fixed income | Intervista a Stefano Zavaglia

Cautela e rendimento, che abbinata. Così si diventa star con il reddito fisso

Spirito aperto e capacità nelle funzioni supply chain e customer organization, alla base del successo dei nostri connazionali. Un perfetto caso di specie è quello di Stefano Zavaglia, amministratore delegato di GFG

Stefano Zavaglia, amministratore delegato di GFG

Stefano Zavaglia, amministratore delegato di GFG

Guadagnare con il fixed income, l’obbligazionario, in una fase di volatilità dei mercati è un po’ la chimera di chiunque, ma i dati di performance di GFG, Groupe Financier de Gestion, società di gestione di Monaco, dimostrano che non è impossibile: “Il nostro fondo Euro Global Bond ha un track-record eloquente, in questo senso”, sottolinea Stefano Zavaglia, l’amministratore delegato di GFG, che ha fondato l’azienda nel 2010.

Abbiamo creare un modello gestionale proprietario che mette a fattor comune due input: quello quantitativo, basato su principi di data analysis e tecniche di machine learning e quello fondamentale, totalmente umano

“Anzi", continua, "direi che è un fondo celebre per le ottime performance messe a segno negli anni e per essere riuscito a rimanere in parità nel corso di un anno orribile come il 2018. Ci siamo riusciti perchè siamo ben disposti a lavorare in fasi di volatilità, ma cerchiamo di farlo col minor rischio possibile. Ed è questo che gli investitori cercano: cautela ma rendimento, anche nella volatilità”. 

Nella sua sede di rappresentanza milanese in Piazza Castello, con la Torre del Filarete di sfondo, Zavaglia non ostenta neanche un filo di boria, come se fosse una cosa all’ordine del giorno quel che è riuscito a fare: fondare una società di gestione nel bel mezzo della crisi finanziaria peggiore dell’era moderna e portarla al successo in pochi anni, con le stelle Morningstar e una serie di riconoscimenti che hanno piazzato i vari prodotti dell’azienda spesso avanti a quelli dei maggiori colossi della finanza internazionale.

In realtà c’è un pensiero forte, dietro questi risultati. Il fondo obbligazionario, lanciato nel 2011 con 30 milioni di asset, li ha visti crescere considerevolmente negli anni successivi. Sul successo di questo primo prodotto, la società si è poi ingrandita ampliando la sua offerta.

Zavaglia, ci svela qual è il suo ingrediente segreto?

Nessun segreto! è un mercato in continua evoluzione, bisogna capirne la direzione. Recentemente, abbiamo scelto di creare un modello gestionale proprietario che mette a fattor comune due input: quello quantitativo, basato su principi di data analysis e tecniche di machine learning e quello fondamentale, totalmente umano. è come se il nostro team fosse un tandem bio-sintetico. Un robot e un essere pensante che pedalano insieme. Mensilmente ci prefiggiamo di profilare il futuro andamento dei mercati. Sulla base dei dati quantitativi dell’algoritmo e della competenza ed esperienza dei gestori.

Ma il vostro algoritmo su cosa fonda le sue analisi?

Su vari tipi di analisi, dall’analisi dei principali fattori d’investimento come il momentum, a tecniche statistiche cosiddette predittive. Selezioniamo i sottostanti in base al loro andamento in un determinato intervallo di tempo e ci investiamo. A questa base di valutazione aggiungiamo altri elementi fondati su un modello di scoring cui contribuiscono in azienda tutte le persone che quotidianamente operano sui mercati e che esprimono le loro valutazioni su tutti i comparti e su tutti i sottostanti, obbligazionario compreso. La confluenza di questi fattori di analisi genera un risultato... potente.

Il nostro fondo euro global bond è celebre per le performance messe a segno negli anni. il nostro merito? lavoriamo sulla volatilità rischiando pochissimo

Come vi siete organizzati, operativamente?

Posso dire che abbiamo un forte team di gestione. In particolare dal 2015, quando abbiamo avviato il team dell’analisi quantitativa, con l’assunzione di profili professionali fortemente quantitativi, professionisti giovani ma di forti competenze.

Abbiamo scelto poi di articolare la struttura su tre business unit: il fund management; la gestione della clientela privata; e GFG Lab, che è poi il motore quantitativo e di data analysis che permette alle altre due unità di funzionare efficientemente. Nell’insieme un team molto forte: una squadra di quindici eccellenti professional. D’altronde è una risorsa essenziale per viaggiare bene sui mercati, e con serietà. 

Anche voi orientati verso un approccio data-driven?

Sì, nel senso che ci siamo dotati delle professionalità capaci di usare quel linguaggio e dialogare correntemente con i nuovi sistemi. La vera domanda è: come si potrebbe oggi stare sui mercati finanziari senza sviluppare competenze e strutture nell’abito della data science e basare le proprie decisioni sempre più su stream consistenti di dati! Senza, si resta come degli alieni, smarriti in un mondo che non comprendiamo.

