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scenari | Janus henderson investors

L'eterna lotta tra geopolitica e mercati finanziari

"Come sempre, la difficoltà per gli investitori sta nel riuscire a filtrare i segnali più importanti e a cogliere le opportunità adatte ai propri orizzonti di lungo termine"

L'eterna lotta tra geopolitica e mercati finanziari

Sebbene alcune tensioni, come la disputa commerciale USA/Cina, la Brexit e le questioni legate al petrolio, siano state correttamente anticipate, si pensava che sarebbero state accompagnate da ulteriori sfide imprevedibili. Pur in presenza di sacche di turbolenza su altri fronti, i tre aspetti evidenziati rimangono dominanti. Come sempre, la difficoltà per gli investitori sta nel riuscire a filtrare i segnali più importanti e a cogliere le opportunità adatte ai propri orizzonti di lungo termine. Janus Henderson Investors affida ai suoi specialisti di fixed income e equity cinese, due riflessioni sul tema. 

1. Una cosa non conta finché conta. L'analisi di Jim Cielinski, Global head fixed income.  

I rischi geopolitici hanno la cattiva abitudine di far sfigurare gli investitori. Nient’altro è in grado di mettere in luce le loro alterazioni comportamentali come una reale incertezza. Il rischio geopolitico culla gli investitori nella compiacenza, prima di eruttare - all’improvviso e senza troppo preavviso - determinando reazioni eccessive.

Gli investitori devono conoscere i propri rischi. Innanzitutto, i rischi geopolitici non sono sempre negativi. L’affievolimento delle tensioni globali è stato il fattore scatenante del rally del rischio globale nel 1° trimestre. In secondo luogo, il rischio può essere definito dalla volatilità o dalla probabilità di perdere denaro.

Per di più, ciò che conta è una perdita permanente di capitali. Il segreto per affrontare il rischio geopolitico è separare gli eventi realmente sistemici da quelli di mero disturbo.

Più facile a dirsi che a farsi, dato che la natura di questi eventi fa sì che colgano sempre i mercati di sorpresa e finiscano per dominare le prime pagine dei giornali. 

L’elenco delle minacce geopolitiche è lungo e non accenna a diminuire, anzi (si veda il grafico alla pagina precedente). Di queste, solo le prime due potrebbero effettivamente creare rischi globali sistemici. Ci sono poche probabilità che il 2019 trascorra senza che una o più di queste minacce esplodano.

La maggior parte di tali eventi dominerà sì i mercati, ma sparirà rapidamente, trasformandosi in un’opportunità per gli investitori. Attenzione però a non farsi trovare impreparati. Prima o poi, una grande minaccia globale andrà per il verso sbagliato e gli investitori dovranno sapere quando battere in ritirata. 

2. Gli eventi macroeconomici rimangono fondamentali per le azioni cinesi. L'analisi di Charlie Awdry, gestore, China equities. 

Due temi macroeconomici hanno dominato gli investimenti azionari cinesi nella prima metà del 2019: il conflitto commerciale sino-americano e, internamente, gli sforzi delle autorità politiche per stimolare l’economia con misure di sostegno monetarie e fiscali. 

La guerra commerciale fra Cina e USA svolge un ruolo molto importante nell’evoluzione del panorama geopolitico globale e mette in luce le relazioni sempre più frammentate della Cina con il resto delle grandi economie mondiali e delle potenze politiche.

Sebbene il tono delle discussioni commerciali si sia fatto generalmente più conciliatorio nel primo semestre dell’anno – quando sia il Presidente Xi che il Presidente Trump si sono impegnati a trovare una soluzione pragmatica per stimolare le rispettive economie e accrescere la fiducia di aziende e consumatori – la retorica esterna a questi negoziati è diventata meno tollerante.

Lo dimostra chiaramente l’arena aziendale e personale che circonda il gigante delle telecomunicazioni cinese Huawei e i suoi dirigenti. Entrambi i temi dovrebbero verosimilmente rimanere all’ordine del giorno sulle agende degli investitori, con la speranza che si traducano in una ripresa degli utili aziendali. 

Al contempo, i fornitori di indici azionari, come FTSE Russell e MSCI, hanno ammesso i progressi dei mercati dei capitali di Cina e Hong Kong in termini di accesso e riforme e hanno aumentato le ponderazioni delle azioni “A” nazionali di Shanghai e Shenzhen nei propri indici globali. La Cina è il più grande Paese, inteso come unica nazione, dell’MSCI Emerging Markets dal 2007 e la sua ponderazione potrebbe aumentare ulteriormente nei prossimi anni. 

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