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Giannotta (Integrae Sim): "Dateci un mercato borsistico e vi solleveremo le piccole imprese"

Un team di manager temprati alla scuola Comit, una vision lucida e una sfida: fare business e crescere insieme con i clienti. Identikit di un market-maker che ha da poco compiuto dieci anni

Giannotta (Integrae Sim): "Dateci un mercato borsistico e vi solleveremo le piccole imprese"

Il principio della leva di Archimede

"Dieci anni fa, quando abbiamo iniziato, siamo partiti da due considerazioni. Abbiamo considerato che in Italia c’era e c’è ancora un tessuto industriale ricchissimo di piccole e medie imprese dinamiche e redditizie, ma spesso sottocapitalizzate, che d’altra parte c’era depositato nelle banche una grande ricchezza privata delle famiglie italiane, spesso collocata in prodotti di risparmio poco fruttuosi", racconta Luigi Giannotta (il primo in foto), direttore generale e fondatore di Integrae Sim.

Abbiamo considerato che in Italia c’era e c’è ancora, un tessuto industriale ricchissimo di piccole e medie imprese dinamiche e redditizie, ma spesso sottocapitalizzate (L. Giannotta)

"Un mercato che non poteva non nascere e crescere sano, a nostro avviso: un mercato che oggi è l’Aim Italia, e che come Integrae Sim è nato dieci anni fa. I fatti ci hanno dato ragione", aggiunge Giannotta.

Parola di pionieri, insomma: pionieri del mercato azionario delle piccole imprese, appunto l’Aim Italia, che in dieci anni ha dato molte soddisfazioni, creato anche – fatalmente, soprattutto all’inizio – qualche malumore, ma in ogni modo è diventato adulto e si è consolidato.

Un mercato su cui si sono distinti alcuni nuovi operatori finanziari, di varia natura e fisionomia, tra i quali Integrae Sim si è affermata come leader: con 36 operazioni totali e con 22 operazioni dal 2014 al 2018 su un totale di 71 quotazioni fatte nel periodo è stata di gran lunga il Nomad più attivo. Ed è stata la terza nella graduatoria stilata per valore di raccolta finanziaria, ben 93,4 milioni di euro. Ma soprattutto si è collocata al primo posto per andamento delle capitalizzazioni borsistiche delle società collocate, che nell’insieme viaggiano tutte sopra il prezzo di collocamento.

"Non possiamo lamentarci", ammette Giannotta con un understatement che richiama subito alle mente lo stile della casa dalla quale Giannotta e l'altro socio fondatore di Integrae, Antonio Tognoli, provengono: la Comit, la mitica Banca commerciale italiana (poi confluita in Banca Intesa) che è stata praticamente per trent’anni la leader incontrastata del capital market e della riservatezza.

Bisogna amare questo Paese e le sue piccole imprese armandosi di elasticità mentale, di competenze interdisciplinari, e anche un po’ di pazienza (F. D'Antonio, Integrae Sim)

"Un principio che ci piace e che applichiamo è: ‘Fatti, non parole’, che non è poco, in un mondo dove ci sono tante chiacchiere", s’inserisce Francesco D’Antonio (il secondo in foto), responsabile del corporate finanche della Sim, un po’ il cuore pulsante dell’azienda, la fabbrica dei prodotti.

"Per fare il nostro mestiere, questo forse possiamo dirlo serenamente, occorre amarlo molto e amare molto questo Paese, perché è un mestiere difficile, ma dà anche molte soddisfazioni".

Un pensiero che connota tutto il team della società, un team coeso, affiatato, ma con diverse esperienze che assieme creano valore per i clienti. E portano clienti: perché tutta la squadra monitorizza costantemente il mercato per individuare le aziende “papabili” per l’accesso all’Aim.

