l’indagine aifi-kpmg

Performance in grande crescita per le attività di private equity

La ricerca ha coinvolto 83 operatori e 105 disinvestimenti realizzati nel corso del 2018. il quartile superiore ha ottenuto rendimenti del 49,3% contro il 42,2% dello scorso anno

Performance in grande crescita per le attività di private equity

È dal 1996 che ogni anno Kpmg insieme ad Aifi conduce un’indagine annuale per monitorare le performance che realizzano i fondi di private equity e venture capital attivi in Italia. Grazie a questo studio negli anni si è potuto realizzare un quadro che mostra l’andamento del mercato italiano in questo settore e il suo stato di salute, nonché tendenze e possibili dinamiche evolutive.

Le operazioni ottengono eccellenti profitti che soddisfano gli investitori e le imprese. Queste ultime crescono con un impatto  molto positivo sul territorio di riferimento

Il 2018 è stato un anno record per l’ammontare investito dal private equity e anche i ritorni sugli investimenti hanno mostrato segnali positivi. Le performance dei fondi, considerando i disinvestimenti realizzati nel 2018, a prescindere dall’anno dell’investimento, segnano infatti un 16,9%, con una crescita importante rispetto al 12,5% registrato lo scorso anno.

Questo è quanto emerge dalla ricerca che ha coinvolto 83 operatori e 105 disinvestimenti realizzati nel 2018. Guardando i dati nello specifico, a determinare tali risultati è stata la presenza di alcune operazioni con performance particolarmente positiva, nonostante la crescita dell’incidenza delle operazioni svalutate o con rendimento negativo.

In particolare il quartile superiore per performance ha registrato un rendimento pari al 49,3%, contro il 42,2% dell’anno precedente. Da sottolineare che sono state mappate 12 operazioni, in crescita rispetto alle 9 del 2017, i cui rendimenti sono stati superiori al 100%.

Guardando alle aziende disinvestite dal punto di vista del loro fatturato, le exit del 2018 hanno riguardato prevalentemente impese medio piccole con un fatturato al di sotto dei 50 milioni di euro, che rappresentano il 70,2% del campione, con un rendimento registrato pari al 16% (13,6% l’anno precedente).

Guardando alle aziende disinvestite dal punto di vista del loro fatturato, le exit del 2018 hanno riguardato soprattutto impese medio piccole

Le operazioni in imprese con un fatturato compreso tra 50 e 250 milioni di euro (26% del campione) sono state caratterizzate da un rendimento del 21,2% (8,6% nel 2017), mentre quelle in aziende di grandi dimensioni, con un fatturato oltre i 250 milioni (3,8% del numero totale), hanno registrato una performance del 12,2%, in linea con il 2017 (13,1%).

Sul fronte della tipologia di operazione, i buyout, pur essendo diminuiti numericamente (passando da 32 a 22), sono cresciuti in termini di rendimento, che si è attestato a 16,9%, contro il 13,4% del 2017.

Anche le operazioni di expansion, pur rimanendo costanti nel numero, migliorano significativamente in termini di performance (17,7% nel 2018 contro 6,3% nel 2017) e registrano il rendimento più alto dal 2013.

Infine la categoria delle imprese in fase di early stage, storicamente interessata da elevata volatilità e da rendimenti negativi, nel 2018 ha registrato un IRR pari al 4,4%, positivo per il terzo anno consecutivo. Guardando alla tipologia di operatore, nel 2018 gli operatori domestici non bancari (tipicamente sgr e investment company), hanno registrato una performance positiva e sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente, ottenendo un rendimento del 10% (10,5% nel 2017), mentre i fondi internazionali, grandi protagonisti degli investimenti in Italia nel 2018, hanno registrato una performance del 25,5% (in crescita rispetto al 13,3% del 2017).

La survey annuale però guarda anche alle performance sulla base di un orizzonte temporale, in particolare a tre, cinque e dieci anni, considerando tutti gli investimenti effettuati nell’orizzonte temporale di riferimento, indipendentemente dal fatto che siano stati disinvestiti o risultino ancora in portafoglio.

Focalizzando l’attenzione sull’orizzonte a dieci anni, il più significativo dal punto di vista statistico, si osserva un lieve aumento in termini di rendimento (12,8% nel 2018 contro 12,5% nel 2017), principalmente dovuto all’uscita dall’orizzonte degli investimenti effettuati nel 2008 caratterizzati da bassi rendimenti.

Insomma, guardando ai numeri, il private equity lavora bene, realizza buone performance e ottiene eccellenti rendimenti che soddisfano gli investitori e le imprese che, grazie al loro apporto, crescono e permettono anche un impatto economico positivo sul territorio. Il trend degli ultimi anni di analisi, dice questo, tra un anno vedremo se sarà ancora così o se qualcosa, nel frattempo, è cambiato.

*articolo pubblicato su Investire di luglio

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