parità di genere

Le donne Ceo nelle banche italiane? Ancora rare come i panda

Anche l'Abi scopre il pianeta femminile e si dota di una carta per facilitare la parità di genere ai livelli apicali. Ma, come nota oggi il Messaggero, soltanto 12 istituti vi hanno aderito

Quello del denaro è un mondo ancora (quasi) esclusivamente maschile

L'Italia è in ritardo su molti fronti. Tanti. Uno di questi è di certo la parità di genere. La distanza tra l'universo maschile e quello femminile - legati da un rapporto in cui le principali responsabilità appaiono appannaggio esclusivo ancora della prima categoria - si registra anche nella sfera economico-finanziaria.

Lo testimonia, ad esempio, l'intervento a inizio maggio scorso della commissaria Consob, Anna Genovese (la prima in foto), che davanti alla  commissione Finanze e Tesoro del Senato dellaRepubblica ha lanciato un allarme molto chiaro: dal 2022 la legge che regolamenta la presenza femminile all'interno delle società quotate rischia di perdere valore per una buona fetta delle aziende interessate. Per l'esattezza, la scadenza delle garanzie della rappresentanza femminile interesserà il 37% delle spa italiane

Del tema si è occupato Il Messaggero due giorni fa, con un articolo che prova a fare il punto sulla distanza tra uomini e donne sul terreno della finanza e dell'economia. Il quotidiano romano ricorda che soltanto quest'anno l'Abi, l'associazione dei banchieri, si è dotata di una carta per facilitare la presenza femminile ai livelli apicali, "visto che le donne Ceo nelle banche italiane sono come i panda", scrive Franca Giansoldati.

Come se non bastasse il ritardo storico dell'associazione di Antonio Patuelli, si aggiunge il fatto che "al momento solo 12 istituti di credito hanno accolto e aderito all'iniziativa". Il tema della parità di genere nel mondo dei capitali e della produzione è stato al centro anche di un recente approfondimento di Le Monde che, basandosi su 200 studi di settore, analizza l'incidenza di genere in ambito bancario, finanziario e nel governo delle imprese.

Scrive Il Messaggero: "Generalmente (le donne, ndr.) vengono descritte inadatte perchè più prudenti, meno audaci, meno aggressive e di conseguenza poco affini ad un settore che richiede rigore, performance e competitività. Ovviamente si tratta di un clichè ampiamente dibattuto ed esaminato ma ancora difficile da neutralizzare. Le donne di fatto mostrano una avversione più pronunciata verso il rischio rispetto gli uomini. Ma si dimostrano decisamente più generose, ottimiste e fiduciose, rispettose delle regole, e altruiste. Cercano sempre una scelta più sicura".

Un profilo ideale che coincide con quello delineato dallo studio presentato lo scorso febbraio da Swg insieme a Cnp Partners (gruppo Cnp Assurances) sul rapporto dei risparmiatori italiani con la consulenza finanziaria. Il report, pubblicato in occasione dell'evento romano ConsulenTia, delineava quattro tipologie di investitori.

Il quarto tipo individuato, "il parsimonioso", vede la presenza massiccia di donne con reddito da lavoro dipendente, di età compresa fra i 35 e i 54 anni, che si rivolgono ai consulenti nel 22%, dai quali si aspettano empatia, oltre che disponibilità e preparazione tecnica. 

Per quanto riguarda gli obiettivi d’investimento, lo studio spiegava che, nel 56% dei casi, le investitrici sono interessate a proteggere il capitale, mentre il 33% punta ad una crescita di valore nel tempo.

Scorrendo l'articolo del Masseggero, si scopre anche che nel settore bancario e finanziario le donne si occupano sopratutto di risorse umane, segreteria e back office. "Nei ruoli in contatto con la clientela sono la maggioranza ma la loro percentuale si abbassa quando la clientela aumenta di importanza". Le donne risultano minoritarie nei ruoli meglio remunerati. "A Wall Street o nella City londinese guadagnano da 25 a 60 per cento in meno, vengono meno promosse, tenute ai margini dai migliori clienti e godono di meno bonus". 

Oggi, il settore finanziario si trova davanti a una nuova opportunità per prendere il treno (già più volte perso) dell'eguaglianza di genere. L'occasione si sta manifestando con il nuovo trend dei fattori Esg (Environmental, Social, Governance) da integrare nei processi di investimento, che estende il concetto di sostenibilità non solo all'impatto dell'asset sull'ambiente ma anche sulla società, comprese le dinamiche di inclusione dei diversi generi e identità sessuali. 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400

I più letti

Articolo successivo