sempre un’allocazione attiva per identificare i vincitori e i vinti, vogliamo anche sottolineare che alti livelli di carry tendono generalmente a compensare lievi diminuzioni dei prezzi.

Il forex rappresenterà sempre uno strumento di aggiustamento in fasi di debolezza economica, sovraperformando però quando la crescita rimbalza.

Ecco perché riteniamo che un’esposizione sul debito emergente in valuta locale rappresenti una fonte di beta e favoriamo un’allocazione più tattica in un mercato toro.
 
Quanto pesano le incertezze politiche europee sui vostri portafogli? 

L'incertezza politica è sempre un driver importante per i Mercati Emergenti, come si è visto l’anno scorso, con le elezioni presidenziali cruciali in Brasile e in Messico, e nuovamente quest’anno, con le elezioni in Ucraina e quelle in Argentina, che si terranno il prossimo ottobre.

Di conseguenza, questo aspetto è parte integrante dell’analisi che portiamo avanti quando investiamo in un Paese. Nei Mercati Emergenti si è assistito ad una crescita del populismo, simile a quella che ha avuto luogo nei Mercati Sviluppati: ciò ha posto degli interrogativi sul fatto che la continuità politica possa o meno tradursi in opportunità di investimento.

Infatti, da un lato i timori del mercato per l’elezione di Jair Bolsonaro in Brasile sono stati probabilmente eccessivi. Dall’altro, in Messico vi è ancora incertezza a un anno di distanza dalla vittoria del candidato populista Andres Manuel Lopes Obrador.

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Secondo un recente studio di Goldman Sachs sull’assicurativo, molti ceo e cio sono convinti che gli Usa entreranno in recessione tra il 2020 e il 2021. Come legge questa previsione? La condivide, la preoccupa, o anzi, potrebbe portare nuove opportunità? 
 
Una recessione nel 2020 non rientra nel nostro scenario base. Detto questo, i rischi per la crescita globale sono certamente aumentati e gli Stati Uniti ora si stanno riallineando al resto del mondo. Le incertezze circa la futura politica commerciale e il rischio di un incremento dei dazi statunitensi non solo sui beni cinesi, ma anche sul Messico o sul settore dell’automotive europeo stanno si stanno traslando lentamente in una minore fiducia delle imprese negli Usa e in un rallentamento della crescita del mercato del lavoro.

Crediamo che tutto questo aumenti la possibilità che la Fed inverta parte del proprio inasprimento monetario più avanti quest’anno, mossa che comporterebbe anche la fine del ciclo del dollaro forte e il ritorno al carry trade, generando benefici per il debito dei mercati emergenti. 

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