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S&P: Valute parallele e manovre senza copertura porteranno l'Italia fuori dall'Ue

L'agenzia di rating lancia l'allarme di un "rischio Grecia" per l'Italia e sottolinea il calo dei prestiti bancari e l'eccesso di risorse ferme sui conti correnti rispetto agli investimenti

S&P: Valute parallele e manovre senza copertura porteranno l'Italia fuori dall'Ue

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella insieme ai due vice premier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini

S&P non usa giri di parole e lancia l'allarme di un "rischio Grecia" per l'Italia nel caso in cui il governo dovesse procedere lungo il solco (apparentemente segnato) di una manovra finanziaria senza coperture. L'agenzia di rating lo scrive chiaro e tondo a pagina 5 del suo European Developed Sovereign Rating Trends Midyear 2019.

Dopo le elezioni di marzo il governo ha velocemente congelato le modeste iniziative di riforma e ha iniziato a contrastare la Commissione Europea

"Dopo aver vinto le elezioni parlamentari del marzo 2018", si legge, "l'attuale coalizione di governo ha velocemente congelato le modeste iniziative di riforma e ha iniziato a contrastare la Commissione Europea (in foto la presidente, Ursula von der Leyen) nel suo mandato di vigilare sull'osservanza da parte degli Stati membri della regolamentazione fiscale dell’Unione".

Un atteggiamento che porta l’Italia a essere "l’unico paese sovrano dell’Eurozona con outlook negativo".

"Una controversia aperta tra il governo di un paese e le istituzioni europee ha in genere effetti di secondo piano sul settore privato dell'economia, comprese le basi di finanziamento del sistema bancario di un paese", continua S&P. "Questo è stato il caso della Grecia, un’economia molto più piccola (meno del 2% del Pil della zona Euro) nel giugno 2015. La questione è se sarà lo stesso anche per un’economia molto più grande come l'Italia, che rappresenta il 15% del Pil dell’Eurozona".

L'agenzia stronca le aspirazioni di alcuni pezzi dell'attuale maggioranza gialloverde di rivedere il debito pubblico autonomamente dall'Ue. "Il debito pubblico italiano è denominato in euro, una valuta che nessuno stato membro dell’Unione Monetaria può svalutare in modo unilaterale.

Questo significa che l'Italia, come tutti gli altri paesi della zona Euro, non ha la stessa flessibilità per ridurre il peso reale del suo debito pubblico rispetto a paesi che hanno il controllo della propria valuta.

Il mancato rispetto della regolamentazione fiscale dell’Unione ha portato l'Italia a essere l’unico paese sovrano dell’Eurozona con outlook negativo

Di conseguenza, la sosteniblità del debito dipende molto di più dalla capacità dei paesi membri di crescere in termini reali rispetto ai loro pari al di fuori dell’area della moneta unica. Purtroppo dal 2010 l'economia italiana è cresciuta solo dello 0,6% in termini reali contro il 10,6% per l'intera area Euro".

La crescita debole e l'incapacità dei policymaker di affrontarla spiegano le prospettive negative per il rating sovrano italiano.

Perché la crescita in Italia è stata così bassa? In primo luogo, i prestiti bancari hanno subito un forte rallentamento a partire dal 2010. In secondo luogo", prosegue l'analisi, "la propensione del settore privato italiano al risparmio piuttosto che all'investimento è diventata ancora più marcata. Anche se l'economia italiana è molto più ricca di quella greca, le rigidità che caratterizzano il mercato del lavoro e il tessuto produttivo sono simili e frenano l'ingresso di nuovi attori e gli investimenti, con un impatto negativo sulla crescita".

Il futuro non si prospetta migliore. S&P prevede nei prossimi anni "un lento aumento del debito pubblico italiano, accompagnato da un'ulteriore riduzione della leva finanziaria nel settore privato. Riteniamo che l'economia ristagnerà nel 2019 prima di riprendersi l’anno prossimo (0,6%)".

L'eco dell'introduzione di uno strumento come i minibot (proposta dal presidente della commissione Bilancio alla Camera, Claudio Borghi) resta ben salda nella memoria degli analisti dell'agenzia statunitense. Pur non essendo, quello attuale, "uno scenario da crisi del debito pubblico", specifica l'agenzia, se la politica perseguirà "soluzioni non ortodosse - come l'introduzione di una valuta parallela o di misure di bilancio senza copertura finanziaria, per eludere i vincoli fiscali stabiliti dai trattati UE - l'adesione dell'Italia all'area Euro potrebbe essere messa in discussione".

A quel punto "potrebbe verificarsi una nuova crisi di fiducia come quella avvenuta in Grecia nel giugno 2015, ma in un paese membro dell’Unione Europea molto più grande e con maggiore rilevanza sistemica".

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