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Aziende made in Italy e i loro manager: chi sono i campioni di Piazza Affari

Fca nell’industria e Banca Generali tra i finanziari guidano i guadagni negli ultimi 10 anni

Aziende made in Italy e i loro manager: chi sono i campioni di Piazza Affari

Ad ogni latitudine la prima domanda che si pone un investitore attento è sempre la stessa: quali sono i titoli che garantiscono una rendita costante nel tempo? Per rispondere bisogna conoscere le aziende con tassi di crescita dei profitti costanti ed è fondamentale anche capire chi le guida.

Tra i titoli made in Italy che spiccano in Piazza Affari non ci sono solo nomi di peso come Fca, Terna e Banca Generali, ma anche vere e proprie eccellenze forse di nicchia, ma senza dubbio dalle performance clamorose

Vanno analizzati, dunque, gruppi e manager in un lasso di tempo ragionevole. A Piazza Affari, per esempio, negli ultimi 10 anni ci sono titoli che non conoscono crisi e che anzi hanno garantito in un periodo difficile un rendimento ottimale.

Si tratta di un numero tutto sommato esiguo di società a grande e media capitalizzazione e multinazionali con una forte impronta made in Italy.

Non solo nomi di peso come Fca, Terna e Banca Generali, ma anche vere e proprie eccellenze forse di nicchia, ma senza dubbio dalle performance clamorose. 

È il caso ad esempio di Reply, società di consulenza tech attiva su scala europea nell’ambito della trasformazione digitale delle imprese, che ha visto crescere le quotazioni da poco più di 3 agli attuali 60 euro.

Risultato frutto di una robusta crescita sul piano dei fondamentali e dell’apprezzamento del mercato per il modello di business. Negli ultimi 5 anni il fatturato è cresciuto in media del 12% all’anno, i profitti del 23% mentre il dividendo del 22%.

Reply, fondata negli anni 90 da un gruppo di manager guidati da Mario Rizzante è ora guidata dai figli: il ceo è Tatiana (la seconda in foto), 44 anni, laureata in Ingegneria informatica al Politecnico di Torino e subito dopo entrata nell’azienda fondata dal padre, presidente del gruppo. Suo fratello Filippo è, invece, cto-chief technology officer. Insieme sono esponenti di una governance in cui la proprietà familiare assicura visione di lungo periodo e stabilità manageriale.

Tra le società più importanti, Banca Generali si mette in luce come miglior titolo per performance tra le società del comparto finanziario con un balzo in avanti in dieci anni pari del 624% di ritorno complessivo. Da inizio 2019, addirittura, il progresso sfiora il 50%: più del doppio dell’indice di appartenenza.

L’istituto è guidato da tre anni dall’amministratore delegato Gian Maria Mossa (il primo in foto), che è stato best  ceo 2018 secondo la classifica stilata da Institutional Investor, società indipendente che valuta i migliori executive in Europa tra medium e small cap. Quarantaquattrenne, Mossa si è fatto strada nel settore del risk management & asset allocation, poi nella direzione commerciale e marketing.

La società di consulenza tech Reply ha visto crescere le quotazioni da poco più di 3 agli attuali 60 euro. Il suo ceo è Tatiana Rizzante

Sotto la sua guida Banca Generali è cresciuta più del doppio passando in un quinquennio da 30 a quasi 63 miliardi di masse gestite, divenendo il punto di riferimento nel wealth management e nella protezione patrimoniale in Italia.

La forte crescita ha garantito le performance a Piazza Affari per il titolo, complice anche una strategia trasparente orientata all’innovazione allo sviluppo sostenibile, con portafogli per i clienti che rispettino laresponsabilità sociale e ambientale.

Lasciando la finanza e passando al pharma si segnala poi la corsa di Recordati che guida il gruppo delle blue chips con le migliori performance di lungo corso: in 10 anni il suo valore è cresciuto di oltre 10 volte.

Ampio il consensus degli analisti: il 60% di loro consigliano di comprare il titolo e il 40% di mantenerlo. La società è una multinazionale fondata nel 1926: sviluppa, produce e commercia prodotti farmaceutici e chimici.  

Quotata dal 1984 a Milano, anch’essa è un’azienda che, storicamente, ha un grande tradizione familiare: oggi, dopo la morte di Giovanni Recordati, è guidata dai fratelli Alberto, attuale presidente del gruppo, e dal più giovane Andrea, vicepresidente e amministratore delegato. Andrea, dopo gli studi in Inghilterra, entra in azienda nel 1998 e scala tutta la catena di comando fino al 2016 quando viene nominato amministratore delegato.

Poi c’è il caso Amplifon, che a Piazza Affari gioca su due fronti: fa parte, infatti, sia del listino delle blue chip, sia di quello dei titoli ad alti requisiti. Il che produce un risultato eccezionale in termini di performance con un +826% in 10 anni. Anche nel 2019 le cose continuano ad andare bene con un progresso del 54% che ha proiettato il titolo su nuovi massimi storici.

Dopo l’ottima guida del manager Franco Moscetti, dal 2015 al timone del gruppo c’è Enrico Vita, classe 1969, una laurea in Ingegneria Meccanica e soprattutto una lunga carriera in Indesit Company, dove ha ricoperto, nel corso degli anni, ruoli di crescente responsabilità sia in Italia che all'estero.
 

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