"Bisogna amare questo Paese e le sue piccole imprese", prosegue D’Antonio, "armandosi di elasticità mentale, di competenze interdisciplinari, e anche un po’ di pazienza. E aprendosi a comprendere le dinamiche imprenditoriali, il punto di vista di imprenditori che hanno superato tante difficoltà per fare grande la loro impresa e non vogliono privarsene ma, insieme, vogliono vederla crescere. Quindi da una parte possono aprirsi all’idea di quotare in Borsa l’azienda, raccogliendo capitali, dall’altra hanno mille timori. Il contesto, non dobbiamo dimenticarlo, sembra essere un percorso a ostacoli contro la quotazione".

Il team che oggi guida Integrae lavorava già, con i metaforici calzoni corti, negli “splendidi Anni Novanta”, quando arrivarono i primi incentivi fiscali del decreto Tremonti, che riconosceva uno sconto fiscale del 16% per i primi tre anni alle neo-quotate.

Poi c’è stata l’esperienza del mercato Expandi, poi il Mac…. "Quando abbiamo deciso di creare una nostra azienda indipendente", rievoca ancora Giannotta, "e abbiamo chiesto tutte le autorizzazioni per poter operare come Sim, dotandoci dei relativi requisiti, c’era ancora il Mac, che operava insieme con l’Aim. Finchè qualcuno opportunamente pensò di fonderle, e nacque l’Aim Italia come lo abbiamo oggi. Con molta prudenza, a piccoli passi…".

Con le Pmi bisogna fare un’opera di scouting e poi formazione, accompagnandole a capire cosa cambia, quotandosi. Noi eroghiamo corsi accelerati alle nostre aziende clienti, spiegando i passi necessari e propedeutici per la quotazione in Borsa (Giannotta e D'Antonio)

Quei piccoli passi sono diventati via via una marcia ben cadenzata, se non trionfale. Oltre cento società quotate in dieci anni, mentre sugli altri mercati in due secoli di attività della Borsa italiana, vi si erano quotate poco più di 200 società, peraltro soprattutto banche, assicurazioni e finanziarie.

"Ma sia chiaro: questi numeri decretano un successo, certo, ma non rendono più facile trovare e accompagnare in quotazione piccole e medie società che siano davvero adatte", spiegano Giannotta e D’Antonio: "Bisogna fare un’opera di scouting e poi formazione, accompagnandole a capire cosa cambia, quotandosi. Di fatto noi eroghiamo corsi accelerati alle nostre aziende clienti, spiegando i passi necessari e propedeutici per la quotazione in Borsa".

"Ma la cosa più interessante", continuano, "è vedere come poi una Pmi italiana che ce la fa, che si quota con successo, riceve dall’apertura al mercato dei benefici enormi, che vanno molto al di là sia del capitale reperito sia dell’effetto pubblicitario connesso alla quotazione. Benefici che stanno nella migliore conduzione dell’attività imprenditoriale. Trasparenza, efficienza, visione strategica: quel che il mercato chiede".

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All’inizio c’è stato anche qualche passo falso e tanta diffidenza da parte di molti e del sistema bancario in primis, ma poi il mercato è migliorato. Oggi ci sono moltissime società di qualità, anche di settori tradizionali e non solo digitali o tecnologiche

Se le piccole e medie imprese si fermassero", aggiunge il fondatore della società, "l’Italia intera si fermerebbe. Invece, le Pmi che si aprono al mercato sono dinamiche e proattive. E trasparenti".

"Le Pmi italiane sono un tessuto imprenditoriale ricco di eccellenze, ripeto, e questo ormai ben si riflette nell’Aim Italia. Certo all’inizio c’è stato anche qualche passo falso e tanta diffidenza da parte di molti e del sistema bancario in primis, ma poi il mercato è migliorato. Oggi ci sono moltissime società di qualità, anche di settori tradizionali e non solo digitali o tecnologiche", chiosa Giannotta.

Secondo il manager, però, l’economia italiana ha un grandissimo potenziale ancora inespresso. Se pensiamo che in Gran Bretagna il mercato analogo ha quotato 3000 società, si capisce subito quanto terreno potrebbe ancora essere guadagnato.

