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Il discorso di Savona ai mercati non è tutto da buttare

L'uso del VaR ai portafogli avrebbe un senso se la distribuzione statistica dei prezzi delle attività finanziarie fosse conosciuta. Savona condivide, ma Consob continua ad applicarlo"

Savona: "Siamo vittime di pregiudizi. Meglio titolo europeo che Bund tedeschi"

Il presidente Consob, Paolo Savona, all'incontro con i mercati finanziari di Palazzo Mezzanotte

"La settimana scorsa, 14 Giugno 2019, il neo presidente della Consob, Paolo Savona ha tenuto il consueto discorso del presidente al mercato finanziario”. L'analisi di Aduc pubblicata sul sito ufficiale dell'associazione. 

L’intervento ha ricevuto asprissime critiche, in alcuni casi ai limiti (o forse oltre) dell’invettiva, così come lodi sperticate prevalentemente da ambienti definibili come “sovranisti”. Indubbiamente si tratta di una relazione molto diversa dalle precedenti e sicuramente merita delle riflessioni.

L’impianto generale della relazione è stato essenzialmente di tipo economico e sembrava più una sorta di “contro-relazione” rispetto a quella del governatore della Banca d’Italia. Nel discorso di Savona ci sono stati pochi accenni specifici relativi all’operato della Consob e questo ha generato diverse critiche.

C’è da dire che il discorso è stato accompagnato dalla classica Relazione annuale della Consob contenente – come sempre – moltissime informazioni e dati sull’attività della Consob. Le critiche, quindi, appaiono quantomeno superficiali appunto perché si limitano al discorso pubblico ma ignorano tutto il materiale che lo accompagnava.

In questa sede, non voglio soffermarmi sugli aspetti economici del discorso. Sarebbero molto interessanti, ma desidero cogliere un aspetto che è stato molto meno ripreso dai media perché di ordine più teorico, anche se potenzialmente più importante per la specifica attività della Consob.

Non condivido la tesi di fondo di Savona sull'Ai perché ritengo che si chieda agli algoritmi d’intelligenza artificiale ciò che non possono dare: sostanzialmente scoprire il futuro

In due passaggi del suo discorso, Savona fa un critica all’uso potenzialmente fuorviante delle statistica.

Si tratta di un'argomentazione che più volte abbiamo ripreso su questo sito (per approfondire consigliamo di leggere: “Decisioni, probabilità e investimenti finanziari”).

A pagina 5, pur non parlando tanto di finanza quanto di economia Savona scrive: “L’uso consueto di medie non rappresentative dell’universo in quanto la distribuzione di frequenza delle informazioni statistiche non ha caratteristiche normali (gaussiane), induce ad una valutazione distorta…”.

Più ampio, e forse anche discutibile, il discorso epistemologico che Savona ha fatto verso la fine del suo intervento riferendosi agli algoritmi d’intelligenza artificiale, in particolare ai famosi nuovi algoritmi di autoapprendimento (machine learning).

Citiamo ancora: “Questi progressi tecnologici corrispondono a una rivoluzione nella logica della ricerca scientifica, perché consento al metodo induttivo di impossessarsi di basi scientifiche, che un tempo non aveva, per elaborare le osservazioni; perciò era stato espulso dai progressi registrati dal metodo deduttivo, come quello usato dall’econometria".

"La logica della ricerca basata sull’osservazione, secondo l’insegnamento di Leonardo da Vinci, Galileo Galilei e Francis Bacon, per citare solo tre grandi maestri che hanno lasciato un segno nella cultura, riprende il centro dell’arena di mercato dopo averla ceduta per un lungo periodo alla logica probabilistica oggettiva propiziata da Daniel Bernoulli e a quella soggettiva di Bruno de Finetti", continua Savona.

"Con le sue ricerche pionieristiche sull’epistemologia, Giuseppe Peano ha proiettato la conoscenza scientifica verso le conquiste dell’intelligenza artificiale. Pochi nel mondo hanno già raggiunto questa frontiera, peraltro in continua espansione. I più devono ancora percorrere il tratto che da essa li divide. L’Italia è fra questi”.

