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Giuliani (Azimut): “Le attività all’estero valgono 1,5 miliardi”

Il presidente del gruppo finanziario milanese fa un bilancio del gruppo a 15 anni dal suo debutto a Piazza Affari. Dove il titolo ha finora fatto la parte del leone, primo per rendimento totale tra i titoli finanziari

Giuliani (Azimut): “Le attività all’estero valgono 1,5 miliardi”

Pietro Giuliani, presidente di Azimut Holding

E’ tempo di bilanci per Azimut, il gruppo presieduto da Pietro Giuliani, che festeggia i 15 anni dal debutto a Piazza Affari e svela i numeri della crescita all’estero e la visione per il prossimo piano quinquennale.
 
Star del Ftse Mib. Il gestore indipendente, che ha oggi oltre 55 miliardi di euro di masse gestite, si è quotato alla Borsa Italiana il 7 luglio del 2004 e da allora ha premiato i suoi azionisti con un total return del 751% (circa +50% all’anno), classificandosi 1° nel periodo per rendimento totale tra i titoli finanziari italiani e 4° tra i componenti del Ftse Mib.
 
Consulenti e masse in crescita. Questa creazione di valore è stata ottenuta grazie al raggiungimento di tutti gli obiettivi prefissati nei tre business plan completati dalla quotazione. Il gruppo infatti dal 2004 è cresciuto in Italia di circa 1.100 consulenti finanziari e private banker, portando così il numero complessivo da circa 700 professionisti a quasi 1.800 di oggi (2.200 includendo la rete all’estero). Nei 15 anni Azimut ha inoltre raccolto circa 44 miliardi di euro di nuove masse e ha generato quasi 2 miliardi di euro di utile netto, di cui circa 1,3 miliardi di euro pagati agli azionisti come dividendo.
 
Target a 5 anni centrati. Gli obiettivi conseguiti nel quinquennio che si avvia a conclusione sono: asset totali superiori a 55 miliardi (erano 14 miliardi nel 2009 e 50 quelli previsti a fine piano), una raccolta netta media annua di oltre 5 miliardi di euro (erano 2,5 miliardi previsti nel piano e circa 2,7 miliardi da inizio anno), un pay out ratio tra i più alti in Italia e un utile netto che nel 2019 sarà di 300 milioni di euro.
 
L’estero si espande.Tra le aree di maggiore crescita le attività estere in Paesi ad alto sviluppo, dove attualmente la società detiene il 28% delle masse gestite. Nel corso degli ultimi anni Azimut ha investito all’estero sia tramite acquisizioni che tramite crescita organica: in Cina (Hong Kong e Shanghai), Monaco, Svizzera, Singapore, Brasile, Egitto, Messico, Taiwan, Cile, USA, Australia, Turchia ed Emirati Arabi. Su 15,6 miliardi di euro di masse gestite all’estero, 4,2 fanno capo all’area Europa, Medio Oriente e Nord Africa, 6 miliardi nelle Americhe e 5,5 nell’area Asia-Pacifico. Il gruppo conta circa 100 tra gestori e analisti pluri-premiati presenti in tutto il mondo, in grado di operare sui mercati 24 ore al giorno per tutti i clienti.
 
Libera Impresa, gli obiettivi. La scelta di investire in Paesi ad alto potenziale di crescita sarà uno dei driver di sviluppo anche nel prossimo piano industriale quinquennale - che sarà presentato al mercato nei prossimi 12 mesi - prevederà che la percentuale di masse gestite all’estero passi dal 28% di oggi al 35% nel 2024. Un'altra fonte di crescita sarà l’espansione attraverso Azimut Libera Impresa nel settore degli asset alternativi e non quotati (come il private equity, il private debt, il venture capital), il cui peso è previsto raggiungere almeno il 15% delle masse totali del Gruppo dall’attuale 1%.
 
Titolo sottovalutato.“Nel 2018 le attività all’estero hanno dato un tangibile contributo positivo alla redditività del gruppo”, ha spiegato Pietro Giuliani, presidente di Azimut Holding, “con un’accelerazione della marginalità che continueremo a vedere nei prossimi periodi. Secondo le nostre stime basate su multipli di mercato locali così come transazioni di M&A nei rispettivi paesi, il solo business estero vale circa 1,5 miliardi di euro. L’attuale capitalizzazione di borsa del gruppo Azimut è di soli 2,4 miliardi di euro, nonostante siamo ai vertici del settore per utile netto e crescita delle masse. Dobbiamo quindi constatare un’evidente sottovalutazione sia del business domestico che di quanto creato all’estero in questi anni. Nonostante la turbolenza che ha colpito i mercati finanziari negli ultimi mesi, la performance media ponderata netta al cliente da inizio anno è ad oggi superiore al +5,5%. Anche prendendo un orizzonte temporale più lungo, a 3 anni per esempio, la performance netta al cliente rimane superiore a quella dell’industria di quasi l’1% all’anno”.
 

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