Soprattutto quando sul mercato si scatenano determinati fenomeni... va tenuto presente, e non è del tutto rassicurante, che già oggi il 60-70 per cento dei flussi finanziari sui mercati sono dettati dall’intelligenza artificiale. è un dato che fa paura, che ci fa capire come l’input umano sia sempre più debole... Quindi bisogna comprendere e usare l’intelligenza artificiale, per quella grande risorsa che è, senza farsene soverchiare.

Avevo maturato una buona esperienza sui mercati, soprattutto obbligazionari, ero stato a Madrid, con la responsabilità delle operazioni sull’Italia. Per dire, nel ’93 avevo vinto il premio Ebranati per l’attività sul Forex. Così ho pensato di mettere in campo tutte le mie competenze e diventare imprenditore finanziario

Senta, Zavaglia, ma come le è nata l’idea di diventare imprenditore della finanza dopo tanti anni di prestigiosa carriera in banca? E in che momento, poi!

Tutto comincia nel 2007-2008, con l’esplosione della crisi finanziaria. Devo essere sincero: ho pensato che le banche sarebbero entrate in un loop di difficoltà, sia di mercato che regolamentari, e di fatto non sarebbero più state nelle condizioni di gestire bene i rischi finendo col ritirarsi da determinate attività. Sarebbero diventate intermediarie di rischi e non più gestori. Ma questo avrebbe ridotto il loro slancio imprenditoriale.

Io avevo maturato una buona esperienza sui mercati, soprattutto obbligazionari, ero stato a Madrid, con la responsabilità delle operazioni sull’Italia e per dire, nel ’93 avevo vinto il premio Ebranati per l’attività sul Forex. E dunque ho pensato di mettere in campo tutte le mie competenze. La maniera migliore era quella di creare un’azienda che potesse darmi l’opportunità di trasmettere a un team giovane le mie competenze e prendere, in cambio, le loro.

Una bella vision...

Per me il concetto chiave dell’imprenditorialità è partire dalla propria esperienza, che dev’essere il fulcro dello sviluppo aziendale, e l’esperienza mia e dei miei partner era forte sul reddito fisso. Posso dire che ci è andata bene, abbiamo intercettato il ciclo economico positivo che è ripartito da novembre 2011 fino aprile 2015, con un trend fortissimo di apprezzamento dei titoli di Stato europei, e avendo lanciato, appunto, un fondo specializzato in questo comparto. Abbiamo avuto numerosi riconoscimenti internazionali...

Quali sono le vostre caratteristiche peculiari?

La capacità gestionali e il time to market, innanzitutto.

E come avete trovato i clienti?

Il board della società è composto da professionisti titolari da decenni di intense relazioni fiduciarie. Gli interessi dei clienti e i nostri coincidono.

Che profilo ha la vostra clientela?

Tramite i nostri prodotti lussemburghesi gestiamo molta clientela istituzionale italiana. A Monaco operano con noi numerosi importanti family office, che rappresentano un mercato importante nel Principato, tanto che nell’ultimo anno è stata creata una nuova figura che è quella della fiduciaria abilitata a fungere da family office. Spesso ci confrontiamo con clienti molto preparati, è un ambiente stimolante, vai al supermercato e ci incontri magari uomini tra i più ricchi del mondo...

Quindi è utile essere nel Principato?

Sì, e non solo per la fiscalità agevolata, anche perché noi gestiamo veicoli lussemburghesi, regolamentati e autorizzati in tutta Europa. Prendiamo il meglio di Monaco e il meglio di Lussemburgo. Ma ripeto: a Monaco incrociamo l’ambiente più stimolante del mondo. Lo avevo capito lavorando nel Principato per Deutsche Bank. è una piazza affascinante e attrattiva, in particolare per la qualità delle persone che puoi incontrare.

Ambiente stimolante ma molto sfidante...

Le sfide sono tante, il nostro vero impegno, il nostro faro, è corrispondere alle attese delle istituzioni che ci hanno affidato i loro soldi. Così si dà solidità alle relazioni con loro: assumendosi la responsabilità del loro patrimonio. Seguiamo investitori che hanno molta visibilità sociale. Tutti i nostri collaboratori ne sono consapevoli, e sono completamente dedicati al loro lavoro.

Insomma: vi si può definire una boutique finanziaria internazionale?

Certamente, cerchiamo di non focalizzarci solo su un mercato locale e possiamo dirci in grado di affrontare la creazione di qualsiasi prodotto finanziario. Oggi tramite la nostra Sicav abbiamo due fondi in Lussemburgo con due comparti autorizzati anche alla distribuzione in Italia, e infatti siamo sul Sole 24 Ore tutti i giorni con la nostra quotazione quotidiana nella pagina dei fondi.

Stiamo lanciando anche altri tre prodotti: un fondo ultra short term con l’obiettivo di essere una valida alternativa ai fondi monetari che a oggi offrono un rendimento negativo, investendo sulle scadenze da 1 a 3 anni di obbligazioni corporate; un obbligazionario corporate, dedicato alle emissioni aziendali; e un fondo che seleziona i migliori manager di strategie d’investimento alternative. Sono tutti e tre in fase di autorizzazione in Lussemburgo.

*intervista pubblicata su Investire di luglio/agosto

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