"Favorire l’accesso delle piccole e medie imprese al mercato dei capitali dovrebbe perciò essere un obiettivo essenziale per qualsiasi governo, a prescindere dal colore politico»", osserva D’Antonio: "Attraverso il credito d’’imposta per esempio. Ma anche aumentando la consistenza e rafforzando la fisionomia degli investitori incaricati e favoriti nell’investire sulle Pmi".

Sui Pir ci aspettavamo un regolamento più facilmente utilizzabile e invece le nuove regole appaiono confuse e di non facile applicazione

Il riferimento è trasparente e riguarda la nuova normativa sui Pir, che è stata deludente: "Ci aspettavamo un regolamento più facilmente utilizzabile e invece le nuove regole appaiono confuse e di non facile applicazione".

"Fatto sta che la normativa dei Pir 2.0 sembra scritta più per il venture capital e private equity che per l’Aim Italia, che infatti non sta raccogliendo granchè. Speriamo piuttosto che i nascenti Eltif possano costituire un’alternativa valida", rincara la dose D'Antonio.

E ancora: "I Pir vanno bene all’inizio, ma se poi gli investimenti fatti nelle Pmi finiscono in un fondo aperto mal si adattano ad un’ottica di medio lungo termine". 

Qualcosa di buono è stata fatta, in passato: la detraibilità del 50% dei costi di quotazione, lo sconto del 30% a chi investe in Pmi innovative. Ma come in tutti i processi di crescita forte, anche nell’Aim non tutto è stato lineare

Secondo Integrae Sim, l’Aim è infatti una chiave fondamentale proprio per far crescere dimensionalmente le Pmi nel lungo termine: "E non soltanto per i capitali che può portare loro, quanto anche per la riorganizzazione manageriale che induce. Il che giova alle imprese: le scelte delle aziende quotate sono costantemente più orientate verso la creazione del valore rispetto a quelle delle aziende private". 

Il sostegno al mercato azionario delle Pmi dovrebbe essere dunque una priorità per qualunque governo: "Naturalmente in un’ottica lungimirante e non speculativa. Qualcosa di buono è stata fatta, in passato: la detraibilità del 50% dei costi di quotazione, lo sconto del 30% a chi investe in Pmi innovative… ma come in tutti i processi di crescita forte, come quello che l’Aim sta vivendo, non tutto è stato lineare....", conclude D’Antonio.

Qualcosa va inoltre migliorato – o forse semplicemente riordinato – anche nei ranghi di chi opera come intermediario e advisor sul mercato delle quotazioni delle Pmi.

Avere le caratteristiche legali di un vero Nomad normato in base alla legge italiana e ai regolamenti di Borsa Italiana, sottolineano in Integrae Sim, comporta, come soggetto vigilato da Banca d’Italia, costi di compliance annuali di oltre un milione di euro, e solo per dire al mercato che si è una Sim.

Chi non deve sostenere questi costi può praticare prezzi inferiori, ma non può fornire lo stesso servizio di una Sim con tutte le necessarie autorizzazioni per operare come un vero intermediario.

La concorrenza simmetrica fa bene al mercato, sostengono i vertici di Integrae, sempre tenendo bene a mente che il Nomad deve tutelare perché risponde, quasi come un pubblico ufficiale, della correttezza dell’operato delle società che porta in Borsa.

"Per essere una Sim non basta un’etichetta, ci vuole un’organizzazione con tanto di corporate finance, trading, ricerca, etc.", dice Giannotta, "e non basta inserire uno o due professionisti in struttura" per essere un intermediario finanziario professionale.

I piani per il futuro? Giannotta e D’Antonio accarezzano con gli occhi la sfilata di “tombstone” di plexiglass che celebrano i collocamenti di successo condotti in dieci anni: "Vogliamo continuare a crescere anche noi, continuare a fare molti fatti e poche chiacchiere, a individuare piccole e medie aziende eccellenti e aiutarle a diventarlo ancora di più quotandosi all’Aim Italia. Tra dieci anni, ne siamo sicuri, ci ritroveremo ancora qui, ancora più forti e più soddisfatti".

*articolo pubblicato sul numero di maggio di Investir

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