Si tratta, chiaramente, di un passaggio non facilmente comprensibile se non si hanno un po’ di rudimenti di epistemologia. Non condividiamo la tesi di fondo espressa da Savona in questo passaggio perché ritengo che si chieda agli algoritmi d’intelligenza artificiale ciò che non possono dare: sostanzialmente scoprire il futuro.

Credo che Savona stia facendo la stessa tipologia di errore che lui stesso critica per quanto riguarda l’uso fuorviante della statistica e dei modelli matematici in generale. Per lungo tempo – e tutt’ora lo facciamo - si è cercato di ridurre l’incertezza (ineliminabile) al concetto di “rischio” attraverso l’uso della matematica e della statistica.

Un caso classico – in finanza – è l’utilizzo di un indicatore che si chiama VaR (Value-at-Risk), il quale indica la massima perdita di un portafoglio finanziario in un dato periodo di tempo con un dato intervallo di confidenza. 

La stessa Consob, in sostanza, incoraggia l’utilizzo di un indicatore di questo tipo per poter effettuare la verifica di adeguatezza dei portafogli finanziari dei clienti al loro profilo di rischio.

Tutti coloro che si occupano con dedizione a queste cose sanno bene che il VaR è altamente instabile ed è inadeguato a rappresentare la possibile oscillazione del portafoglio

Praticamente la totalità dei profili di rischio degli investitori italiani (ma non solo) viene tradotta in un intervallo di VaR (in foto la definizione che ne dà Borsa Italiana) entro il quale l’operazione raccomandata si considera adeguata e oltre il quale non lo è più.

Tutti coloro che si occupano con dedizione a queste cose sanno bene che il VaR è altamente instabile ed è – sostanzialmente – inadeguato a rappresentare la possibile oscillazione del portafoglio. Il dato di fondo è la già richiamata distinzione fra il concetto di rischio e quello di incertezza.

Il VaR avrebbe un senso se la distribuzione statistica delle variazioni dei prezzi delle attività finanziarie fosse conosciuta, ma così non è. Ciò nonostante la Consob, ad oggi, non solo consente, ma sostanzialmente incoraggia ad utilizzare questo strumento per assolvere agli obblighi di condotta degli intermediari finanziari (e – purtroppo – anche delle società di consulenza finanziaria indipendenti e dei consulenti finanziari autonomi che hanno una legislazione ripresa pedissequamente da quella degli intermediari, pur essendo una cosa molto diversa).

Visto che Savona sembra avere chiarissimo – sul piano teorico – l’insensatezza di tutto questo, ci aspetteremmo che operasse affinché il larghissimo utilizzo fuorviante della statistica applicata alla presunta tutela degli investitori venga rivista in futuro. L’esperienza, purtroppo, ci suggerisce che molto difficilmente questo accadrà.

Tornando all’argomentazione epistemologica di Savona, in sostanza lui sostiene che invece di applicare la statistica e la matematica per tentare di dedurre delle previsioni partendo da assiomi e postulati sul funzionamento dell’economia e della finanza, potremmo/dovremmo utilizzare gli algoritmi per ricavare delle osservazioni dirette dei fenomeni economici (i famosi big data) delle leggi, delle astrazioni, che noi non siamo in grado di ricavare perché i fenomeni non sono matematicamente modellizzabili (essenzialmente perché sono non lineari).

Noi crediamo che questa argomentazione riponga eccessiva fiducia in ciò che possono fare gli algoritmi di nuova generazione, così come tutt’ora si ripone eccessiva fiducia alla modellistica matematico/statistica.

La strada più sicura, a nostro avviso, è quella di accettare ed accogliere l’inevitabile incertezza e modificare i processi decisionali in funzione di essa. In altre parole, socraticamente, accettare di non sapere.

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