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Diamanti, un mercato stretto tra dazi e pietre da laboratorio

De Beers e Alrosa hanno perso rispettivamente il 44% e il 51% di ricavi dalle gemme grezze. In affanno anche le pietre tagliate, inseguite dal settore in crescita delle artificiali

Diamanti, un mercato stretto tra dazi e pietre da laboratorio

Sarà colpa dei dazi statunitensi sulla Cina, tra i principali mercati mondiali, oppure della crescita costante delle gemme da laboratorio, sta di fatto che il settore dei diamanti è in piena crisi. Ne scrive oggi il Sole 24 Ore ma la notizia è rimbalzata rapidamente su molti siti di informazione, dopo che il Financial Times ha pubblicato l'esito dell’ultima vendita di diamanti grezzi De Beers, la società londinese che con la russa Alrosa si spartisce il 51% del mercato mondiale.

L'asta si è conclusa con un ricavo in perdita del 44% rispetto alla precedente avvenuta 12 mesi fa. Soltanto 280 milioni di dollari, ecco quanto ha reso l'ultima vendita, stando ai dati forniti dalla controllante di De Beers, AngloAmerican, che ha visto scendere il proprio bilancio previsionale 2019 del 26% attestandosi sui 2,9 miliardi. 

Bruce Cleaver (in foto), ceo di De Beers, ha spiegato sul quotidiano finanziario britannico che l'azienda, per fronteggiare la forte flessione delle forniture offerte, ha permesso ai compratori di rifiutare fino alla metà delle pietre meno pregiate (quelle sotto i tre quarti di carato).

Inoltre, riporta il Sole, sarebbe stato concesso anche il riacquisto del 20% delle gemme. Un fatto più unico che raro per un colosso come De Beers, che ha dovuto piegarsi fino ad offrire uno sconto del 10% sui diamanti più piccoli. La contrazione delle forniture è dovuta all'eccesso di scorte accumulato dai tagliatori indiani che sono corsi ai ripari riducendo gli acquisti per ben 2 miliardi.  

Non se la passa meglio la parastatale Alrosa che con il suo ceo, Sergei Ivanov, spiega al Financial Times che i dazi imposti a Pechino hanno costretto l'azienda russa a rivedere la previsione dell'incremento del 2-3% di vendite. Il colosso con sede nella città di Mirnyj ha visto crollare le vendite dei sui diamanti grezzi del 51% pari a 164 milioni di dollari. 

Eppure è proprio dalla Cina che arrivano segnali positivi anche se tenui. Il sito di settore metallari.com scrive che "il più grande gioielliere del paese, Chow Tai Fook (in foto), ha aperto 549 nuovi negozi le scorso anno, il più grande numero di negozi mai aperti nella storia dell’azienda che conta complessivamente 3.134 punti vendita".

Il portale online dedicato alle pietre preziose sintetizza la crisi in corso con i seguenti dati: "Le vendite di diamanti grezzi di De Beers sono diminuite del 17% da inizio anno a giugno, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso".

E ancora: "Le vendite di Alrosa sono diminuite del 33%. Secondo lo Zimnisky Global Rough Diamond Price Index, i diamanti grezzi sono in calo del 2,3% da inizio anno, ai minimi delle ultime 52 settimane". Su De Beers, metallari.com aggiunge: la società "ha annunciato la riduzione della produzione di diamanti nel 2019 a circa 31 milioni di carati, rispetto ai 31-33 milioni dell’anno scorso". 

Il forte calo riguarda sia al comparto delle pietre grezze ma anche a quello dei diamanti tagliati e pronti alla vendita al consumatore finale, che sta soffrendo la fortissima concorrenza delle pietre artificiali. Con un prezzo finale dimezzato e un'origine decisamente più etica di quella delle pietre naturali, i diamanti da laboratorio stanno conquistando sempre più spazio. Tanto che De Beers si prepara ad entrare nel settore e annuncia che, con i suoi centri di produzione in Oregon, sarà capace di offrire un prezzo di 800 euro al carato rispetto ai 4mila su cui viaggia oggi il mercato. 

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