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Trump ha bisogno di un accordo con Xi Jinping

"Se si osserva il modello di probabilità di recessione elaborato dalla Federal Reserve, si nota che gli investitori sono inclini a ritenerla probabile entro l'anno prossimo 2020". L'analisi di Alberto Conca

Trump ha bisogno di un accordo con Xi Jinping

"Se il presidente Trump punta alla rielezione nel 2020, dovrebbe affrettarsi a stringere un’intesa con la Cina, per scongiurare che un accordo possa rivelarsi tardivo. Questo anche alla luce della strategia di Pechino che, improntata a negoziazioni compassate, sembra al momento in vantaggio su Washington”. L'analisi di Alberto Conca, responsabile degli investimenti di Zest Asset Management.

La guerra commerciale tra Washington e Pechino comincia a far sentire i suoi effetti negativi sia sui dati macro economici e sia sulle aspettative

Se si osserva il modello di probabilità di recessione elaborato dalla Federal Reserve di New York sembra esserci la conferma del fatto che adesso gli investitori sono inclini a pensare più probabile una recessione nel 2020 e, di conseguenza, puntano a scontare in modo più aggressivo l’attuale livello degli utili.

D’altra parte, gli effetti della guerra commerciale tra Washington e Pechino, avviata da Trump oltre un anno fa, comincia a far sentire i suoi effetti negativi sia sui dati macro economici e sia sulle aspettative, cioè sulla disponibilità delle società a investire e la pressione sui margini aziendali.

È ancora probabile un accordo prima della fine dell’anno e, se così fosse, il mercato azionario risulterebbe l’asset class con le migliori opportunità. Tuttavia, l’esposizione all’azionario andrà implementata con cautela e in modo graduale nei mesi di settembre e ottobre, che dovrebbero offrire buone opportunità.

Dall’analisi dei titoli di Stato dei paesi core della zona euro spiccano quelli del governativo austriaco a 100 anni, con scadenza 2117, che offre attualmente un rendimento dello 0,62% lordo annuo. Se questo titolo di stato fosse un’azione, il suo rapporto prezzo / utili (p/e) sarebbe pari a 161,3: più del doppio di quello di Amazon (74,6) e 1,8 volte il p/e di Netflix (90,2).

Certo non si possono definire interessanti i titoli Amazon e Netflix in base a queste valutazioni, ma nel loro caso si può almeno puntare sulla crescita prospettica. Negli ultimi 5 anni, Amazon ha registrato una crescita del fatturato del 27,2% all’anno e Netflix del 30,1%.

Ragionando al contrario, se l’Austria fosse una società, vediamo che la sua popolazione è cresciuta di uno 0,55% annuo dal 2000 ed è prevista in calo del -0,05% all’anno fino al 2090, quindi chi punta sull’Austria non potrà contare né sulla crescita della popolazione né su quella della produttività, cioè sui due dei motori di crescita di lungo termine del Pil. Non solo: un investitore nel governativo di Vienna vedrà messa in discussione la possibilità di preservare il potere d’acquisto nel medio lungo termine, soprattutto se le principali banche centrali dovessero centrare il loro obiettivo di almeno il 2% di inflazione”.

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