l'annuario r&s di Mediobanca

Grande industria, buy-back da record nel 2018

Nel 2018 i maggiori gruppi hanno investito in azioni proprie otto volte in più rispetto al 2014; rapportata agli investimenti materiali, la spesa, calcola Mediobanca, aumenta dallo 0,3% del 2014 al 2,1% dell'anno scorso

Grande industria, buy-back da record nel 2018

La grande industria italiana investe poco. Lo dicono i risultati dell'annuario r&s di Mediobanca che certifica un calo, l'anno scorso, dello 0,5% per gli investimenti rispetto a quattro anni prima. Di contro, l'istituto di credito sottolinea la tendenza dei gruppi industriali ad acquistare azioni proprie, parlando di una impennata di buy-back nel 2018, di solito utilizzati per sostenere le quotazioni dei titoli in Borsa.

Cresce anche l'utilizzo delle azioni a voto maggiorato che consentono di esercitare un diritto di controllo superiore al capitale posseduto

I numeri parlano chiaro. Nel 2018, i grandi gruppi hanno investito in azioni proprie otto volte in più rispetto al 2014; rapportata agli investimenti materiali, la spesa, calcola Mediobanca, aumenta dallo 0,3% del 2014 al 2,1% dell'anno scorso.

Nel 2014-2018 i maggiori acquirenti di azioni proprie sono stati Moncler (183 mln), Recordati (168 mln) e Campari (153 mln).

Cresce poi l'utilizzo delle azioni a voto maggiorato che consentono di esercitare un diritto di controllo superiore al capitale posseduto. Gli azionisti principali di Diasorin, Ima, Davide Campari, Mondadori e Tod's hanno un controllo de facto di oltre 13 punti percentuali rispetto alla quota detenuta. Le altre società ad esercitarlo sono De Longhi, Hera, Iren, Cairo, Cofide. Presto anche Mediaset, Brembo e Ferragamo.

Tendenze che fanno trapelare una sofferenza del settore industriale del Bel Paese dove, sottolinea l'annuario di Mediobanca, e come riportato da Adnkronos, i primi 10 top player italiani diventano irrilevanti se confrontati con le prime dieci industrie tedesche, e per certi versi, anche con quelle francesi e inglesi. Soprattutto sul fronte degli investimenti che tra il 2014 e il 2018, sono diminuiti del 9%, in controtendenza rispetto alla crescita a doppia cifra degli europei, con il +33% di tedeschi e francesi, e il +19% dei britannici.

Le cose non vanno meglio sul fronte capitalizzazioni. A fine 2018, le big italiane capitalizzano mediamente un ottavo di francesi, tedeschi e britannici e perdono valore in Borsa: nel 2018-2014 la capitalizzazione degli italiani si contrae dell'8,7%, seconda solo al calo tedesco (-15,7%), mentre i francesi mettono assegno un +32,1% e i britannici +7,8%.

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